Scorporo della rete di accesso Telecom, i rilievi dell’Antitrust

Governance della nuova società; grado di allentamento dei vincoli regolatori che si accompagnerà a tale operazione; tempi di realizzazione, particolarmente lunghi; costi dell’operazione, che appaiono non banali. Sono questi, secondo l’Antitrust, i 4 nodi da sciogliere circa l’annunciato scorporo della rete d’accesso Telecom. Telecom Italia, come noto, tramite un comunicato stampa diramato lo scorso 30 maggio, ha annunciato l’intenzione di procedere allo scorporo della rete di accesso, attualmente di proprietà della stessa società. Secondo quanto è possibile desumere dal comunicato, il Consiglio di Amministrazione della società avrebbe deliberato che la separazione della rete avverrà attraverso la creazione di una nuova società (Opac) nella quale confluiranno attività e risorse relative allo sviluppo e alla gestione della rete di accesso passiva, sia in rame sia in fibra, nonché alla componente attiva della fibra.

Nell’ambito dell’indagine conoscitiva presso la VIII Commissione Lavori Pubblici, Comunicazioni del Senato della Repubblica, il Presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, dopo aver analizzato il contesto normativo ed aver illustrato l’esperienza di altri Stati, ha individuato le presunte criticità del progetto. “Il profilo di maggior rilievo riguarda certamente la governance di Opac, in quanto da questa dipende la possibilità di garantire l’effettiva Equivalence of input tra gli operatori. È, infatti, necessario che l’operatore dominante non risulti in grado di influenzare l’operatività della nuova società in termini di i) scelta delle condizioni e di gestione delle procedure attraverso cui la parità d’accesso dovrebbe realizzarsi e ii) di scelte e pianificazione degli investimenti” ha detto il Presidente sottolineando che, nel caso, “sarà necessario considerare assetti alternativi, che pure non mancano, per assicurare l’effettiva indipendenza della nuova entità rispetto a Telecom”.

Pitruzzella fa riferimento al caso britannico dove “Openreach è caratterizzato da una governance rigorosa – sia pure in presenza di mera divisionalizzazione e non societarizzazione della rete – sotto la supervisione del regolatore di settore”.

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