Carburanti, ancora aumenti. Gestori accusano Eni, protesta il 13 marzo

La benzina continua a volare: Eni oggi aumenta il prezzo raccomandato di 1,3 cent euro/litro e apre la strada a nuovi record: media nazionale oltre 1,84 e punte di 2 euro al Centro. Seguono l’esempio del cane a sei zampe Esso, che aumenta di 0,8 cent euro/litro il prezzo della verde, TotalErg e Shell (+1 cent). Il diesel stabile: media nazionale oltre 1,76, con punte record di 1,80 a Sud. In crescita anche il Gpl.

Dal monitoraggio di quotidianoenergia.it emerge che, a livello Paese, il prezzo medio praticato della benzina (in modalità servito) va dall’1,829 €/l di Esso all’1,847 di IP e Tamoil (no-logo in salita a 1,763). Per il diesel si passa dall’1,756 euro/litro di IP all’1,761 di TotalErg e Shell (no-logo a 1,656). Il Gpl è tra lo 0,848 €/l di Esso e lo 0,854 di TotalErg (no-logo a 0,810).

Staffetta Quotidiana fa sapere che ieri sono tornati a salire, dopo la pausa di martedì, i prezzi internazionali dei prodotti raffinati. La quotazione della benzina ha toccato un altro record storico a 639 euro per mille litri (+8), complice la fiacchezza della moneta unica. In aumento anche il gasolio a 670 euro per mille litri (+3).

E la protesta incalza. Ad accusare direttamente Eni è il Coordinamento Nazionale Unitario dei gestori di Faib Confesercenti e di Fegica Cisl: mentre la crisi morde e i consumi petroliferi calano, l’azienda petrolifera leader del mercato, da un lato trascina i prezzi al rialzo e, dall’altro, manda un “messaggio” a Parlamento e Governo, rei di aver avviato il processo di liberalizzazione ed apertura del mercato dei carburanti.

I benzinai denunciano i continui aumenti di prezzo praticati da Eni dall’inizio del mese di febbraio: in 36 giorni, ben 10 rialzi sulla benzina e 8 sul gasolio. Da allora i prezzi sono aumentati rispettivamente di 6,5 e di 3,5 cent/litro, posizionando Eni stabilmente oltre il prezzo medio di tutte le altre compagnie.

“Una situazione intollerabile – si legge nella nota del Coordinamento Fegica-Faib – tanto più grave perché causata da una azienda a capitale pubblico, che non trova giustificazione alcuna, neanche nelle fantasiose e logore ripetizioni sull’andamento dei mercati internazionali e nella foglia di fico della virtuale quotazione “platt’s”, messa sotto accusa persino a livello internazionale dalla IOSCO (Organizzazione Internazionale delle Autorità di controllo dei mercati finanziari) che prosegue la propria indagine su mandato del G20, dopo le indagini avviate in Italia da Antitrust e Corte dei Conti”.

Ma la denuncia dei benzinai va oltre: si accusa l’azienda si mettere i gestori ai margini del loro stesso impianto, sostituiti dalle macchinette self service aperte h24 e scippati di una parte consistente del loro margine. “Forse sono colpevoli per aver sostenuto il decreto liberalizzazioni che, grazie alle modifiche votate dal Senato, introduce i primi veri elementi di apertura del mercato dei carburanti?”

“Si tratta di un’azione grave, varata unilateralmente ed in violazione delle leggi dello Stato che impongono di regolare le relazioni tra gestori ed azienda attraverso una negoziazione collettiva alla quale Eni si sottrae da tempo”. Il Coordinamento Faib-Fegica chiede al Governo di intervenire ed al Ministero dello Sviluppo Economico di richiamare Eni e avviare immediatamente un tavolo di confronto negoziale, per ottenere un abbassamento dei prezzi e di arrestare l’espulsione coatta dal settore di migliaia di piccole imprese.

Faib e Fegica annunciano una manifestazione nazionale pubblica che si terrà a Roma, presso l’Hotel Nazionale/Capranichetta (di fronte alla Camera dei Deputati), il prossimo 13 marzo, con inizio alle ore 10.30, a cui sono stati invitati anche autorevoli rappresentanti del Governo e del Parlamento.

Il Codacons chiede un ritorno ai prezzi amministrati dei carburanti, considerati oramai a tutti gli effetti beni essenziali, affidando al Cipe il compito di gestire i listini e decidere le variazioni dei prezzi alla pompa, dal momento che nel settore, dopo quasi 20 anni dalla presunta liberalizzazione, non esiste ancora concorrenza. Le misure previste nel dl “Cresci Italia” sono un pannicello caldo  dato ad un moribondo. L’associazione ha deciso inoltre di diffidare il Presidente del Consiglio Mario Monti intimandogli di congelare tutte le tassazioni sui carburanti, compreso l’aumento  dell’Iva previsto ad ottobre, anche in considerazione del fatto che se nel bilancio dello Stato si prevedono introiti volutamente inferiori rispetto al reale, per poter giustificare la necessità di ulteriori tasse, aumentando artificiosamente l’indebitamento netto, è evidente che potrebbero prefigurarsi ipotesi di reato, quali ad esempio la truffa.

Un commento a “Carburanti, ancora aumenti. Gestori accusano Eni, protesta il 13 marzo”

  1. giovanni ha detto:

    Il Presidente Monti ha fatto tutto bene tranne l’aumento delle accise sulla benzina: avrebbe dovuto fare il contrario, tenuto conto che ciò si riperquote immediatamente sul caro vita. Probabilmente lui, e tutti quelli come lui, non ne risentono: BEATI LORO. Ma c’è da considerare che , la gran parte della popolazione non guadagna quanto loro, ma molto, molto, ma molto meno. E’ veramente vergognoso che non si rendano conto di questo.
    I provvedimenti vanno presi non con le tasche loro, ma con quelle di chi vive di misero stipendio, misera pensione e di chi non ha nemmeno quello: Bisogna mettersi la mano sulla coscenza e quardare indietro prima di decidere di soffocare la povera gente.