TopNews. Media digitali, Censis: su i social network, giù la lettura

Nei media digitali “uno vale un divo”. Quindi siamo tutti divi. Anzi, non lo è più nessuno. La fine dello star system è la chiave di volta con cui il Censis analizza la comunicazione nell’era dei media digitali, quella per cui gli italiani sono sempre più un popolo di navigatori ma non di lettori, con una spesa che va su per gli smartphone (addirittura (+221,6% in dieci anni) mentre scende per libri e giornali. Tv e radio si spostano sul web e gli utenti dei social network aumentano e arrivano al 72,5% della popolazione.

Nell’era biomediatica uno vale un divo. Uno degli effetti della disintermediazione digitale è la fine dello star system tradizionale”, dice il Censis presentando oggi il Rapporto sulla comunicazione. “La metà degli italiani (il 49,5%) è convinta che oggi chiunque possa diventare famoso (tra i giovani under 30 la percentuale sale al 56,1%). Un terzo (il 30,2%) ritiene che la popolarità sui social network sia fondamentale per essere una celebrità (la pensa così il 42,4% dei giovani). Mentre un quarto (il 24,6%) sostiene che semplicemente il divismo non esiste più. E comunque appena un italiano su 10 prende a modello i divi come miti a cui ispirarsi (il 9,9%)”.

Il Rapporto evidenzia che in dieci anni è triplicata la spesa per gli smartphone. Mentre i consumi delle famiglie non sono ancora tornati ai livelli pre-crisi, la spesa per gli smartphone segna un boom del 221,6% nel decennio per un valore di quasi 6,2 miliardi di euro nell’ultimo anno. La spesa per i computer è aumentata del 54,7%, i servizi di telefonia si sono riassestati in basso per effetto di un riequilibrio tariffario (-10,4% nel periodo 2007-2017, per un valore però di quasi 17,5 miliardi di euro nell’ultimo anno) e la spesa per libri e giornali ha subito un crollo (-38,8% nel decennio). Complessivamente, nel 2017 la spesa per cellulari, servizi di telefonia e traffico dati ha raggiunto i 23,7 miliardi di euro.

Nei consumi mediatici c’è una forte frattura generazionale: sono i più giovani a muoversi bene nella comunicazione digitale e sono loro i più presenti sui social. Più del 70% dei giovani è iscritto a Facebook e usa YouTube, contro circa il 20% degli anziani. Più della metà dei giovani consulta i siti web di informazione, contro appena un quinto degli anziani. Più dell’86% dei giovani usa lo smartphone contro il 35% degli over 65.

Gli italiani che usano internet aumentano dal 75,2% al 78,4% (+3,2% rispetto allo scorso anno e +33,1% dal 2007). Quelli che utilizzano gli smartphone salgono dal 69,6% al 73,8% (+4,2% nell’ultimo anno, mentre ancora nel 2009 li usava solo il 15% della popolazione). Gli utenti dei social network crescono ancora e passano dal 67,3% al 72,5% della popolazione. Aumentano gli utenti di WhatsApp: sono il 67,5% degli italiani, l’81,6% degli under 30. Più della metà della popolazione usa i due social network più popolari: Facebook (56%) e YouTube (51,8%). Notevole è il passo in avanti di Instagram, che arriva al 26,7% di utenza (e al 55,2% tra i giovani). Mentre Twitter scende al 12,3%.

Nella dieta mediatica degli italiani ci sono più radio e tv sul web. Continua infatti a crescere la televisione via internet (web tv e smart tv arrivano a una utenza del 30,1%) e aumenta anche la mobile tv che raccoglie il 25,9%  di spettatori. La radio si conferma particolarmente all’avanguardia nel sapersi ibridare con altri mezzi: aumenta l’ascolto delle trasmissioni radiofoniche via internet sul pc (lo fa il 17% degli italiani) e via smartphone (20,7% degli utenti).

Il 47% degli italiani considera nel complesso positivo l’uso dei social network in politica. Sulla comunicazione politica via social i connazionali si dividono quasi a metà fra detrattori e fautori, fra chi parla di slogan, semplificazioni e gossip e chi invece ritiene i social un canale per parlare direttamente con i cittadini. Nel dettaglio, spiega il Censis, il 16,8% ritiene che i social network svolgono una funzione preziosa, perché così i politici possono parlare direttamente ai cittadini. Il 30,3% pensa che siano utili, perché in questo modo i cittadini possono dire la loro rivolgendosi direttamente ai politici. Invece, il 23,7% crede che siano inutili, perché le notizie importanti si trovano sui giornali e in tv, il resto è gossip. Infine, il 29,2% è convinto che siano dannosi, perché favoriscono il populismo attraverso le semplificazioni, gli slogan e gli insulti rivolti agli avversari.

Attenzione però, perché siamo un popolo di navigatori ma non di lettori. Nel 2007 i quotidiani erano letti dal 67% degli italiani mentre sono ridotti al 37,4% nel 2018 (anche se nell’ultimo anno registrano un +1,6% di utenza). I giornali online aumentano l’utenza dal 21,1% al 26,3%. Il 46,1% degli italiani consulta gli altri portali di informazione online. I lettori di libri, però, continuano a diminuire. Se nel 2007 il 59,4% degli italiani aveva letto almeno un libro nel corso dell’anno, nel 2018 il dato è sceso al 42% (-0,9% rispetto allo scorso anno). Né gli e-book (letti solo dall’8,5% degli italiani, -1,1% nell’ultimo anno) hanno compensato la riduzione.

 

Notizia pubblicata il 11/10/2018 ore 14.24

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