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Pesticidi nel piatto: 50% frutta è contaminata

Irrorazione di pesticidi
27/05/2005 - 13:10

Nuovo rapporto Legambiente in collaborazione con Movimento Difesa del Cittadino. Il 50% della frutta in Italia contaminata da pesticidi. Va meglio per le verdure. Situazione però meno critica rispetto all'anno scorso. Ferrante, Legambiente: "Quadro ancora preoccupante". Longo, MDC: "Da consumatori richieste continue su qualità del cibo".

Metà della frutta commercializzata in Italia è contaminata da uno o più residui di pesticidi. Il 2,2% è addirittura fuorilegge. Per le verdure invece la situazione è leggermente migliore: il 22,7% presenta tracce di pesticidi, l'1,2% ha concentrazioni assai pericolose. Anche i prodotti derivati (olio, pasta, vino, miele ecc) presentano tracce di molecole chimiche utilizzate in agricoltura nel 13,7% dei casi. Cala però il numero totale dei campioni fuorilegge: era pari al 2% nello scorso anno e scende all'1,4%.

Ecco, in sintesi, il quadro di Pesticidi nel piatto 2005, il dossier elaborato da Legambiente in collaborazione con Salute&Gusto, progetto sulla sicurezza alimentare del Movimento Difesa del Cittadino, presentato oggi a Roma durante il convegno "Le Agriculture di Pomona: dove il locale coltiva il globale", nell'ambito di Park Life, salone dei Parchi e del vivere naturale, in svolgimento alla Fiera di Roma fino a domenica 29 maggio.

I dati raccolti presso i laboratori addetti (Asl, Arpa, istituti zooprofilattici) ed elaborati dalla stessa associazione ambientalista ha sviluppato la fotografia della presenza dei pesticidi sui prodotti ortofrutticoli in commercio nell'anno appena trascorso, il 2004.

"I numeri di questo rapporto - ha dichiarato Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente - evidenziano un quadro ancora preoccupante della presenza di pesticidi sulle nostre tavole. Ancora oggi nelle valutazioni ci si basa su una normativa vecchia di oltre 30 anni che non contempla affatto i rischi legati alle sinergie tra diverse molecole chimiche presenti su uno stesso prodotto. Solo il nuovo regolamento europeo (n. 396 del 2005), introduce il concetto degli effetti del multiresiduo ed è quindi importante continuare a considerare in modo diverso i campioni contaminati da uno o da più residui. Controlli sempre più puntuali e una normativa stringente aiuterebbero quindi, a non mettere sullo stesso piano l'agricoltura di tipo intensivo e chimicizzata con quella che punta sulla qualità e sulla sicurezza alimentare".

Nello specifico: su un totale di 3.601 campioni di frutta analizzati, il 52,6% (1.894 campioni tra irregolari e regolari con uno o più residui) sono risultati contaminati da pesticidi. Per la verdura, ancora come lo scorso anno, vi è un corposo numero di campioni regolari senza residui (77,3% su un totale di 3.478), mentre il numero di quelli regolari con uno o più residui si attesta sul 21,5% .

"I consumatori chiedono continuamente informazioni e pongono domande sulla qualità del cibo - ha dichiarato Antonio Longo, presidente Movimento Difesa del Cittadino -, in particolare su frutta e verdura. Gli sportelli del progetto Salute&Gusto, che dal 2004 MDC sta gestendo con Legambiente in 12 regioni, hanno ricevuto in questi mesi centinaia di richieste di chiarimenti da parte soprattutto di genitori allarmati per quello che viene offerto alle mense scolastiche. I consumatori sono sempre più disponibili anche a pagare prezzi più alti pur di avere frutta e verdura controllate e garantite nelle qualità e nella sicurezza: lo dimostra anche il successo di mercato dei prodotti biologici".

Il numero di campionamenti totali di frutta e verdura è diminuito rispetto all'anno scorso - si legge nel dossier - quando sono stati analizzati 3.860 campioni di frutta e 3.893 di verdura contro i 3.601 di frutta e 3.478 di verdura di quest'anno. Ciò anche a causa del mancato rilevamento della regione Molise che ha dichiarato di non svolgere le analisi. Inoltre dal rapporto emerge che molte regioni effettuano ancora uno scarso numero di controlli, ma emergono singoli casi di miglioramenti (come in Campania, dove le indagini riguardano numerosi campioni di frutta, verdura e derivati e in Abruzzo dove i risultati evidenziano una maggiore attenzione nella ricerca delle molecole chimiche).

Come ogni anno, sottolinea l'associazione ambientalista, è necessario evidenziare che le analisi meno positive (con un maggior numero di campioni irregolari o con residui), non stanno ad indicare necessariamente le regioni più "inquinate" ma quelle che conducono le analisi con maggior precisione e serietà, anche perché i campioni analizzati sono stati prelevati tra quelli in commercio e possono provenire da ogni luogo d'Italia e dall'estero.

Dal rapporto emergono non pochi casi eclatanti di campioni di frutta e verdura con presenza di più pesticidi contemporaneamente, tra questi "vince" la palma di frutto più inquinato un campione di uva analizzato in Piemonte e contaminato da 8 sostanze chimiche. Ma casi di multiresiduo con 4 o 5 pesticidi presenti contemporaneamente compaiono in molte tabelle, soprattutto nelle analisi effettuate dalle regioni storicamente più attente e scrupolose che cercano (e quindi trovano) un gran numero di principi attivi in un sostanzioso paniere di prodotti.

