“Corruzione vs Welfare”, uno stretto legame da interrompere

La corruzione è l’abuso di potere e può esercitarsi in ogni attività della vita economico-sociale di un paese. Dagli appalti ai favori personali, passando per l’abuso d’ufficio e il peculato, la corruzione in Italia brucia circa 60 miliardi all’anno (dati della Corte dei Conti). Ciò vuol dire che sulla testa di ogni cittadino italiano pesa una tassa di 1000 euro non spesi per servizi di pubblica utilità.

Studi internazionali dimostrano che nei paesi ad alto tasso di corruzione diminuiscono le risorse per i servizi sociosanitari e sccolastici e, in generale, la qualità dei servizi pubblici è più bassa. Nella classifica internazionale stilata ogni anno da Transparency International, l’Italia è retrocessa al 69° posto su 182 paesi, a pari merito con il Ghana, con un indice di 3,9 su una scala da 1 a 10, dove 10 indica il livello minimo di corruzione. Oltre ai dati reali c’è la percezione del fenomeno, che tra gli italiani cresce sempre di più: nel 2009 l’83% considerava la corruzione un problema rilevante e nel 2008 il 17% dei cittadini ha denunciato tangenti, contro una media europea del 9% (dati  Eurobarometro).

Dall’altro lato diminuisce il numero delle denunce e non certo perché diminuiscono i casi di corruzione. Il picco di denunce c’è stato nel 1995 con quasi 2000 crimini e oltre 3000 persone denunciate; nel 2006  i crimini si sono ridotti di circa un terzo e le persone denunciate della metà. Nel 2001 le condanne per falso in bilancio sono state 419 mentre nel 2008 sono scese a 69 e se guardiamo alle condanne per reati di corruzione i numeri parlano ancora più chiaro: dalle 1.700 del 1996 si è passati alle 239 del 2006. Ed esemplari sono i casi di Sicilia e Calabria: l’isola è passata da 138 condanne nel 1996 a 5 nel 2006, mentre la Calabria da 19 a 0.

Dunque la lotta alla corruzione si è arenata parecchio e l’impegno da parte delle istituzioni è scemato negli anni. E’ necessario un intervento forte e condiviso da più soggetti.

Per questo oggi Cittadinanzattiva ha lanciato la campagna di sensibilizzazione “Ridateceli!: i soldi della corruzione al servizio dei cittadini”. Obiettivo della campagna? Rendere sempre più chiaro a tutti il legame inversamente proporzionale tra corruzione e welfare: più dilaga la prima, più diminuisce il secondo. Durante il convegno dal titolo “Corruzione vs Welfare” organizzato oggi a Roma da Cittadinanzattiva si è parlato di numeri e di fatti e sullo sfondo c’è stato il disegno di legge anti-corruzione n.4434, strumento ancora parziale per la lotta al fenomeno.

“Si inaspriscono le pene, ma solo per alcuni reati, e il rischio è che esso resti una petizione di principio, senza capacità di incidere sulla vita pubblica italiana – ha commentato Vittorio Ferla, responsabile trasparenza e legalità per Cittadinanzattiva – Chiediamo invece che si lavori in accordo con le organizzazioni civiche per giungere a strumenti più efficaci che, su più fronti e nel lungo periodo, contrastino il dilagare dell’illegalità nel nostro Paese”. Secondo Ferla “la cifra nera della corruzione è quella carenza di informazioni attorno ai reati e a chi li compie, quindi la vera sfida parte da una nuova misurazione del fenomeno, accompagnata da una vigilanza da parte dell’intera collettività, perché il ruolo dei cittadini è cruciale per stabilire un nuovo rapporto di fiducia”.

A tal proposito Cittadinanzattiva propone un’Anagrafe delle denunce, dei processi in corso, del valore economico dei reati perseguiti e dei beni sequestrati e confiscati e una revisione della normativa sulla valutazione civica dell’azione amministrativa, affinché diventi anch’essa uno strumento per la lotta alla corruzione.

C’è quindi da invertire la rotta che negli ultimi anni ha portato ad una progressiva assuefazione alla corruzione diffusa e ad una crescente sfiducia verso quei poteri pubblici che non riescono a difendere i cittadini dagli apparati politico-amministrativi corrotti. E’ la stessa Corte dei Conti a spiegare chiaramente che nel settore della sanità, ad esempio, “si verificano con sorprendente facilità veri e propri episodi di malaffare con aspetti di cattiva gestione, talvolta favoriti dalle carenze del sistema dei controlli”. Se a questo aggiungiamo la presenza sempre più pervasiva del potere politico e delle sue clientele locali, si capisce quanto il fenomeno sia intricato e di difficile gestione. Ma è proprio per questo che è capace di incidere sulla tutela effettiva dei diritti dei cittadini e sulla qualità della vita che conducono, soprattutto in alcune Regioni del Paese. 

Intanto ieri alcuni deputati del PD, tra cui Anna Rossomando ed Ermete Realacci, hanno presentato un’interpellanza al Ministro della Giustizia, al Ministro dell’Interno e al Ministro dell’Amministrazione Pubblica e dell’Innovazione, per sapere quale sia lo stato di attuazione della norma contenuta negli articoli 220 e 221 della Legge Finanziaria 2007, sull’ampliamento delle ipotesi di confisca e sul sequestro preventivo.

In particolare i deputati chiedono quale sia il numero dei processi per corruzione a cui risulta essere stata applicata la norma e quale sia l’entità e la tipologia dei beni confiscati e se sia stata data attuazione all’impiego delle somme ricavate per interventi per l’edilizia scolastica e per l’informatizzazione del processo.          

di Antonella Giordano

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