Braccia incrociate contro le liberalizzazioni

Come era prevedibile, si apre oggi una settimana di agitazioni indette dalle categorie che più hanno risentito dei provvedimenti contenuti nel pacchetto sulle liberalizzazioni licenziato venerdì scorso dal Consiglio dei Ministri. Si inizia oggi con autotrasportatori e taxi.Gli  autotrasportatori di Trasporto Unito si fermeranno per ben 5 giorni perché ritengono insufficiente, per l’organizzazione autonoma, l’inserimento del pagamento trimestrale del recupero delle accise sul gasolio nel decreto sulle liberalizzazioni. L’associazione (5.800 delle 120mila aziende del settore) presenta una piattaforma con 10 richieste al governo. E lo sciopero dei camion inizia alla vigilia dell’apertura al ministero dei Trasporti del tavolo sull’autotrasporto con le 13 sigle sindacali. Tantissimi i disagi che il blocco sta causando tanto che l’Autorita’ di garanzia degli scioperi ha scritto al ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, per valutare se ci sono gli estremi per emanare l’ordinanza di precettazione nei confronti delle organizzazioni degli autotrasportatori che hanno indetto la protesta.

I tassisti, che incroceranno le braccia dalle 8 alle 22 in tutta Italia, chiedono al Governo un nuovo incontro per discutere della licenza part-time e dell’Authority delle reti, che dovrebbe decidere sull’assegnazione delle licenze. Non basta che alcune richieste dei tassisti siano state accolte (su licenze plurime e extraterritorialità) e i sindacati vanno avanti. Non partecipa Confartigianato Taxi.

Dalle 21 di giovedì 26 alla stessa ora di venerdì 27, invece,  toccherà ai ferrovieri: l’agitazione è stata proclamata dall’Orsa per protestare contro quello che viene considerato «un attacco al lavoro» ovvero la cancellazione dell’obbligo di applicare il contratto nazionale di settore.

Non ci stanno neanche i farmacisti che il 1° febbraio hanno annunciato la chiusura dei punti vendita «se il Parlamento non modificherà il testo del decreto». Federfarma è favorevole a nuove aperture pari ad un massimo del 10% del totale delle farmacie esistenti e rifiuta la prospettiva di un aumento dell’attuale numero fino a un massimo di 7.000 esercizi in più.

Gli avvocati hanno invece proclamato sette giorni di sciopero. Il primi due sono già stati fissati per il 23 e il 24 febbraio e si dicono pronti anche a cortei e sit-in davanti al Parlamento e a Palazzo Chigi. Al ministro della Giustizia Paola Severino, il presidente del Consiglio nazionale forense Guido Alpa risponde che sono state adottate misure «punitive», senza un preventivo confronto. Gli altri giorni di sciopero sono previsti a marzo, in occasione del congresso straordinario del 9 e 10.

A chiudere la lista delle categorie in fermento ci sono i benzinai che hanno proclamato 10 giorni di agitazione ancora da definire. Il fronte dei gestori è al momento spaccato. La Figisc Confcommercio è stata la prima a minacciare 7 giorni di serrata, ma è pronta a revocarli, mentre Faib e Fegica hanno confermato i 10 giorni di fermo in attesa di vedere il testo definitivo del decreto. In questo caso però la Fegica non lamenta un eccesso di liberalizzazioni, ma una carenza, perché il decreto sarebbe troppo «rispettoso» delle esigenze dei petrolieri.

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