Confindustria Digitale, un piano in 5 mosse per accrescere del 5% il Pil nei prossimi 3 anni

“Internet cambia l’Italia”. E’ questo lo slogan del primo Italian Digital Agenda Annual Forum che si è tenuto oggi a Roma, organizzato da Confindustria Digitale, la Federazione delle imprese dell’Ict, per lanciare un grande progetto per il futuro digitale dell’Italia.

Il presidente di Confindustria Digitale Stefano Parisi ha presentato un piano al Governo per raggiungere gli obiettivi stabiliti dall’Agenda digitale europea entro il 2015. “Il completo switch off verso il digitale della PA può contribuire all’azione di spending review, riducendo finalmente la spesa pubblica annua in modo strutturale e recuperando risorse per oltre 56 miliardi di euro – ha spiegato Parisi – La maggior disponibilità di servizi pubblici e privati online consentirebbe un risparmio di circa 2.000 euro l’anno a famiglia. Se le imprese italiane raddoppiassero gli investimenti in Ict, si avrebbe una crescita della produttività tra il 5 e il 10%, mentre se aumentassero solo dell’1% il loro fatturato estero attraverso le vendite online, le nostre esportazioni totali aumenterebbero dell’8% pareggiando il saldo import-export di beni e servizi”. In totale il contributo all’aumento del Pil potrebbe essere del 4-5% nei prossimi tre anni.

Per realizzare tutto questo bisogna innanzitutto recuperare il gap con l’Europa. Oggi l’economia digitale in Italia pesa il 4% sul Pil e l’uso di Internet è ancora limitato al 50% della popolazione (68% la media Ue27); l’e-Government non supera l’8% (21% la media Ue27) e l’e-commerce il 15% (43% Ue27). Anche dal lato delle imprese il gap è forte: solo il 4% delle imprese italiane effettua vendite direttamente online a fronte di una media Ue27 del 12%.

E allora ecco il piano di Confindustria Digitale, diviso in 5 azioni:

  1. Sviluppo della domanda pubblica e privata di servizi online (switch-off scuola e sanità; carta d’identità elettronica; banche dati pubbliche interoperabili e su cloud; obbligatorietà acquisti online e Iva al 10% per acquisti online su piattaforme che operano in Italia; Iva al 4% per contenuti editoriali online);
  2. Investimenti infrastrutturali, come il piano UltraBroadband del Ministero per lo Sviluppo Economico su aree in digital divide, a sostegno degli investimenti delle reti mobili a banda larga nei comuni con meno di 3.000 abitanti e della fibra ottica nei distretti industriali;
  3. Ecosistema internet: riforma del diritto d’autore, diffusione  delle modalità di pagamento elettronico, tutela della privacy;
  4. Creazione di un vero mercato di Venture capital, con il sostegno soprattutto alla nascita di giovani start-up internet italiane;
  5. Formazione dei lavoratori non nativi digitali: nel 2015 la Commissione Europea ha stimato che il 90% dei lavori richiederà “abilità digitali” in tutti i settori. Ma in Italia meno del 10% delle ore di formazione viene dedicato a competenze digitali.

 

 

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