Acqua, Autorità energia: servono 65 mld di investimenti in 30 anni

Il diritto all’acqua va garantito non solo sulla carta. In Italia per contrastare inquinamento e sprechi servono 65 miliardi di euro di interventi per i prossimi 30 anni. “Garantire il diritto all’acqua, lottare contro gli sprechi e l’inquinamento, sviluppare le infrastrutture attraverso una regolazione  innovativa, attenta alla qualità del servizio e alla tutela sociale”: è l’obiettivo dell’azione dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas nei servizi idrici.

Ad essa infatti sono state attribuite le funzioni di  regolazione e di controllo  nei servizi idrici con il decreto legge 201/11 ‘Salva Italia’.

Il focus sull’acqua viene dalla Conferenza nazionale sulla regolazione dei servizi idrici organizzata dall’Autorità a Milano. Il settore dell’acqua in Italia ha forti criticità: le perdite di rete sono oltre il 30%, fra le più elevate d’Europa (in Francia si attestano al 26,4%, in Spagna al 22%, nel Regno Unito al 19,2, in Germania si fermano al 7,3%). A questo si aggiunge che il 15% della popolazione è privo di sistema fognario, ci sono depuratori insufficienti o addirittura inesistenti per un italiano su tre e  discontinuità nell’erogazione soprattutto nel Mezzogiorno. Tutto ciò con ripercussioni su ambiente e salute, senza contare i danni per l’agricoltura e il turismo e il rischio di sanzioni europee.

“Per garantire il diritto di tutti all’acqua –  diritto che per essere tale non può e non deve più essere fruito da molti, troppi cittadini “solo sulla carta” – l’Autorità intende promuovere gli adeguati investimenti per il mantenimento e lo sviluppo delle infrastrutture, in ossequio al principio che l’acqua è, appunto, un bene primario e indispensabile – ha detto nella sua relazione il presidente dell’Autorità energia Guido Bortoni – Ed è proprio grazie all’attuazione di investimenti infrastrutturali che si potrà garantire un’effettiva e reale tutela dei consumatori. La tutela si concretizza, infatti, anche assicurando adeguati livelli di qualità del servizio e di rispetto per l’ambiente. Penso alle perdite di rete, ma direi soprattutto alla depurazione e a tutte quelle attività volte a preservare questo bene per le prossime generazioni. All’Autorità è stato prioritariamente affidato il compito di strutturare e regolare un nuovo sistema tariffario: sarà nostro compito far sì che neanche una goccia addizionale né un euro ulteriore vadano sprecati, a fronte di un settore che  sconta gravi criticità di origine pluriennali”.

La situazione italiana è particolare: da un lato l’Italia è ricca di risorse idriche e registra un consumo di acqua elevato, e superiore agli altri paesi europei, pari a circa 44 miliardi di metri cubi/anno, pari a circa l’88% della disponibilità effettiva. A livello regionale, però, ci sono forti differenze, con una disponibilità di acqua che varia molto nei diversi territori e problemi di scarsità, insufficienza e discontinuità nell’erogazione di cui soffrono soprattutto coloro che risiedono nel Mezzogiorno.

A tutto questo, spiega l’Autorità, si aggiunge il fatto che in Italia ci sono bollette fra le più basse d’Europa. “Un’altra caratteristica del sistema idrico nazionale – spiega l’Autorità –  è che in Italia il costo dell’acqua e, in media, fra i più bassi d’Europa, al di sotto di Spagna,  Francia, Grecia, Germania, Gran Bretagna, Olanda e Ungheria. Secondo le stime, un metro cubo di acqua nel nostro Paese ha un costo medio di poco più di un euro, un valore più alto solo della Romania e molto più contenuto rispetto agli oltre 4 euro per metro cubo dei cittadini del Regno Unito, degli oltre 3 euro di Francia, Grecia, Svizzera e Finlandia”. Tutto questo a fronte, come detto, di perdite legate alle infrastrutture fra le più elevate d’Europa.

Sul fronte tariffe, l’Autorità ha annunciato di star lavorando a un nuovo sistema tariffario che tenga conto degli esiti del referendum del 2011 e che rispetti una serie di principi, fra i quali quelli di garantire che gli utenti non sostengano oneri impropri, di assicurare meccanismi di salvaguardia per le utenze disagiate, di collegare le tariffe con la qualità del servizio. “Obiettivo del nuovo sistema tariffario, quindi, è di garantire equità e trasparenza,  – spiega l’Autorità – gli investimenti necessari, un servizio efficiente e di qualità, e la tutela dei clienti finali, anche salvaguardando  le utenze economicamente disagiate per le quali sarà introdotta un’apposita tariffa sociale”.

Spiega il presidente Bortoni: “Siamo coscienti che l’associazione di argomenti economici e finanziari all’elemento acqua susciti diffidenza e perplessità: l’erogazione del servizio, così come le infrastrutture, hanno dei costi che inevitabilmente gravano sui cittadini e sulle imprese. Il nostro obiettivo è di una regolazione che tenga conto dell’elevato contenuto sociale di questo servizio, essenziale e non sostituibile, e che preveda articolazioni tariffarie e specifiche forme di agevolazione a tutela delle famiglie e delle fasce sociali più bisognose, specialmente in ragione della numerosità dei nuclei familiari”.

Lo sviluppo degli investimenti, spiega Bortoni, “rappresenta la priorità del settore: sulla base dei dati previsti nei Piani di Ambito già approvati, il fabbisogno di investimenti è stato recentemente stimato (in maniera conservativa) in più di 65 miliardi di euro per i prossimi 30 anni. Il nostro orizzonte temporale deve proiettarsi in avanti e pensare anche alle generazioni future. In altri termini, occorre invertire l’ottica che, purtroppo, abbiamo ereditato in questo settore troppo poco concentrato sul futuro e sulla sua sostenibilità. In alcune fasi della filiera del settore – e penso a quella della depurazione in particolare – gli investimenti sono al contempo urgenti e strategici. Il ritardo accumulato nella loro realizzazione ci espone a procedure di infrazione da parte delle istituzioni europee, con elevati rischi di sanzioni”.

A livello europeo, infatti, i problemi dell’Italia non sono pochi. C’è infatti il rischio di rilevanti multe europee per le  procedure di infrazione aperte nei confronti del nostro Paese per violazione della Direttiva 91/271 sulla protezione dell’ambiente dagli scarichi di reflui urbani, che, a oltre 20 anni di distanza, risulta ancora in parte disapplicata. C’è poi la scadenza, fissata al prossimo 31 dicembre, dell’ultima deroga concessa dalla Commissione all’Italia per l’attuazione della  Direttiva 98/83/CE,  recepita dal Decreto Legislativo 2 febbraio 2001, n. 31 “Attuazione della direttiva 98/83/CE sulla qualità delle acque destinate al consumo umano”. La deroga riguarda la presenza in alcune aree d’Italia di sostanze  quali  arsenico e  fluoruro nell’acqua destinata al consumo umano in quantità superiori ai limiti di legge: una situazione che richiede interventi urgenti rispetto agli impianti di approvvigionamento e potabilizzazione per garantire la qualità delle risorse idriche.

Comments are closed.