Premio Dona 2011, siamo “intrappolati nella rete”?

Internet ha cambiato gli stili di vita, il modo di pensare, le relazioni tra le persone, le modalità con cui ci si informa, ci si diverte e si consuma. Insomma è la rivoluzione dell'”Homo Interneticus”, per dirla con le parole di Lee Siegel, che ha soppiantato quella dell'”Homo Videns”, per riprendere quelle di Giovanni Sartori che, soltanto 10 anni fa, aveva parlato di mutazione genetica dovuta alla diffusione del video che aveva esaltato il primato dell’immagine rispetto agli altri strumenti di comunicazione. Oggi questo sembra preistoria: siamo nell’era del web 2.0 e ci prepariamo al 3.0 dove in Internet ci saranno anche gli oggetti e i cosiddetti dati semantici.

La verità è che siamo ormai “intrappolati nella rete” e “neanche McLuhan avrebbe potuto prevedere un banchetto così abbondante come quello che Internet ha preparato per noi”. E’ quanto ha detto Massimiliano Dona, Segretario Generale dell’Unione Nazionale Consumatori, aprendo la quinta edizione del Premio “Vincenzo Dona, voce dei consumatori”, organizzato dall’UNC, che si è tenuta oggi a Roma, presso il Centro Congressi Montecitorio Eventi.

Il tema centrale della giornata è stato proprio Internet, il totem del mondo moderno. Al di là dei dati che sono stratosferici (oltre 38,7 milioni di persone sono connesse ad Internet), nessuno di noi può più prescindere da Internet: anche i social network, ad esempio, riescono quasi ad obbligare i più scettici ad averci a che fare, per non essere tagliati fuori da una serie di attività. Durante la tavola rotonda cui hanno preso parte diverse personalità del mondo accademico, bancario, istituzionale e aziendale, sono emerse interessanti riflessioni.

La premessa è stata l’evidente potenza di Internet e la serie di possibilità e di insidie che ha spalancato di fronte al consumatore che oggi può essere paragonato un po’ al consumatore che vedeva per la prima volta un’automobile: si ha un certo timore reverenziale verso la novità e non si osa metterla in discussione. Questo stato d’animo porta ad un’accettazione acritica del fenomeno. Infatti quando sono state messe sul mercato le prime automobili, si sono verificati tantissimi incidenti a causa della loro insicurezza, ma nessuno protestava.

“E’ buffo ad esempio – ha detto Massimiliano Dona – che in italiano la parola Internet sia scritta con la lettera maiuscola e senza articolo davanti. Come a dire che, anche dal punto di vista linguistico, si trova in una sorta di limbo. Dobbiamo liberarci da questo timore che la stessa parola ci incute. E dobbiamo raccogliere una sfida: quella di restare umani anche nell’era digitale”. Dona ha elencato tutta una serie di atteggiamenti e stati d’animo che caratterizzano il consumatore online: propensione all’acquisto compulsivo, ansia di possesso, determinata dal fatto che l’acquisto diventa un’esperienza totalizzante, assimilabile quasi a quella del gioco. E-bay è proprio l’esempio evidente di come l’atto d’acquisto sia diventato divorante ed abbia cancellato definitivamente il piacere dello shopping.

E c’è anche un altro aspetto: “La comodità sembra essere diventata un valore assoluto e spesso viene scambiata per felicità. Ma bisogna stare attenti a questo perché nel villaggio globale dell’omologazione il rischio è quello di vedersi riflessi nello schermo”. Una delle necessità di cui si è parlato è quella di dotarsi di un buon riconoscitore di “boiate”, cioè di tutta la spazzatura di cui il web è pieno. Ma questo si ottiene soltanto con un profondo processo di “capacizzazione della rete”, che si basi su una nuova educazione e sensibilizzazione.

Quello che il Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, Francesco Pizzetti, ha chiamato “consenso informato”. “In rete c’è un’enorme area di opacità: gli utenti non sanno quello che viene fatto con i propri dati e le aziende non sono disponibili a dare le informazioni – ha detto Pizzetti – Ma la catena di trasmissione delle informazioni diventa sempre più lunga ed anche i motori di ricerca non sanno più dove conservano i dati. Il problema è che tutto questo può sfuggirci di mano perché i rischi che si corrono sono indefiniti e nessuno sa dove si può arrivare”.

Durante la tavola rotonda c’è stato un botta e risposta tra Pizzetti e Marilù Capparelli, Direttore affari legali di Google Italy: oggetto del contendere è stato l’indirizzo IP. Secondo Google non si tratta di un dato personale, quindi può essere conservato dai motori di ricerca che lo utilizzano per fornire i dati giusti alla persona che fa la ricerca. Il Garante Privacy ha, invece, precisato che in tutto il mondo l’indirizzo IP è considerato un dato personale e Google può conservarlo soltanto per 6 mesi.

Umberto Rapetto, Comandante del GAT Nucleo Speciale Frodi Telematiche della Guardia di Finanza, ha spiegato che “la consapevolezza dei rischi cui si va incontro navigando in Internet, purtroppo, è oggi ancora limitata. Il consumatore del terzo millennio, quello che non esita a far spesa sul Web, sta solo poco alla volta maturando la coscienza necessaria: se la sensazione di paura della rete è molto diffusa, non altrettanto capillare è l’adozione di contromisure o semplicemente di comportamenti un po’ più attenti. L’azione di tutela e di sensibilizzazione hanno quindi una funzione sociale determinante e non è certo demonizzando Internet che si riuscirà a padroneggiarlo. Internet non ha colpa di nulla, perché le malefatte sono imputabili a chi le compie e non al contesto: gli incidenti stradali sono da addebitarsi alle strade oppure a chi non le manutiene o a chi guida in modo spericolato? Se ci si accorge che Internet è un’opportunità da spendere bene, la distanza fra sostenitori e demonizzatori sarà facilmente riducibile”.

Infine, si è parlato dei farmaci online: in Italia oggi la vendita di farmaci online è ancora illegale, ma nonostante questo il traffico di farmaci online è elevato. Ad esempio, se si cerca in rete il viagra, si ottengono ben 200 milioni di risultati, mentre cercando Coca Cola se ne ottengono 160 milioni.

di Antonella Giordano

 

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