Consumatori e soldi pubblici, come stanno le cose?

C’è un tema che ogni anno, puntualmente d’estate, appassiona alcuni giornalisti: la polemica sull’eventuale finanziamento pubblico alle Associazioni dei consumatori. Il risultato però è sempre lo stesso: un buco nell’acqua. Perché “le Associazioni dei consumatori non sottraggono soldi dalla fiscalità generale, quindi non prendono i soldi dei cittadini, ma vivono grazie alle multe Antitrust, che loro stesse contribuiscono a far scattare e che non sempre arrivano”. E’ questa la risposta unanime che arriva dalle Associazioni dei consumatori alla polemica rilanciata dal sito lintraprendente.it.

Al centro della vicenda c’è il “caso delle tessere di iscrizione”: un cittadino di Padova, dopo essersi recato al Caaf della Cgil per sbrigare alcune pratiche, si è visto recapitare a casa, oltre alla tessera della Cgil, quella di Federconsumatori, senza che l’avesse richiesta. Da qui la polemica sugli iscritti fantasma, che servirebbero all’Associazione per avere più soldi pubblici e per entrare a far parte del CNCU, il Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti.

Facciamo un po’ di chiarezza sul CNCU: organo rappresentativo delle associazioni dei consumatori e degli utenti a livello nazionale, è stato istituito con la legge 30 luglio 1998. Ha compiti di tipo consultivo, propositivo e promozionale dei diritti dei consumatori e degli utenti; ha sede presso il Ministero dello Sviluppo economico ed organizza riunioni con rappresentanti delle Associazioni di tutela ambientale e dei consumatori riconosciute a livello nazionale per esprimere pareri sugli schemi di disegni di legge del Governo, sui disegni di legge di iniziativa parlamentare e sugli schemi di regolamenti che riguardino i diritti e gli interessi dei consumatori e degli utenti. Insomma, nell’ambito del CNCU non c’è nulla di nascosto e, soprattutto, non c’è alcun giochetto di soldi pubblici.

“La vera polemica che vogliono fare alcuni giornalisti – rilancia Rosario Trefiletti – è quella del finanziamento delle Associazioni dei consumatori. Si tratta di una polemica ricorrente, che viene fuori ogni 3-4 mesi e che è del tutto infondata: diciamo una volta per tutte che le Associaizoni dei consumatori non sono finanziate con la fiscalità generale, quindi non sottraggono i soldi dei cittadini. Noi riceviamo saltuariamente parte delle multe Antitrust che vanno a sostenere i nostri progetti. Chi lancia queste polemiche rovina il lavoro che noi quotidianamente facciano a difesa dei cittadini e, prababilmente si tratta di giornalisti amici dei poteri forti. Ci sta venendo anche il sospetto che questa storia delle tessere di Padova non sia vera – ha aggiunto Trefiletti – Verificheremo il tutto e valuteremo la possibilità di una querela. Anche perché i nostri iscritti sono tutti certificati e in Veneto c’è addirittura la certificazione ISO9000. Aggiungo anche che se fossimo davvero dei maneggioni avremmo oltre 5 milioni di iscritti e cioè quanti ne ha la Cgil. Purtroppo però c’è chi rilancia queste polemiche, aiutando i poteri forti: io stesso ho risposto diverse volte alla domanda sui finanziamenti alle Associazioni dei consumatori in trasmissioni televisive, da Matrix a Uno Mattina”.

Anche secondo Pietro Giordano, Presidente di Adiconsum, si tratta di “una polemica strumentale legata ad una certa cultura del nostro Paese e cioè quelli che non riconoscono i corpi intermedi della società”. “I partiti spesso, sia nel centro-destra che nel centro-sinistra, si sentono gli unici depositari delle volontà die cittadini e non danno spazio ad altre forme di rappresentanza. Eppure il principio di sussidiarietà è riconosciuto dalla stessa Costituzione e sono proprio quei corpi intermedi a supplire molto spesso alle mancanze della nostra società. Oltre al fatto che le Associazioni negli anni hanno portato avanti molte battaglie e ottenuto diverse vittorie, tanto da essere in alto nell’indice di gradimento dei cittadini, dobbiamo anche dire che in periodi di crisi come quello in cui stiamo vivendo l’Italia si regge soprattutto grazie alla solidarietà. Dobbiamo quindi combattere questa logica di guelfi e ghibellini che spesso rompe il lavoro fatto da tanti. Per quanto riguarda il numero degli iscritti delle Associazioni ribadisco: oggi c’è un controllo forte ed è tutto tracciato: c’è un decreto ministeriale che fa verifiche a campione e se ci sono dichiarazioni false ne risponde penalmente il rappresentante legale. Insomma, non ci sono giochetti di soldi”.

