Anatocismo, Corte Costituzionale dichiara illegittima la norma “salva-banche”

La norma sull’anatocismo bancario contenuta nel decreto Milleproroghe del 2010 è illegittima. Lo ha dichiarato la Corte Costituzionale (sentenza n.78). La norma in questione regola i tempi di prescrizione per presentare ricorso contro le banche che hanno applicato l’anatocismo, ossia la contabilizzazione trimestrale degli interessi bancari passivi.

La norma calcola i tempi di prescrizione decennale dal compimento di ogni singola operazione e non dalla chiusura del conto corrente, come aveva ribadito la Corte di Cassazione  con una sentenza del 2 dicembre 2010. La Corte, raccogliendo 9 ordinanze di tribunali diversi, sottolinea come “retrodatando il decorso del termine di prescrizione” e derogando dalle disposizioni del codice civile, la norma rende “asimmetrico il rapporto contrattuale di conto corrente” fra correntista e banca.

Infatti “finisce per ridurre irragionevolmente l’arco temporale disponibile per l’esercizio dei diritti nascenti dal rapporto, pregiudicando la posizione giuridica dei correntisti che, nel contesto giuridico anteriore all’entrata in vigore della norma, abbiano avviato azioni dirette a ripetere somme illegittimamente addebitate”.

Immediato il commento positivo dell’Adusbef che, con il suo Presidente Elio Lannutti e con il suo Vice Antonio Tanza ( difensore dei correntisti sia dinanzi alla Consulta, che dinanzi alla Cassazione) ha combattuto da sola contro le banche. “La norma violava vari principi costituzionali, tra cui quello di ragionevolezza ed uguaglianza, nonché i principi delle norme della CEDU. E’ l’ennesima sberla che i consumatori riescono a dare ai governi che si sono succeduti in questi anni e che hanno dimostrato grande attenzione alle caste ed ai potentati. Fortunatamente – commentano dall’Adusbef – i consumatori hanno dalla loro parte la Giustizia, come hanno dimostrato le S.U. della Cassazione ed oggi la Corte Costituzionale. Lannutti e Tanza dedicano questa ennesima vittoria, che dà diritto ai meritati rimborsi a migliaia di consumatori usurati dalle banche, a tutti i cittadini ed utenti strozzati dal sistema creditizio“.

“Una sentenza fondamentale – afferma l’avv. Emilio Graziuso responsabile del settore Servizi bancari e finanziari per Confconsumatori – che fa tirare un sospiro di sollievo, non solo, a tutti i correntisti che avevano delle cause in corso al momento dell’entrata in vigore del c.d. decreto “mille proroghe”,   ma anche a tutti coloro che intendono promuovere una azione giudiziale per far valere i propri diritti ed ottenere, ove ne sussistano gli estremi, la restituzione del mal tolto da parte delle banche. Prima dell’entrata in vigore della norma, finalmente dichiarata illegittima, numerose sono state la vittorie giudiziali dei consumatori che hanno comportato la restituzione di quanto illegittimamente percepito da parte delle Banche ed oggi, grazie alla sentenza della Corte Costituzionale, tantissimi altri correntisti potranno agire in giudizio per far valere i propri diritti”.

Confconsumatori invita chi ha o ha avuto un contratto di conto corrente (purché non chiuso da più di 10 anni) che ha registrato degli scoperti ed al quale sono state illegittimamente addebitate somme da parte delle banche, ad inviare una formale diffida, attraverso raccomandata con ricevuta di ritorno alla propria Banca, chiedendo la restituzione delle somme illegittimamente percepite. “Si è aperta una nuova fase nell’annoso contenzioso tra banche e clienti che oggi, grazie a questa importantissima sentenza, si è arricchita di un nuovo tassello in favore dei consumatori” conclude l’avvocato Graziuso.

Secondo il Presidente dell’Adoc Carlo Pileri si è fatto “finalmente un atto di giustizia verso i consumatori, che hanno finora dovuto ingoiare una serie di provvedimenti legislativi a tutto vantaggio delle banche e fortemente vessatori nei loro confronti, in particolare verso le fasce più deboli come gli anziani”. “Tra i vari provvedimenti pro banche ricordiamo, ad esempio, l’obbligo di aprire il conto corrente per avere la pensione, la reintroduzione delle commissioni sui fidi, il pagamento della commissione per la riscossione in contanti, l’aumento dei bolli sulla tenuta del conto corrente, il tetto ai contanti a 1000 euro favorendo l’uso di pagamenti fortemente gravati da commissioni – continua Pileri – come Adoc ci auguriamo che ora il Governo non eluda un atto di giustizia sull’anatocismo con provvedimenti di legge che penalizzino i cittadini, ma faccia rispettare la sentenza come etica e legge vorrebbero.”

 

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