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INQUINAMENTO. Nasce l’Osservatorio "Per un Mediterraneo libero dai veleni"

mare
16/02/2010 - 12:46

L'affondamento di navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi inquita il mare e chi lo ama. Contro questo fenomeno è stata presentata oggi a Roma la Carta Fondante dell'Osservatorio "Per un Mediterraneo libero dai veleni".

Disinnescare la "bomba ad orologeria" ai danni dell'ambiente e della salute dei cittadini costituita dalle navi a perdere e dalle zone franche costiere dove sono stati seppelliti rifiuti pericolosi. Questo l'obiettivo dell'Osservatorio "Per un Mediterraneo libero dai veleni", la cui Carta Fondante è stata presentata oggi a Roma. Promotori dell'iniziativa sono 10 associazioni: Agci-Agrital (Associazione generale cooperative italiane), Cittadinanzattiva, comitato civico "Natale De Grazia", Greenpeace Italia, Lega Pesca, Medici per l'Ambiente - ISDE, Movimento Ammazzateci Tutti, Slow Food Italia, Società Chimica Italiana e WWF Italia.

Navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi, di armi, di rifiuti, affondate nel mare "pattumieria" Un fenomeno definito una "bomba ad orologeria". Perché, come ha spiegato Ferdinando Laghi di Medici per l'Ambiente-ISDE "la contaminazione delle acque non è contestuale all'affondamento della nave. Vi genralmente un lasso più o meno lungo di tempo tra l'affondamento e la liberazione delle sostanze inquinanti dai loro contenitori grazie all'azione corrosiva dell'acqua marina. Fino all'ora X non ci sono pericoli, ma quando la bomba esplode il contenitore perde la tenuta e la fuoriuscita del liquido può avvenire con grande velocità".

A pagarne le conseguenze è il mare. E con esso la sua popolazione e anche la salute umana. "Tra le varie fonti di inquinamento del mare - ha proseguito Laghi - c'è quella da smaltimento di rifiuti tossico nocivi. Il mare si difende da solo, ma solo in parte. L'aumento della immissione di queste sostanze biodegradabili, specie nei mari chiusi come il Mediterraneo, rischi di rendere insufficiente l'attività di auto depurazione del mare. Ogni anno vengono riversate nel Mediterraneo ben 120mila tonnellate di minerali, 60mila tonnellate di detergenti e 3600 tonnellate di fosfati, ma il tempo di ricambio totale della acque è lungo: ben 70 anni". Langhi ha infine sottolineato come "il coinvolgimento delle catene alimentari ampli l'ambito delle popolazioni dei territori coinvolti. Basti pensare che del DDT è stato ritrovato nel latte materno o nel grasso dell'orso polare ed è chiaro che al Polo nord l'uso di insetticidi sia abbastanza limitato. Senza dimenticare il fatto che questa sostanza è vietata in Europa dagli anni '70!".

"Si tratta - ha spiegato Stefano Lenzi del WWF - di una vicenda popolata da "faccendieri, finanzieri, industrie, criminali e anche parti dello Stato. Quest ultimo coinvolgimento è confermato dalla risposta del ministro Carlo Giovanardi ad una interrogazione all'on. Realacci nel 2004". In particolare, Giovanardi dichiarava di "evidenti segnali di allarme colti in alcune vicende giudiziarie" riguardanti attività illegali e traffico d'armi. "Numerosi elementi - affermava - indicavano il coinvolgimento di soggetti istituzionali di governi europei ed extraeuropei".

Una rete criminale complessa, quindi, contro la quale l'Osservatorio vuole muoversi interloquendo con le istituzioni. Non mancano le proposte che, come indicato da Lenzi, si muovono lungo "8 filoni indicati nella Carta Fondante. E' necessario creare un rapporto organico tra i tre organismi parlamentari interessati, ovvero con la Commissione bicamerale d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, sul fenomeno della mafia e con il Comitato parlamentare per al sicurezza della Repubblica. Fondamentale anche creare un coordinamento tra le Procure della Repubblica e convocare da parte del ministro dell'Interno un tavolo operativo con le Forze dell'Ordine per fare chiarezza sulla individuazione delle navi. Essenziale poi fare un censimento di tutte le indagini sul fenomeno e attivare il ministero della Salute nella raccolta di segnalazioni. Infine predisporre azioni per mettere in sicurezza o bonificare i relitti individuati, sostenere finanziamenti a queste indagini e accertare le responsabilità penali non solo dei comandanti, ma anche degli armatori e dei proprietari delle navi così come previsto dalla Legge quadro sulla tutela del mare".

Accanto a queste 8 proposte una domanda: quale la verità sulle navi dei veleni? "L'impressione - ha detto Alessandro Giannì di Greepeace Italia - è che non sempre ci sia stata detta la verità. Scarsa trasparenza ci fu nel caso dell'affondamento della "Rigel (nel 1997 a largo di Capo Spartivento in Calabria) o del ritrovamento di un relitto al largo di Cetraro attribuito alla motonave "Cunsky" (nel 2009 sempre in Calabria). Noi sappiamo che circolano ipotesi che sostengono che esistono decine di relitti sospetti su cui indagare. Il loro numero varia da 55 (deposizione dell'Ammiragio Branciforte al Copasir) a 44 (comunicazione della Direzione Marittima di Reggio Calabria) a 39 (Relazione conclusiva del 2000 della Commissione bicamerale sui rifiuti)". Quale la verità?

A cura di Silvia Biasotto

 

2010 - redattore: SB



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