Smartwatch: l’orologio è intelligente ma il problema è la batteria

Sempre connessi col proprio mondo digitale attraverso gli smartwatch: gli “orologi intelligenti”, collegati a uno smartphone, permettono di ricevere sms, email, messaggi dai social network direttamente sullo schermo. Ma qual è il loro apprezzamento da parte degli utenti? E il punto debole? Di sicuro la batteria: il 25% di chi ne possiede uno ha segnalato problemi. E’ quanto emerge da una indagine fatta da Altroconsumo fra Italia, Spagna, Belgio, Portogallo e Brasile.

Quasi la metà degli intervistati ha ricevuto lo smartwatch in regalo, l’altra metà lo ha comprato soprattutto per curiosità. Oltre a poter visualizzare email ed sms, alcuni modelli danno la possibilità, attraverso un comando vocale, di chiamare o rispondere alle telefonate,  di ascoltare musica o scattare fotografie. Spiega Altroconsumo: “I modelli che abbiamo preso in considerazione la fanno da padrone sul mercato e rappresentano attualmente gli smartwatch più avanzati: Pebble, Samsung Galaxy Gear e Sony Smartwatch 2. Il loro costo medio oscilla tra i 125 e i 300 euro. La maggior parte dei proprietari indossa il proprio orologio intelligente tutti i giorni, ma lo usa principalmente per controllare l’ora. Le funzioni tipiche degli smartwatch più utilizzate sono, invece, il controllo degli sms (60%), delle mail (50%), dell’agenda (40%) e delle attività sui social network (36%). Funzionamento, facilità d’uso e applicazioni disponibili sono le tre variabili che più di altre influenzano (positivamente o negativamente) la soddisfazione complessiva. In generale, lo smartwatch Pebble è quello che soddisfa di più gli utenti, seguito dal Sony Smartwatch 2 e, in ultimo, il Samsung Galaxy Gear anche se i primi due modelli sono meno diffusi del Samsung”.

Ci sono però anche alcuni punti critici. Il primo fra tutti è il funzionamento della batteria: un consumatore su quattro segnala infatti che ci sono stati dei problemi, tanto che alcuni produttori in procinto di lanciare il loro primo smartwatch stanno studiando la possibilità di adottare batterie solari o wireless. Inoltre ci sono problemi nelle app necessarie per collegarsi allo smartphone (segnalato nel 20% dei casi), nelle app sullo smartphone e nel touch screen. Spiega ancora l’associazione: “Dato che non sono in grado di collegarsi automaticamente a internet, gli smartwatch, per funzionare, devono essere connessi, tramite bluetooth, a uno smartphone. Una volta effettuato il collegamento al cellulare, bisogna installare apposite applicazioni che, a loro volta, consentono di cercare nuove app (le funzioni di questi orologi variano a seconda delle applicazioni che si possono installare). Questi ultimi due aspetti sono considerati dagli utenti piuttosto problematici, rispettivamente nel 20 e nel 16% dei casi. Altri punti critici sono: il touch screen e la luce dello schermo”. Risultato? Un bel gadget, ma la metà di chi lo possiede ne sconsiglia l’acquisto.

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