Rinnovo concessione RAI, Cgil: 8 punti sul futuro della televisione italiana

“Il 30 aprile 2017 scade l’ennesima proroga per il rinnovo della concessione per il servizio pubblico radiotelevisivo che andrà accompagnata da una convenzione e dal contratto di servizio. Sarà questa la data ultimativa, come annunciato dal Governo o assisteremo all’ennesimo rinvio?” A porsi lo stringente interrogativo sono Vincenzo Colla, segretario confederale Cgil nazionale, Massimo Cestaro, segretario generale Slc Cgil, e Fulvio Fammoni, Presidente Fondazione Di Vittorio. televisioneMa non è l’unica domanda a cui si fatica a trovare una risposta. Infatti, nel caso si dovesse rinnovare la concessione, non è chiaro se sarà garantito un confronto trasparente e partecipato alla discussione. In attesa di qualche delucidazione, il sindacato si è rivolto direttamente al Governo presentando una sorta di “cahier de doleancein otto punti sul futuro del servizio pubblico radiotelevisivo.

Questione di primaria importanza è il canone. La sua introduzione nella bolletta energetica ha avuto l’indubbio effetto positivo di ridurre l’evasione ma ad oggi, non esiste ancora un dato ufficiale e incontrovertibile sulle entrate da canone relative al 2016. Il sindacato ricorda che il canone è una tassa di scopo e che nessuna azienda è in grado di programmare ed investire senza avere certezza delle risorse disponibili a medio periodo, quindi “Bisognerebbe stabilire almeno che, per la durata quinquennale di quei contratti, il gettito del canone non si riduca, dando così certezza di programmazione”.

Un altro aspetto sul quale la Cgil preme è legato all’innovazione tecnologica e alle frequenze. I dirigenti sindacali sottolineano come bisognerebbe fin d’ora indicare alla Rai un possibile quadro di transizione che orienti le strategie tecnologiche dell’azienda e la scelta di nuovi standard di trasmissione, senza aspettare il nuovo contratto di servizio del 2022 e la contestuale liberalizzazione della banda da 700mhz. Sul piano dell’evoluzione tecnologica, sarebbe utile un più dettagliato ragionamento sulle diverse tecnologie, anche in relazione ai nuovi assetti frequenziali per migliorare l’accesso a tutti i cittadini italiani ai contenuti veicolati sulle diverse piattaforme, senza costi ulteriori rispetto al canone.

La definizione di RAI come grande istituzione culturale italiana è reale, ma va via via estesa, aggiornata e riconfermata”, evidenzia il sindacato. In relazione all’assetto del mercato pubblicitario, si discute da tempo su quale linea seguire: separazione contabile; gestionale e societaria; canali finanziati con solo canone e senza pubblicità; meccanismi di affollamenti pubblicitari, ecc. “Il tema è ormai ineludibile e va affrontato sulla base di due presupposti: la certezza di risorse pubbliche prima richiamata per un periodo almeno quinquennale e la definizione effettiva delle attività finanziate da canone rispetto a quelle finanziate con pubblicità”.

Altri due importanti punti attengono a questioni che hanno a che fare con il lavoro. Negli anni si è proceduto alla riduzione degli organici e delle attività delle sedi regionali. “Crediamo che il presidio territoriale sia elemento centrale nell’attività di servizio pubblico radiotelevisivo”. La RAI, come molte delle imprese pubbliche, ha difficoltà a procedere in un equilibrato rinnovamento generazionale che è però assolutamente necessario. Negli anni sono state utilizzate diverse forme contrattuali a termine senza avere un disegno organico del sistema produttivo e ideativo. “L’esigenza, anche nella fase del rinnovo contrattuale, è quella di stabilizzare il lavoro, ed ampliare le tutele individuali e collettive, investendo in formazione, stimolando e riconoscendo le grandi capacità professionali interne all’azienda”.

Comments are closed.