Canone Rai, Adiconsum: anacronistico se ancora legato al possesso

In questi giorni il Governo è impegnato, tra le altre cose, nella ridefinizione del canone rai: il Ministero dello Sviluppo Economico vorrebbe, nel giro di qualche mese, istituire un tavolo di lavoro per discutere il futuro del balzello – uno tra i più odiati dagli italiani – per affrontare il tema dell’evasione e rispondere alle nuove esigenze del mondo della comunicazione. Il viceministro Antonio Catricalà in Commissione di Vigilanza, spiegando che ”una questione fondamentale da affrontare è quella del finanziamento del servizio pubblico”.

“In Europa – ha detto – si va abbandonando il concetto di canone a favore di un’imposta generale sui media e questo potrebbe servire da faro di orientamento. In alcuni paesi si va affermando una tassa a carico del nucleo familiare, che prescinde dall’apparecchio e che tiene quindi conto dell’evoluzione verso la convergenza tecnologica”. Catricalà ha citato anche il caso della Grecia, dove il canone viene addebitato nella bolletta per i consumi elettrici. ”Un sistema facile a dire – ha sostenuto – ma difficilissimo da realizzare”. Il viceministro ha aggiunto che il tavolo sarà aperto solo dopo la firma del contratto di servizio tra ministero e Rai, scaduto lo scordo dicembre. Il testo – ha reso noto – è stato trasmesso ieri all’azienda pubblica, che farà le sue valutazioni e lo sottoporrà all’attenzione del cda. Ai primi di settembre il contratto sarà consegnato alla Commissione di Vigilanza, che deve esprimere un parere non vincolante.

A condividere l’analisi fatta dal viceministro è Pietro Giordano, presidente nazionale di Adiconsum che affida ad una nota il suo punto di vista: “E’ oramai anacronistico il concetto di canone e di canone legato al possesso dell’apparecchio televisivo” spiega il presidente  secondo cui bisognerebbe introdurre “un sistema di contribuzione equo e proporzionale al reddito per garantire l’assenza di evasione e quindi con costi minori per le famiglie rispetto al vecchio canone”.

 

Per Adiconsum il Contratto di servizio Rai deve prevedere:

·       la possibilità di presentare reclami e di comminare sanzioni alla Rai in caso di inadempienza

·       la costituzione di un organismo paritetico Rai-Associazioni Consumatori per verificare il rispetto degli obblighi contrattuali e della qualità del servizio, gestire i reclami e risolvere gli eventuali contenziosi attraverso la procedura della conciliazione paritetica, sotto l’egida dell’Agcom

·       le modalità e i tempi per il passaggio alla trasmissione in DVB T2 visto che entro il 2015 saranno i decoder (interni ed esterni) in vendita per legge saranno solo con modalità T2

·       i programmi di alfabetizzazione informatica

·       la visione nel formato 16:9 di tutti i programmi di tutte le reti

·       la risoluzione di problematiche tecniche

·       l’ampliamento dei canali in HD e trasmissione di tutti i programmi in HD

la programmazione di trasmissioni di divulgazione delle attività svolte dalle Associazioni Consumatori

Un commento a “Canone Rai, Adiconsum: anacronistico se ancora legato al possesso”

  1. Massimiliano Giusti ha detto:

    Ho una proposta da fare circa il canone: se vogliamo che la definizione “servizio pubblico” corrisponda a verità, tale servizio dovrebbe essere a disposizione di tutti, come la sanità, la scuola ecc, senza che debba esistere un canone. I servizi pubblici vengono finanziati dalla tassazione che non dipende da quanto e da chi usa il servizio, ma dai redditi di ciascuno. Quindi si contribuisce in base a quanto si guadagna, non in base a quanto si usa il servizio. Così propongo una tassa da distribuire sulla popolazione in base al reddito, in modo che per tutti sia un peso equo e tutti possano accedere al servizio. Oggi per i numerosi benestanti di questo paese il canone è una sciocchezza, mentre per moltissime famiglie all’interno delle quali la televisione rappresenta ormai l’unica fonte di informazione, compagnia e svago, quella cifra può essere pesante. Poi che a questo finanziamento si aggiungano le pubblicità o meno è altro argomento.