Tecnologia, Altroconsumo: battuta d’arresto per l’equo compenso

L’aumento dell’equo compenso, la tassa in favore della Siae sui dispositivi elettronici dotati di memoria – come smartphone, tablet, pc e altri dispositivi tecnologici – che doveva scattare da gennaio e che avrebbe portato a un aumento di 3 o 4 euro sul prezzo di tali dispositivi, per il momento rimane in sospeso: il Ministro dei beni e delle attività culturali ha infatti annunciato che prima di emanare il decreto sull’adeguamento delle tariffe intende svolgere un’indagine sulle abitudini dei consumatori. Ad annunciarlo Altroconsumo, che a dicembre aveva sollevato il problema.

Un decreto, che doveva essere approvato entro la fine dell’anno, avrebbe innalzato le quote già imposte dal precedente decreto Bondi, portando i precedenti 80 milioni di prelievo annuo a oltre 200 milioni. Se approvato, il balzello su un tablet passerebbe dagli attuali 1,90 a 5,20 euro, quello su un computer da 1,90 a 6 euro e addirittura quello sugli smartphone passerebbe dagli attuali 90 centesimi a ben 5,20 euro. Ma l’aumento destinato alla Siae ha subito una battuta d’arresto.

Spiega Altroconsumo: “Il 10 gennaio siamo stati finalmente ascoltati dal Ministro Bray; nel corso di questa riunione al ministero per i Beni e le Attività Culturali abbiamo avuto modo di esporre le numerose ragioni per respingere la proposta di aumentare ulteriormente le tariffe dell’equo compenso: un balzello chiesto dalla Siae per “compensare” il presunto danno ad autori ed editori derivante da eventuali copie private archiviabili appunto su smartphone, tablet, computer, chiavette USB, memorie e altri dispositivi e apparecchi”. L’associazione ha consegnato oltre 10 mila adesioni alla petizione che aveva lanciato ottenendo un primo risultato: il Ministro ha infatti annunciato che, prima di emanare il decreto di adeguamento delle tariffe, “intende sviluppare un’indagine ad hoc sulle abitudini dei consumatori per verificare se davvero le copie private di opere musicali e cinematografiche siano cresciute negli ultimi tre anni tanto da legittimare addirittura un aumento di ben 5 volte l’equo compenso, come pretenderebbe la Siae”.

Di cosa si tratta nel dettaglio? La tassa ha l’obiettivo di risarcire Siae, autori ed editori dei mancati introiti derivanti da copie privati di canzoni e film coperti da diritti d’autore e conservati su hard disk o chiavette elettroniche: una tassa, aggiunge Altroconsumo, che la Siae dovrebbe ridistribuire ad autori ed editori ma che di fatto va soprattutto agli artisti più importanti. A questo va inoltre aggiunto che chi acquista musica e film legalmente da piattaforme online, paga già i diritti d’autore per poterne fruire (e fare copie) su un certo numero di supporti. E che non si tratta di una misura condivisa in tutta Europa: in alcuni Paesi, l’equo compenso non esiste.

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