Equo compenso, approvata legge per equità retributiva tra i giornalisti

L’equo compenso è legge. La Commissione Cultura della Camera ha approvato il testo “Equo compenso nel settore giornalistico” che promuove l’equità retributiva tra i giornalisti, riconoscendo ai free lance e ai collaboratori autonomi il diritto ad essere retribuiti degnamente. La battaglia è stata lunga (se ne parla dal 2010) e non riguarda soltanto la categoria dei giornalisti (una parte di questa categoria, evidentemente), ma coinvolge diversi principi: tocca il campo dei diritti del lavoro e quello della libertà di informazione che è strettamente connessa ad un’informazione di qualità, fatta da addetti ai lavori “che del proprio lavoro vorrebbero vivere”.

Ed è anche una battaglia contro quegli editori che spesso hanno sfruttato la precarietà della professione per sottopagare i servizi d’informazione, in barba a qualsiasi principio di etica professionale. C’è voluta una legge per mettere alcuni paletti, dettando principi e condizioni di garanzia.

Una “legge che non risolve tutto”, ma almeno “nessuna azienda potrà più permettersi di ignorare che un freelance o giornalista collaboratore chiamato a fornirgli servizi d’informazione (oggi spesso pagato entro i 5 cinque euro ad articolo) sia un lavoratore che dev’essere pagato il giusto e immediatamente”. E’ quanto sottolinea Franco Siddì, segretario della Federazione Nazionale Stampa Italiana: “Non si potrà più dire che si tratta di “imprenditori di loro stessi” per attuare volgari forme di sfruttamento”.

Siddì ricorda che la FNSI “da almeno 15 anni aveva aperto questo capitolo avanzando alla Fieg – la Federazione Editori Giornali – proposte di istanze anche in sede contrattuale. Ma la gran parte degli editori ha negato persino gli accordi minimi sui tempi di pagamento e ha preferito il contenzioso, sapendo di essere soggetto forte rispetto a soggetti deboli costretti a trattare da isolati con il timore di perdere opportunità successiva, illusoria perché poi negata. L’iniziativa sindacale ha di recente prodotto un primo cambio di passo con l’intesa Fieg-Fnsi per l’insediamento di una commissione bilaterale sul lavoro autonomo giornalistico”.

“La legge è ora una spinta per dare efficacia a questo lavoro anche in vista del rinnovo contrattuale di categoria, nella consapevolezza che la dignitosa ed equilibrata considerazione del lavoro giornalistico in tutte le forme (dipendente, autonomo) sia condizione di crescita e sviluppo, nonché di concorrenza editoriale corretta”.  

“Come abbiamo più volte ribadito, si tratta solo di un primo passo, –  ha detto Paolo Butturini, segretario dell’Associazione stampa romana –  nostro compito sarà di vigilare sulle deliberazioni della Commissione preposta e sulla applicazione della legge stessa. Bisogna inoltre intensificare ed estendere l’iniziativa sindacale perché nel prossimo contratto ci siano regole a tutela dei colleghi collaboratori autonomi”.

Il sottosegretario all’Editoria, Paolo Peluffo, esprime “viva soddisfazione per l’approvazione di una legge attesa da tempo, quella sull’equo compenso, con cui si è fatto un passo verso quel bisogno di equità che attraversa un settore dove si sono diffuse pratiche di precariato sottopagato”. “Tutti i gruppi in Parlamento si sono battuti con convinzione per varare un testo di legge condiviso ed equilibrato, grazie al quale si punti ad avere una proporzione tra la remunerazione e la quantità e qualità del lavoro non subordinato svolto dai collaboratori di giornali, agenzie, quotidiani telematici, emittenti radiotelevisive”.

“La legge – spiega Peluffo – istituisce una commissione presso il Dipartimento Editoria della presidenza del Consiglio che dovrà definire l’equo compenso e redigere un elenco dei media che garantiranno il rispetto questa equità. Mi auguro quindi che tutti, sindacati dei giornalisti, datori di lavoro, ministeri interessati, l’Inpgi, l’Ordine dei giornalisti collaborino per cercare assieme soluzioni equilibrate che rispondano all’obiettivo posto dalla legge. Legge che rappresenta una novità importante non solo nel nostro Paese ma nello scenario europeo perché sancisce il valore economico e sociale dei lavoratori della conoscenza, in un momento di totale trasformazione dell’editoria verso il digitale”

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