Diritto d’autore su internet, Calabrò: coniugare i duplici interessi in gioco

“Non abbiamo intrapreso improvvidamente una strada che porta al precipizio”. Con queste parole si è conclusa l’audizione del presidente dell’Agcom Corrado Calabrò al Senato sulla delibera in materia di copyright su Internet.

 “Internet è un fenomenale motore di crescita sociale ed economica. La velocità di circolazione delle idee e delle informazioni è alla base di una società aperta fondata sulle comunicazioni digitali. Ma il fenomeno della pirateria rischia di danneggiare gravemente il settore delle attività creative e quello delle tecnologie della comunicazione proprio nel momento in cui il digitale offre nuove potenzialità Lo riconoscono esplicitamente i Commissari Kroes e Barnier che, individuando nella tutela del copyright una priorità comunitaria nell’era digitale e operando un giusto bilanciamento fra diffusione della conoscenza e tutela della proprietà intellettuale, ritengono indispensabile porre un argine a tutti quei siti che violano massicciamente il copyright producendo grossi guadagni a scapito dei titolari del diritto d’autore” ha spiegato Calabrò che nel corso dell’audizione ha dato conto dell’esito della consultazione pubblica e del confronto con la Commissione europea.

“L’iniziativa regolamentare sottoposta al vaglio degli stakholder ha inteso proporre un modello di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica in grado di coniugare i duplici interessi in gioco, entrambi riconosciuti come principi fondamentali del sistema: quello ad una rete libera e aperta e quello alla protezione della proprietà intellettuale. Nell’ottica di pervenire ad un equilibrato bilanciamento, il testo messo in consultazione riflette uno schema strutturato secondo un insieme di linee di intervento che toccano tutte le corde del sistema: dalla promozione dell’offerta legale di contenuti digitali a un misurato enforcement del diritto d’autore” ha detto il Presidente definendo le posizioni dei soggetti intervenuti nelle consultazioni “ben delineate”: “Per quanto attiene alla promozione, le associazioni dei consumatori, le associazioni di categoria dei videonoleggiatori ed i fornitori di servizi di media audiovisivi apprezzano le proposte dell’Autorità volte alla diffusione di contenuti legali online, alla riduzione delle finestre di distribuzione e all’opportunità di ricorrere a licenze collettive estese. Molto più cauti, su questo filone, si sono dimostrati i titolari dei diritti, i quali sottolineano come non sia percorribile un modello d’imposizione che preveda vincoli o limiti all’autonomia contrattuale”

 Sugli Internet Service provider, Calabrò ha sottolineato che “lo schema di regolamento Agcom non richiede agli ISP alcuna verifica preventiva, nessun filtraggio, come ribadiscono recenti sentenze22; gli ISP continuano a rimanere non editori, ma, una volta accertata a seguito di un procedimento una violazione delle norme in materia di tutela del diritto d’autore, ad essi può essere chiesto di non trasportare più quei contenuti. L’ordine può essere impartito tanto dal giudice quanto dall’AGCOM. Una volta reso edotto dell’illiceità dei contenuti trasportati, la mancata rimozione ex post da parte del provider determina una responsabilità nella contraffazione dei diritti di proprietà intellettuale, e, come tale, sanzionabile. La responsabilità dovrà peraltro essere ripartita fra i diversi soggetti in ragione del grado di consapevolezza e volontarietà della condotta posta in essere”.

Secondo Confindustria Cultura quello dell’Agcom è “un continuo temporeggiare” facendo riferimento alla sollecitazione del presidente Calabrò al Governo perché intervenga sulla questione : “Stiamo attendendo da tempo infinito l’adozione di questo pacchetto regolamentare che ha ricadute importanti, anzi fondamentali, per la cultura e i contenuti culturali italiani in rete – ha detto Marco Polillo, presidente di Confindustria Cultura – e per la sopravvivenza dell’industria culturale del nostro Paese. Il tema è stato sollevato da Agcom e oggi, dopo infiniti lavori, studi, documenti, audizioni e quant’altro, ci troviamo a fare i conti con un presidente che nonostante affermi che “l’argomento incombe” demanda la soluzione al Parlamento, all’Unione Europea, persino all’ONU. Lo poteva dire sin da subito che non voleva occuparsene, evitando così di buttare via due anni di lavoro”.

Di tenore opposto le considerazioni di Agorà Digitale che fa sapere che “in Rete è ripartita la mobilitazione dei cittadini contro il regolamento censura sul diritto d’autore”. Agorà Digitale insieme ad Avaaz, la più grande organizzazione internazionale per l’attivismo in Rete con 13 milioni di membri nel mondo, ha consegnato “oltre 53.000 messaggi arrivati in poco più di 48 ore e rivolti ai membri della commissioni Cultura e Industria del Senato e ai maggiori leader di partito per chiedere che all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non sia affidato il potere discrezionale di rimuovere contenuti sospettati di violare il diritto d’autore”, spiega Agorà Digitale aggiungendo che “il presidente dell’Autorità non ha voluto rispondere alle domande che gli venivano poste”. “Allo stesso tempo – aggiunge l’associazione – è stato consegnato un documento con tutte le posizioni contrarie al regolamento di Agcom, incluse le numerose critiche della Commissione Europea. Durante l’audizione – spiega Agorà Digitale – diversi senatori hanno ricordato la mobilitazione di Agorà Digitale e Avaaz e hanno contestato Calabrò per non aver presentato un vero e proprio testo in commissione, ma solo degli indirizzi generali, lasciando quindi il Parlamento all’oscuro dei dettagli del provvedimento. Se alla fine davvero Calabrò non ci ripenserà, si tratterà di una decisione molto grave, verso il Parlamento, le istituzioni internazionali e i diritti fondamentali dei cittadini”.

 

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