TopNews. Peers Say No, nella newsletter di settembre le ultime sul copyright online

Copyright online, tutela del diritto d’autore e web: come è andata a finire? A questa domanda risponde la newsletter di settembre di Peers che questo mese si occupa della riforma del copyright e delle sue possibili conseguenze, dopo il via libera del Parlamento europeo che il 12 settembre ha approvato la proposta di direttiva sulla riforma del diritto d’autore online, precedentemente rimandata e diventata campo di battaglia di schieramenti contrapposti che da un lato chiedevano la giusta remunerazione per il lavoro intellettuale pubblicato dalle grandi piattaforme, e dall’altra temevano il rischio di una censura preventiva.

Le principali novità della riforma, le prospettive che si aprono – vittoria della censura o giusto riconoscimento del lavoro intellettuale e penalizzazione fiscale per le grandi multinazionali del web come Google? – e le polarizzazioni delle posizioni in campo fra favorevoli e contrari sono dunque i principali contenuti del quinto numero della newsletter, parte del progetto “Peers Say No” guidato da Adiconsum in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Via Micheli (Roma), Consumedia, editore dell’Agenzia di informazione Help Consumatori, e il portale Skuola.net.

L’art. 11 della riforma approvata dal Parlamento europeo stabilisce che i servizi Internet (piattaforme online, siti web, social, forum) paghino un compenso agli editori quando vengono utilizzati articoli, ad esempio come fa Google News. II sostenitori evidenziano i profitti enormi fatti dai grandi del web e la necessità di remunerare il lavoro intellettuale online, gli avversari denunciano il rischio di effetti perversi e censori. Si legge nell’editoriale di Antonio Longo, direttore di Help Consumatori:  “Ogni grande cambiamento genera paure e fa vittime. Nei prossimi anni potremo vedere chi ha avuto ragione e chi torto. Ma intanto dobbiamo aspettare e vedere se davvero la riforma entrerà in vigore, perché anche tra i governi le posizioni sono molto diverse. E alla fine la legislazione nazionale potrebbe lasciare tutto immutato”.

La newsletter chiarisce poi alcuni concetti di base e i termini usati dalla riforma, come le previsione per i giganti del web di adottare “upload filter” che blocchino i contenuti coperti da copyright. “Le principali piattaforme di hosting dovranno verificare che il contenuto caricato, per esempio un video o un’immagine, abbia una regolare licenza; in caso contrario, non può essere caricato. Da tale obbligo è esclusa Wikipedia, in quanto enciclopedia online, così come piattaforme open source o, più in generale, senza scopo di lucro”. I meme e le parodie tanto care agli internauti e ai frequentatori dei social per ora sono salvi.

Sulla riforma le posizioni in campo sono state molto polarizzate fra rivendicazioni di libertà e denuncia di censura, fra chi ha espresso favore per una regolamentazione che tutela il diritto d’autore e la produzione informativa e giornalistica online e chi invece ha paventato rischi di censura preventiva legata ai meccanismi di filtraggio dei contenuti caricati dagli utenti. La newsletter presenta dunque una selezione dei commenti più significativi da parte di istituzioni, editori e stampa.

 

Notizia pubblicata il 01/10/2018 ore 17.14

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