TopNews. Società digitale, Indice Desi 2019: Italia in quint’ultima posizione

Economia e società digitale: il progresso è dietro l’angolo ma l’Europa si muove ancora in ordine sparso. Perché se è vero che investimenti mirati e politiche digitali permettono ai singoli paesi di andare avanti nello sviluppo digitale, ci sono ancora molte differenze fra paesi e lacune che vanno colmate, soprattutto nella partecipazione femminile all’economia digitale. Senza contare il fatto che la Ue non è ancora all’avanguardia nel settore digitale. Il quadro emerge dall‘indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Digital Economy and Society Index – DESI), pubblicato ieri dalla Commissione europea.

Il Desi monitora le prestazioni digitali globali dell’Europa e misura i progressi compiuti dai paesi dell’UE in termini di competitività digitale. I paesi che hanno fissato obiettivi ambiziosi in linea con la strategia per il mercato unico digitale dell’UE e li hanno sostenuti con investimenti adeguati, spiega la Commissione, hanno conseguito risultati migliori in un periodo di tempo relativamente breve. Tuttavia, il fatto che le più grandi economie dell’UE non siano all’avanguardia nel settore digitale implica che, se l’UE vuole rimanere competitiva a livello mondiale, è necessario accelerare la velocità della trasformazione digitale. Per Andrus Ansip, Vicepresidente e Commissario responsabile per il Mercato unico digitale, “è urgente attuare nuove norme per promuovere la connettività, l’economia dei dati e i servizi pubblici digitali, nonché aiutare gli Stati membri a far acquisire ai cittadini competenze digitali adeguate a un mercato del lavoro moderno.”

Commenta Mariya Gabriel, Commissaria responsabile per l’Economia e la società digitali: “L’indice di digitalizzazione dell’economia e della società di quest’anno evidenzia che, perché l’UE possa rimanere competitiva a livello mondiale, occorre accelerare la velocità della trasformazione digitale. Affinché possa realizzarsi e svilupparsi un’Europa più digitale è necessario che continuiamo a lavorare insieme per realizzare un’economia digitale inclusiva e garantire l’accesso senza restrizioni alle competenze digitali di tutti i cittadini dell’UE.”

Nelle prime cinque posizioni dell’indice Desi ci sono la Finlandia al primo posto, seguita da Svezia e Olanda al secondo e al terzo, poi da Danimarca e Regno Unito al quinto. L’Italia si piazza male: è quint’ultima, seguita solo da Polonia, Grecia, Romania e Bulgaria. Nel dettaglio, l’Italia si colloca al 24º posto fra i 28 Stati membri dell’UE nell’indice di digitalizzazione dell’economia e della società per il 2019. Ci sono alcuni miglioramenti nel tempo ma “tre persone su dieci non utilizzano ancora Internet abitualmente e più della metà della popolazione non possiede competenze digitali di base – si legge nel report dedicato all’Italia – Tale carenza nelle competenze digitali si riflette anche in un minore utilizzo dei servizi online, dove si registrano ben pochi progressi. La scarsa domanda influenza l’offerta e questo comporta una bassa attività di vendita online da parte delle PMI italiane rispetto a quelle europee.”

I dati del DESI degli ultimi 5 anni mostrano che investimenti mirati e solide politiche digitali possono avere un impatto significativo sui risultati dei singoli paesi, spiega la Commissione europea. È il caso, ad esempio, della Spagna relativamente alla diffusione della banda larga ultraveloce, di Cipro per la connettività a banda larga, dell’Irlanda per la digitalizzazione delle imprese e della Lettonia e della Lituania per quanto riguarda i servizi pubblici digitali.

La connettività è migliorata ma rimane insufficiente per far fronte ad esigenze in rapida crescita e la domanda di banda larga veloce e ultraveloce è in aumento. In Europa il 60% delle famiglie ha accesso alla connettività ultraveloce di almeno 100 megabit per secondo (Mbps) e il numero di abbonamenti alla banda larga è in aumento. Il 20% delle famiglie utilizza la banda larga ultraveloce, un numero quattro volte superiore rispetto al 2014.

“Benché la maggior parte dei posti di lavoro richieda almeno competenze digitali di base, più di un terzo della forza lavoro attiva in Europa non le possiede e solo il 31% della forza lavoro possiede competenze avanzate nell’uso di Internet – prosegue Bruxelles – Allo stesso tempo, in tutta l’economia è in crescita la domanda di competenze digitali avanzate, con l’aumento di 2 milioni del numero di specialisti delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) occupati negli ultimi 5 anni nell’UE”.

L’83% degli europei naviga su Internet almeno una volta alla settimana (erano il 75% nel 2014). Per contro, solo l’11% della popolazione dell’UE non ha mai usato Internet (rispetto al 18% del 2014). Aumentano soprattutto i servizi di videochiamate e video su richiesta, disponibili su vari programmi informatici e applicazioni per smartphone. Altro dato evidenziato dal Desi: le imprese sono sempre più digitali ma il commercio elettronico progredisce lentamente. Nel complesso, i paesi dell’UE che registrano i maggiori successi in questo settore sono Irlanda, Paesi Bassi, Belgio e Danimarca, mentre Ungheria, Romania, Bulgaria e Polonia devono riuscire a recuperare il ritardo accumulato.

Un altro indice (Women in Digital Scoreboard) evidenzia che i paesi dell’UE con un elevato livello di competitività digitale sono quelli che registrano anche la maggiore partecipazione delle donne all’economia digitale. Anche in questo caso, l’esito è diverso per paese: la Finlandia, la Svezia, il Lussemburgo e la Danimarca ottengono i migliori risultati per quanto riguarda la partecipazione femminile all’economia digitale. Il divario di genere persiste tuttavia a livello dell’UE nei settori dell’utilizzo di Internet, delle competenze digitali e dei posti di lavoro e delle competenze specialistiche in materia di TIC. È in quest’ultimo settore che si registrano in particolare le maggiori disuguaglianze: le donne sono solo il 17% degli specialisti delle TIC e continuano a guadagnare il 19% in meno rispetto agli uomini. Inoltre, le donne sono solo il 34% dei laureati in discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (´STEM). Un dato che, rimarca la Commissione, in futuro deve aumentare.

 

Notizia pubblicata il 12/06/2019 ore 10.38

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