CNCU-Regioni, mercato digitale: quali sono le nuove frontiere per i Consumatori?

Europa, mercato, impresa: tre aspetti fondamentali della nostra economia, uniti da un fil rouge, ovvero lo sviluppo del digitale. Qual è il punto di vista dei consumatori? Dopo una mattinata tutta incentrata sulla contraffazione e sulla difesa del Made In, il pomeriggio dellla prima giornata della sessione programmatica del CNCU-Regioni, in corso a Venezia, ha per oggetto il mercato digitale e le nuove frontiere per i consumatori.

“Un titolo che mi è venuto in mente è: il diritto alla rete e la rete dei diritti” ha esordito Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino, nel suo intervento. “Internet ovviamente deve essere garantito a tutti, ma ancora oggi, partendo dall’Italia, molti cittadini ancora non hanno accesso alla rete. Siamo tra i paesi d’Europa con meno accessi ad Internet, ci sono intere zone del nostro territorio che sono completamente escluse dalla possibilità di accesso al web. Inoltre molti servizi, a cominciare dalla Pubblica amministrazione, non utilizzano la rete per dialogare con i cittadini. Infatti in Europa si insiste affinché Internet venga compreso tra i servizi universali da garantire ai cittadini. Ovviamente bisogna partire dalle infrastrutture, con investimenti importanti per la banda larga. Ma l’Italia su questo è un po’ indietro: da anni c’è una cifra ballerina da destinare all’accesso alla rete. Sembra che il Governo Renzi sia deciso finalmente ad attuare una strategia concertata sull’Internet veloce, ma staremo a vedere”. C’è poi l’aspetto dei diritti: dall’America ci si sta interrogando su quali debbano essere i diritti fondamentali dei cittadini di fronte al grande potere della rete e dei suoi Big, Google in primis. “La Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha ribadito che i diritti di privacy e protezione dei dati devono prevalere sulle libertà della rete. C’è l’esigenza di rivedere le regole di Internet in direzione di una nuova Costituzione”.

“Due settimane fa sono stato a Bruxelles in una sessione tematica dedicata alle richieste dei consumatori per favorire un mercao digitale europeo. Dobbiamo prendere atto del fatto che oggi un mercato digitale europeo ancora non esiste e che i siti di e-commerce si sviluppano in autonomia, senza un’armonizzazione né un coordinamento – ha dichiarato Giovanni Ferrari, Presidente della Casa del Consumatore – Infatti alcuni siti presentano i prezzi con il punto, altri con la virgola. Anche i Big della rete hanno diverse versioni del loro sito, in base al Paese cui si rivolgono. Si sta facendo strada l’accesso ai vari siti di e-commerce attraverso Facebook. Questo comporta la cessione di un gran numero di dati personali e spesso non ce ne rendiamo conto. C’è poi ancora un problema di sicurezza dei pagamenti, che ancora non è del tutto risolto. C’è poi un mercato dei commenti: persone sotto pagate che devono caricare commenti su determinati siti. Questa è diventata una professione, legata allo sviluppo commerciale di un sito. Il problema è che questi commenti sono falsi. Ci sono diversi modi per arginare questo: si impone ad esempio la registrazione al sito oppure l’obbligo di parlare delle caratteristiche del prodotto o del servizio. Però la tecnologia ha enormi potenzialità: grazie alla tecnologia si è arrivati a superare diversi supporti, come i CD che comunque venivano taroccati, e altri ostacoli di varia natura”.

“Non c’è dubbio che gli scenari sono cambiati e non possiamo più usare le categorie del passato – ha affermato Massimiliano Dona, Segretario Generale dell’Unione Nazionale Consumatori – Ci aspetta un’epoca di cambiamento soprattutto perché è il consumatore stesso ad essere cambiato: acquirente e venditore tendono a confondersi e ciascuno di noi nel suo quotidiano può trovarsi coinvolto in questo meccanismo. Oggi parliamo già di info-commerce o couch-commerce per indicare il fatto che cerchiamo informazioni sul nostro acquisto comodamente dal divano. Mentre prima ci fidavamo delle informazioni che ci dava il venditore oggi abbiamo le informazioni messe a disposizione da altri consumatori. Cambia anche l’offerta e addirittura possiamo acquistare qualcosa direttamente da un altro consumatore. E cambia anche la domanda che da consumatori ci trasforma in utilizzatori: perché comprarsi un trapano, se lo si deve usare una volta al mese. E allora lo prendo in prestito, gazie ai servizi di sharing. Io sono un fan del car sharing – ha aggiunto Dona – ma qualche giorno fa mi sono trovato diversi addebiti sul mio account per corse che non avevo effettuato. Allora chiedo su Twitter di avere dei chiarimenti e subito mi arriva una risposta in cui si ammette l’errore (addebitato a loro), si spega la causa e si prospetta subito la soluzione, con tanto di scuse. Ma oltre al normale risarcimento mi si offre un servizio gratuito. Questo cosa vuol dire? Che su Internet non possiamo più sbagliare”.

@Anto_Gior

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