Anche Mario Finzi, storico presidente (oggi vice) di Assoutenti, dà una lettura tutta politica di questa polemica: “In generale la politica non evde di buon occhio le Associazioni dei consumatori perché molte delle battaglie che portiamo avanti hanno un significato politico e rappresentano delle scelte di politica economica e sociale. Ma c’è un altro dato da sottolineare: il numero degli iscritti ai partiti diminuisce sempre di più, mentre aumenta quello alle Associaizoni dei consumatori. Questo crea un sentimento di gelosia, anche perché i partiti rivendicano il fatto di essere la principale espressione della rappresentanza sociale. E non accettano di buon grado il fatto che le Associazioni riescano a rappresentare in modo più efficacie alcune esigenze dei cittadini, offrendo loro anche dei servizi (cosa che i partiti non fanno). In poche parole – ha concluso Finzi – noi occupiamo uno spazio che attira molte gelosie e la stampa, quando si occupa di quest’argomento, interpreta questo sentimento”.

Ad alzare un po’ il tiro, a dimostrazione di quanto sia variegato e dialettico il mondo delle Associazioni dei consumatori, arriva Carlo Rienzi, Presidente del Codacons che si dice addirittura favorevole ad un finanziamento pubblico: “Lo Stato dovrebbe finanziare le Associazioni dei consumatori, come dovrebbero farlo anche aziende grosse come Enel ed Eni, perché noi svolgiamo una serie di attività che loro non fanno. Quindi il sostegno dovrebbe essere pubblico e diretto, senza alcun condizionamento”. Anche perché Rienzi ha sottolineato quanto sia ancora lontana in Italia una vera cultura del consumerismo, come quella che c’è in America dove le Associazioni non hanno alcun bisogno di sostegni pubblici perché vivono con le iscrizioni e donazioni dei cittadini. “E perché succede questo? – ha detto Rienzi – Perché lì i cittadini hanno paura della class action. Da noi, invece, la class action è stata ostacolata in tutti i modi fino a diventare una legge ridicola”. Non è mancata però la stoccata alle Associazioni dei consumatori legate ai sindacati che, secondo Rienzi, fanno concorrenza sleale alle altre. “Non dovrebbero neanche sedere al CNCU perché difendono le esigenze dei lavoratori e non dei consumatori. Su questo il Codacons ha presentato anche un esposto”.

di Antonella Giordano (Twitter @Anto_Gior)

3 Commenti a “Consumatori e soldi pubblici, come stanno le cose?”

  1. costante ha detto:

    Ma chi rappresentano veramente le ben 17 associazioni, ognuna con uno sponsor politico o addirittura privato, se non con nascosto scopo di lucro, legato ad abbonamenti etc etc..? Non ne basterebbe una sola, forte e documentata mente indipendente? Allora sarebbe giustificata una forma di finanziamento, giustamente!

  2. ANTONIO DIOMEDE ha detto:

    Le associazioni dei consumatori svolgono un ruolo importantissimo ed insopprimibile per una società evoluta. Andrebbero però regolamentate diversamente. Ad esempio, dovrebbero essere sottoposte a veriche periodiche sulla loro effettiva rappresentatività. Dovrebbero inoltre dimostrare di svolgere un ruolo di servzio calmierato. Mi risulta che alcune di esse sono dirette da gruppi di avvocati che, tramite l’associazione si procurano i clienti. Ho avuto una brutta esperienza quando avendo bisogno di una consulenza su alcune cartelle esattoriali pazze mi è stata chiesta una provvigione del 10% per intervenire sugli enti preposti.Le cartelle ammontavano a circa 20 mila euro ma moltissime erano fasulle in quanto pagate o prescritte. Alla fine le cartelle realmente valide ammontavano a circa 4 mila euro ma il compenso richiesto era calcolato sul totale non sulle vere cartelle da contestare. Tale comportamento scredita la benemerita azione delle associaizoni oneste e realmente rappressentative degli interessi dei consumatori.

  3. Romano ha detto:

    L’articolo dell’intraprendente non mi sembra che dica il falso. Tanto più che riporta anche il nome del cittadino. Le dichiarazioni di Trefiletti e Giordano, che rappresentano, rispettivamente, la Federconsumatori CGIL e l’Adiconsum CISL, sono comprensibili, perché coinvolge direttamente i sindacati. Sindacati che, d’altro canto, hanno i loro ………. e, pertanto, come dice giustamente Rienzi, non devono assolutamente avere delle associazioni di consumatori, per un chiaro ed insormontabile conflitto di competenze.
    Però non è nemmeno giusto, oltre che immorale, che le associazioni dei consumatori ricevano finanziamenti pubblici, (come non ne dovrebbero avere i partiti) e, come in America, essere finanziati solo dalle quote associative.
    Semmai bisogna spingere i politici a facilitare una legge che promuova le class-action, tuttora difficili da attuare con le norme attuali. E’ anche auspicabile che il ricorso del Codacons contro le commistioni dei sindacati con le associazioni dei consumatori sia riconosciuto valido, anche se la Circolare del Mise ed il regolamento di applicazione della legge 30/7/1988 sia stato fatto su misura per rendere la vita difficile alle associazioni indipendenti da sindacati, movimenti e partiti politici. Rienzi, a che punto è il vostro ricorso?