PODAI, Aduc denuncia banca dati all’Antitrust per pubblicità ingannevole

L’Aduc ha inviato una denuncia di pratica commerciale scorretta e ingannevole all’Antitrust relativa al “Portale ditte e aziende italiane – PODAI” (di proprietà della società portoghese United Directories Lda, reperibile al sito internet www.podai.biz). Si tratta di una banca dati che comunica, attraverso lettere indirizzate alle singole società, informazioni che traggono i destinatari in inganno.

A segnalare la cosa è stata proprio una legale dell’Associazione che ha ricevuto una lettera dalla società, in cui si chiede la verifica dei dati aziendali presenti sulla banca dati e si specifica che l’iscrizione alla banca dati è gratuita, come gratuita è la correzione di eventuali errori dei dati a loro disposizione. Si comunica inoltre la possibilità di un ulteriore servizio a pagamento, per la pubblicazione di informazioni pubblicitarie aggiuntive.

In allegato alla lettera c’è un modulo contenente tutti i dati del professionista/società, corretti ad eccezione del numero di telefono che anziché riportare il prefisso internazionale italiano +39 contiene il prefisso + 49. Dietro il modulo, ben nascoste e in caratteri poco visibili, ci sono le condizioni di contratto.

Il professionista è indotto, dal complesso delle informazioni ricevute a ritenere che:

  • sia già iscritto alla banca dati, che deve essere verificata;
  • la mancata restituzione della bozza comporta l’approvazione per la pubblicazione;
  • la modifica di errore è gratuita, mentre l’aggiunta di ulteriori dati è a pagamento.

E, soprattutto, è invogliato a non chiedere la cancellazione dei dati e poi a correggere i dati errati. Ma la correzione online non è possibile, poiché sul sito non ci sono indicazioni su come fare, e il numero verde della società (800871410) è inesistente. La correzione dei dati è possibile dunque solo firmando e reinviando il modulo; ma chi firma si impegna a pagare per tre anni l’importo complessivo di  euro 3.920,40. Il contratto prevede il diritto di recesso entro 10 giorni, ma chi lo firma in buonafede (pensando cioè che non deve pagare per la correzione), scoprirà che si tratta di un contratto solo al momento del ricevimento della fattura per il primo anno (euro 1.080 più IVA) quando i 10 giorni saranno ormai decorsi!

E la società United Directories Lda non è nuova a pratiche commerciali scorrette: già nel 2011 è stata condannata dall’Antitrust a pagare una multa di 100.000 euro per una vicenda identica, nel cui mirino erano caduti a suo tempo i medici italiani. All’epoca, per stessa ammissione dell’azione furono inviate, soltanto nel mese di aprile 2010, ben 178.136 lettere ad altrettanti medici italiani. Di questi, 1.046 avevano reinviato il modulo e 97 avevano effettivamente pagato, per una cifra complessiva di 92.150 euro.  “E’ evidente che la multa dell’Antitrust non è stata sufficientemente severa e probabilmente è stata valutata dalla società come una voce di costo; il che vorrebbe dire che il giro di affari è di molto superiore – scrive in una nota l’Aduc che invita gli utenti che ricevessero questo tipo di comunicazione a segnalare immediatamente l’accaduto all’Antitrust, non reinviando il modulo (se lo hanno reinviato dovrebbero dare  disdetta entro 10 giorni, con raccomandata AR da inviare alla sede legale della società: United Directories Lda, Av. João Crisòstomo 38 P-1050-127, Lisbona, Portogallo). Nel caso in cui siano già trascorsi i 10 giorni, si consigli adi non pagare.

Comments are closed.