CEC lancia allerta su email con false richieste di pagamento

La richiesta di pagamento arriva via spam, con ondate di email che chiedono pagamenti per prodotti mai acquistati ma che sono molto dettagliate e rischiano di trarre in inganno i consumatori: la denuncia arriva dal Centro Europeo Consumatori (CEC) di Bolzano, che rivela di aver ricevuto, negli ultimi giorni, diverse segnalazioni riguardanti e-mail aventi ad oggetto richieste di pagamento per prodotti o servizi mai richiesti né ricevuti dai destinatari dell’avviso. Ogni email è differente: i mittenti sono diversi, non viene fatto riferimento al medesimo prodotto, le richieste di pagamento si riferiscono a somme non uguali tra loro e devono essere corrisposte su conti che variano a seconda del caso. In comune hanno invece la struttura e la sintassi, il fatto che nessuno dei consumatori avesse ordinato il prodotto o il servizio in questione e uno strano allegato in formato zip.

Le email in italiano sono abbastanza generiche, ma quelle in lingua tedesca sono piuttosto dettagliate: i destinatari vengono interpellati per nome e nell’email si legge che il consumatore non ha pagato una fattura relativa ad un ordine effettuato presso un’azienda famosa; viene poi addotto che “non è stato possibile prelevare direttamente la somma dal conto corrente” e si prosegue informando che “i dettagli dell’ordine e del conto su cui effettuare il pagamento sono visionabili nell’allegato”. In questo modo il consumatore viene invitato ad aprire il file nel quale appare la fattura dell’ordine comprese le spese di spedizione, gli oneri sostenuti dall’azienda a causa del mancato pagamento e naturalmente i costi riguardanti le spese legali. La email si conclude con un’intimidazione: “nel caso Lei ignori questo avviso, saremo costretti ad intraprendere vie legali agendo in giudizio contro di Lei”.

I consumatori che si sono rivolti al CEC si sono accorti della natura truffaldina dell’email e spesso anche gli antivirus dei loro computer hanno riconosciuto il pericolo impedendo l’apertura dell’allegato. L’associazione ribadisce dunque di prestare attenzione specialmente ai link: questi infatti possono dirottare gli utenti su siti-truffa in grado di installare sull’apparecchio usato programmi capaci di danneggiarlo o di arrivare ai dati sensibili del proprietario (tra cui ad esempio i dati del conto bancario o quelli della carta di credito).

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