Decreto sanità, iter tortuoso

Quel che è certo è che la riforma del sistema sanitario targata Renato Balduzzi non è nata sotto una buona stella. Ancora nulla di definitivo, tutte provvisorie le bozze (o indiscrezioni) circolate in questi giorni ma il dibattito è più acceso che mai. Andiamo con ordine. Il prossimo Consiglio dei Ministri, il 5 settembre, avrà il compito di dare il via libera al decreto: 27 articoli per mettere mano a diversi aspetti del settore sanitario. Dall’organizzazione del sistema sanitario all’intramoenia, dai farmaci ai Lea (inizialmente era previsto anche un sistema di tassazione sulle bibite gassate che sarebbe sparita dal testo), un bel lavoro.  Peccato che su di esso pesano già non poche critiche. Le Regioni, innanzitutto, hanno presentato un documento che raccoglie osservazioni su tutto il decreto. Tra i rilievi delle Regioni soprattutto la questione del riordino delle cure primarie affidate ai medici di medicina generale, ovvero la riformulazione dell’articolo 8 del decreto 502. Il nodo è la copertura economica. La riforma nei fatti è già codificata nel contratto dei medici sin dal 2009 e affidata alla implementazione attuativa delle Regioni. Nessuna compagine però ha investito un solo euro. Le Regioni, soprattutto quelle con i conti in rosso, non hanno la possibilità di sostenere ulteriori oneri economici a maggior ragione dopo la spending review.

Non si tratta di una ‘contestazione’ del decreto nella sostanza: per l’assessore della Toscana Luigi Marroni “l’insieme è condivisibile ma non possono imporci la creazione di nuovi servizi senza darci fondi”. Tuttavia gli Assessori hanno fatto già sapere che “l’accoglimento delle correzioni sarà fattore imprescindibile per un parere positivo. Restano le perplessità sulla scelta di riunire tutte queste materie in un unico provvedimento d’urgenza”. Ma, come se non bastasse, a rendere la faccenda più complicata ci sono i Medici di base e i Pediatri che, a loro volta, minacciano un’agitazione qualora il Governo dovesse accogliere le richieste delle Regioni.

“Non so dare altra spiegazione ai contenuti delle proposte degli assessori regionali se non quella che abbiano messo in atto una provocazione nella eterna lotta di competenze fra Regioni e Governo in materia sanitaria. Un conflitto che, se arriva a concretizzarsi in questi termini, dovrebbe preoccupare tutti, dal Presidente della Repubblica ai Cittadini, al Governo, ai Parlamentari, ai Partiti e ai Movimenti” ha commentato Giacomo Milillo, Segretario Nazionale della FIMMG che considera la contro-proposta indecente oltre che incoerente: un collage composto con i “desiderata” di ciascuna regione, senza un minimo di indirizzo conforme a quegli obiettivi, tante volte sbandierati, di salvaguardia del diritto di scelta del proprio medico di fiducia e di avvicinamento della cura al malato.

“Altro che cambiamento di progresso, siamo di fronte ad un tentativo di regressione e intanto chi ci andrà di mezzo saranno i pazienti – aggiunge Milillo – perché se le proposte delle Regioni dovessero passare si otterrebbe solo un’assistenza peggiore”.

Con il passaggio alla dipendenza sarebbe progressivamente eliminata la figura del medico di famiglia e il rapporto fiduciario, di fatto l’assistenza ai cittadini verrebbe ad essere spersonalizzata, i cittadini stessi umiliati e posti davanti a due sole possibilità o pagarsi le prestazioni o accettare quel che passa la regione senza neppure troppe spiegazioni.

Al medico verrebbero imposti tetti di spesa individuale, cosicché, finite le risorse, all’assistito potrà solo rispondere: “Ho finito i soldi, non posso più curarla, ne riparliamo l’anno prossimo”. Oppure ogni medico dovrà fare “la cresta” sulle esigenze di ogni assistito per poter disporre sempre di una riserva? Come potrà il cittadino fidarsi del consiglio del medico quando saprà che è condizionato in questo modo? Altro che sistema equo, solidale e universalistico garantito per legge.

Infine, la spesa per il personale del SSN aumenterà inesorabilmente, perché il costo medio lordo di un medico dipendente è superiore a quello di un medico convenzionato, a maggior ragione se si considera il fatto che nel costo della gran parte dei convenzionati sono comprese le spese necessarie a procurarsi tutte le strutture, il personale e gli strumenti necessari ad esercitare l’attività assistenziale.

Alle Regioni o al Governo, se accoglierà le proposte, il compito di spiegare ai cittadini che per risparmio si intende riduzioni e spersonalizzazione delle prestazioni, pazienza se le economie fatte sulla salute della gente serviranno a compensare i maggiori costi necessari per potenziare quella oleata macchina di clientelismo che le amministrazioni regionali vogliono così ampliare.

La nostra opposizione più strenua è scontata, confidiamo che il Governo non si renda complice di questa follia, sapendo di poter contare sulla nostra interlocuzione favorevole rispetto ai punti innovatori contenuti nella bozza originale. La conflittualità della categoria con le Regioni subirà nei prossimi giorni un’impennata, è in dubbio ogni tipo di collaborazione, valuteremo ogni forma possibile di lotta per far valere le nostre ragioni e quelle dei cittadini traditi dalle Regioni.

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