Tra i casi più significativi riportati nel dossier, oltre al campione di uva già citato, in Piemonte un campione di sedano con presenza di residui di clorotalonil, cyprodinil, fludioxonil, procimidone e tebufenpirad tutti insieme e tutti quanti fuori dai limiti di legge. Inoltre, degli 11 agrumi risultati irregolari, 8 lo sono a causa dell'ortofenilfenolo, che è un additivo chimico consentito dalla legge (D.M. 31 marzo 1965) a patto che ne venga dichiarato l'utilizzo (e in questo caso non lo era). Le irregolarità sia per la frutta che per la verdura hanno riguardato campioni di provenienza prevalentemente nazionale.

In Trentino Alto Adige le analisi hanno invece rivelato l'irregolarità di tutti e 11 i campioni di uva da tavola analizzati, provenienti dal Sudafrica, Argentina, Spagna, Namibia e Cile, per l'utilizzo di solfiti non autorizzati; sempre preoccupanti i residui rilevati sulle mele: su 32 campioni di mele analizzati 7 sono risultati senza residui, 25 contaminati da uno (14 campioni) o più pesticidi (11 campioni); una di queste mele conteneva clorpirifos, diazinone, captano e acefate mentre un'altra clorpirifos, diazinone, captano e ditiocarbammati.

In Valle d'Aosta, più della metà dei campioni analizzati di frutta (15 su 25) risultano regolari con più di un residuo. Eclatanti i casi di campioni multiresiduo di pere, mele e uva per la presenza di 4 o 5 principi attivi contemporaneamente. Anche tra i campioni di verdura spicca un pomodoro con carbendazim, ditiocarbammati, tebuconazolo, pirimetanil e cyprodinil.

In Emilia Romagna 840 campioni di frutta su 1.276 analizzati risultano regolari con uno o più residui, e tra questi le ciliegie che, su 33 campioni analizzati, mostrano un caso irregolare e ben 31 regolari ma con presenza di residui, mentre tra le pere, su 177 campioni analizzati, 2 sono irregolari e solo 22 regolari senza residui. Da segnalare in negativo per questa regione altrimenti scrupolosissima, la mancata distinzione tra prodotti contaminati da uno e da più residui, proprio ora che della pericolosità delle concentrazioni di molecole si comincia a ragionare anche a livello europeo, con il regolamento n. 396 del 2005.

Aumenta il numero delle analisi effettuate in Abruzzo con un maggior numero di principi attivi rilevati. Minuziose le analisi eseguite dalla Campania, che hanno permesso di identificare un campione di prezzemolo con un'altissima concentrazione di clorpirifos etile (1,37 ppm mentre il limite consentito è di 0,05); una lattuga che contiene 4 principi attivi con uno di questi (tolclofos metile) che supera il limite di ben 1,83 ppm. E infine, particolarmente allarmante, il caso di un campione di mela con 3 principi attivi tra cui l'eptacloro, una delle dodici sostanze generalmente segnalate come le più nocive, e un campione di zucchina irregolare per la presenza di dieldrin (un principio attivo proibito dal 1977 per la sua pericolosità considerata superiore a quella del Ddt).
Unica tra le regioni meridionali, la Campania si è distinta anche per le analisi condotte su campioni di olio, trovandone ben 7 con il multiresiduo su 10 analizzati, di cui 1 con imazalil, clorpirifos e pirimifos metile.

Nelle Marche nonostante lo scarso numero di controlli, degni di nota si sono dimostrati i risultati emersi dall'analisi dei campioni di vino: 35 campioni su 49 analizzati sono stati trovati regolari con un residuo. Pochi controlli anche in Liguria dove però è stato trovato un campione di vino DOC con residui di Ddt e in Veneto dove un campione di fagiolini proveniente dal Marocco presentava contemporaneamente tre diversi tipi di molecole di Ddt e Dde.

Anche la Lombardia si è distinta negativamente per lo scarso numero di analisi: nonostante ciò tra i dati emerge un campione di uva con carbaril, dimetomorf, fenitrotion, phosalone, procimidone, cyprodinil e tilil fluanide e uno di clementine con chlorpyrinfos-etile, dicofol, imazalil, malation e methidation. In Sicilia si segnala un campione di pompelmo irregolare e multiresiduo con imazalil (0,5 mg/kg) e tiabendazolo (8,84 mg/kg ). Esiguità di controlli in Friuli Venezia Giulia, Calabria, Puglia e Sardegna e , ovviamente, Bandiera nera per il Molise che addirittura non li effettua.

Si conferma - per Legambiente - confortante la situazione per quel che riguarda i prodotti da agricoltura biologica. Sono dodici le regioni che hanno inviato i risultati delle analisi effettuate su tali prodotti: Basilicata, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sicilia, Trentino Alto Adige, Umbria e Veneto.

In alcune di queste regioni il numero di campioni analizzati è estremamente esiguo ma è comunque apprezzabile che i prodotti da agricoltura biologica siano stati presi seriamente in considerazione attraverso le analisi. Il totale dei campioni di biologico analizzati è di 279 più o meno equamente distribuiti tra frutta, verdura e prodotti derivati. Quasi tutti i campioni sono risultati senza la presenza di alcun residuo con pochissime eccezioni (2 campioni di frutta in Veneto, 2 tipi di pasta in Campania, 1 verdura in Friuli e un campione di finocchio in Sicilia).

 

2005 - redattore: NZ



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