Osservatorio: frequenze tv, l’UE contesta la modalità di assegnazione

Sono diversi gli italiani che scelgono di sottoscrivere un abbonamento pay tv perché stanchi dell’offerta monotona e poco diversificata della tv in chiaro. Per evitare di pagare troppo salato questo servizio è però bene fermarsi un attimo per mettere le offerte pay tv più convenienti a confronto, così da individuare velocemente il pacchetto su misura per sé.

Nonostante questa sia la scelta di molti consumatori, non è giusto che non ci sia controllo sui contenuti della tv in chiaro. Proprio di questo si sono infatti occupate di recente le istituzioni a livello europeo. La Commissione UE ha infatti inviato all’Agcom i rilievi per migliorare la procedura di assegnazione delle frequenze tv del digitale terrestre. Le regole attuali, secondo l’Europa, favorirebbero troppo chi ha già molti canali, ovvero Rai e Mediaset (quest’ultima ne ha anche alcuni di pay tv), mettendo a rischio il pluralismo dell’offerta televisiva.

Le critiche sono contenute in una lettera, firmata congiuntamente dai servizi dei Commissari Ue alla Concorrenza, Joaquin Almunia, e alle Comunicazioni, Neelie Kroes. Tale lettera è stata recepita dall’Agcom (Autorità garante per le comunicazioni), che “può disapplicare le norme nazionali contrarie a quelle europee” e, se lo ritiene opportuno, riscrivere i criteri approvati lo scorso aprile dall’allora governo Berlusconi. Il testo (ex beauty contest) con il quale l’Esecutivo impegnava Mediaset e Rai ad “una chiara e sostanziale protezione dalla concorrenza” dovrà, quindi, essere modificato, sottoposto a consultazione pubblica e successivamente rinviato a Bruxelles per l’approvazione finale.

In particolare, come si legge nel testo inviato all’Agcom, sono nove i criteri per l’asta che risultano discordanti con quanto stabilito nell’accordo del 2009 tra il governo Berlusconi e la Commissione. Uno dei punti contestati in sede comunitaria riguarda l’asta di sei nuovi Multiplex (pacchetti di frequenze contenenti cinque canali digitali ciascuno) di tipo U (quelli con copertura su tutto il territorio nazionale e ottima qualità di trasmissione), che il Governo Monti ha deciso di assegnare agli operatori telefonici solo a partire dal 2017. Per quanto riguarda i Multiplex di qualità inferiore (tipo L), l’Esecutivo ha, invece, disposto che siano assegnati ai nuovi operatori, tra cui Sky.

Le principali conseguenze di questi provvedimenti sono il progressivo allontanamento, de facto, di Rai e Mediaset dalle nuove frequenze, e dall’altra parte l’annullamento dell’obbligo per Sky di trasmettere in chiaro sul digitale, elemento che probabilmente aprirà a nuovi canali targati Murdoch simili all’attuale offerta di Mediaset Premium.

Almunia e Kroes richiedono, inoltre, che venga rispettato il tetto di cinque pacchetti di frequenze digitali a operatore. Al momento, però, Mediaset ne possiede già quattro e, se parteciperà alla gara per il quinto, non potrà trasformare in canali digitali la tecnologia già acquisita per la tv sui cellulari (Dvb-H). In caso contrario, l’emittente andrà in contro ad una sanzione dell’Antitrust. Se, inoltre, Mediaset riuscirà ad aggiudicarsi l’asta per il quinto Multiplex, dovrà concedere a operatori indipendenti il 40% della sua capacità trasmissiva con un canone limitato ai costi effettivi. Di fronte a questo scenario, Mediaset potrebbe, dunque, essere indotta a non partecipare all’asta per paura d’incorrere in una sanzione.

Fra le richieste avanzate dalla Commissione UE anche la miglior ridefinizione dei canali, che andranno riservati ai nuovi entranti con licenza variabile da 15 a 20 anni. La Commissione invita, infine, a definire un valore minimo per la gara in modo tale da evitare che il prezzo sia tanto elevato da disincentivare la partecipazione di nuovi operatori, che hanno minori disponibilità economiche rispetto ai big player del mercato come Rai e Mediaset.

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