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"L'Italia è un Paese 'fermo' di fronte alla crisi e per reagire servono risposte condivise". Ha esordito così ieri sera Enrico Letta, in apertura dell'incontro "Controesodo, un'idea bipartisan per gli Italians", la prima delle quattro iniziative legislative elaborate nell`ambito del progetto promosso dall`Associazione 360 per valorizzare il contributo degli italiani all'estero e favorire il loro rientro nel nostro Paese. L'incontro - che si è tenuto a Milano per presentare il disegno di legge "Scudo fiscale per il rientro dei talenti" - ha visto la presenza in sala, tra gli altri, anche di Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera e Stefano Saglia, presidente della Commissione lavoro della Camera, entrambi PDL e co-firmatari della proposta, insieme a Letta e ad altri esponenti della maggioranza di Governo. "Questo Paese è fermo e invece deve reagire alla crisi. C'è bisogno di risposte innovative, come questa proposta di legge firmata da entrambi gli schieramenti, che ha l'obiettivo di riportare in Italia chi ha fatto esperienze internazionali, un patrimonio di intelligenza, una scintilla che può smuovere nuove energie positive", ha continuato Letta. L'idea dei promotori della proposta bipartisan, è quella di un sistema di sistema di sgravi per convincere i professionisti e le persone emigrate all'estero a creare in Italia un'attività imprenditoriale. La proposta bipartisan non si rivolge esclusivamente a ricercatori e docenti, ma si estende a tutte le categorie professionali (150 mila potenziali beneficiari) e prevede una misura triennale diretta agli italiani sotto i 40 anni, che risiedono o abbiano un lavoro all'estero da almeno 24 mesi. Il loro rientro sarà favorito da un credito di imposta fisso (25mila euro annui per tre anni per chi sceglie il Centro-Nord, 50 mila per chi torna al Centro Sud, in ogni caso sotto i 200mila euro, affinché lo sgravio fiscale sia compatibile con la legge europea). A far da corollario all'incontro, presentato dal giornalista Beppe Severgnini e organizzato nei locali della Fondazione Corriere della Sera, è stata allestita una chat che consentiva di partecipare con commenti lasciati sul sito corriere.it. Di fronte all'inevitabile curiosità per la proposta di legge, non sono mancate le risposte di molti cervelli in fuga: ma, a sorpresa, nella quasi totalità dei casi hanno più o meno risposto in coro "No grazie, non torniamo. Bye, bye Italia!". All'estero, hanno scritto quasi tutti, "si sta meglio, la paga è migliore, l'orario pure e c'è davvero meritocrazia". "Io - scriveva ad esempio Luigi, da Bruxelles - a 28 anni sono in grado di mantenere una famiglia, mentre in Italia avrei dovuto continuare a stare a casa dei miei genitori fino a 35 anni". Il punto messo in luce dalla quasi totalità degli italiani che si sono collegati in chat all'evento è questo: 40.000 euro lordi (netti non supererebbero i 2.000 euro al mese) in Italia possono essere considerati un una cifra importante, ma a Londra, o a Parigi, per non parlare degli States, sono una paga modesta. "Una casa in periferia di una qualsiasi città italiana costa almeno 800 euro, più spese di cibo, trasporto e vestiario. Basta anche solo un piccolo imprevisto per azzerare lo stipendio. Io - scriveva Gianluca Mattaroccia da New York - sono stato contattato da un'azienda italiana che mi proponeva un contratto a stage a 700 euro. Qui il mio cv vale invece 80.000 dollari all'anno". "Sono a Londra, sto facendo un Ph.D., guadagno il doppio dei miei colleghi italiani, sono in contatto con i top nel mio campo e ho un grant di 100,000 sterline per la mia ricerca. Pensate davvero - chiedeva Luigi da Londra - che risparmiare 100 Euro al mese di tasse mi possa far tornare in Italia?". A queste obiezioni ha provato a replicare Maurizio Lupi: "La politica deve ripartire dalla responsabilità mettendo sempre al centro la persona: è quello che stiamo tentando di fare con questa proposta di legge insieme a Enrico Letta e a tutti gli altri parlamentari firmatari". Immediata la replica dalla Norvegia: "Ma la possibilità di poter essere apprezzato per i propri sforzi culturali e non per legami partitici non ha prezzo. Liberare la società italiana da questo cancro, sarebbe la fine di una malattia mortalee. Lo scudo sarebbe solo accanimento terapeutico", ha concluso Diego Petrillo. di Flora Cappelluti
2009 - redattore: GA
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