Delisting farmaci fascia C, bocciatura della Coop

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’elenco dei medicinali di fascia C che possono essere venduti senza ricetta anche nelle parafarmacie e nei corner della Grande distribuzione. È il famoso “delisting” relativo alla liberalizzazione della vendita dei medicinali a carico dei cittadini. Rimangono in farmacia stupefacenti, iniettabili e medicinali del sistema endocrino. Secondo la Coop potranno essere venduti solo 136 farmaci. Un numero pari ad appena il 6% delle vendite di fascia C.

Nella Gazzetta Ufficiale del 26 aprile è stato pubblicato il decreto che dà attuazione a quanto previsto dall’articolo 32 del decreto-legge “Salva-Italia” (n. 101/2011) sul regime di vendita dei medicinali appartenenti alla classe C, cioè a totale carico del cittadino. Come spiega online il Ministero della Salute, il provvedimento – adottato dopo le valutazioni tecniche dell’Agenzia italiana del farmaco – “individua, innanzitutto, come richiesto dal legislatore, i medicinali che dovranno continuare ad essere venduti su ricetta medica e che, pertanto, i cittadini potranno trovare solo nelle farmacie. La maggior parte di questi farmaci appartiene alle quattro categorie di medicinali per le quali è stato lo stesso decreto-legge ad escludere la possibilità del passaggio alla vendita senza ricetta: si tratta dei medicinali stupefacenti, degli iniettabili, dei medicinali del sistema endocrino e di tutti i medicinali per i quali è previsto il più rigoroso regime della vendita dietro presentazione di ricetta medica da rinnovare volta per volta”.

Gli altri farmaci sono riportati in una lista allegata al decreto ministeriale con la quale viene riconosciuta la possibilità di vendita senza ricetta anche nelle parafarmacie e nei corner della grande distribuzione. Tali medicinali si aggiungono a quelli classificati dall’Aifa come SOP  (senza obbligo di prescrizione) o come medicinali di automedicazione (OTC). Ci sono poi alcuni medicinali per i quali l’inclusione nell’elenco dei farmaci per i quali permane l’obbligo di ricetta medica “è provvisoria, in attesa delle  valutazioni  della commissione consultiva tecnico scientifica dell’AIFA, in fase di ricostituzione”, si legge in Gazzetta Ufficiale.

Dalla Coop, che ha nella sua rete 105 corner salute, arriva una “bocciatura senza appello”: i farmaci vendibili, afferma, saranno al netto solo 136, “a conti fatti appena il 6% delle vendite della fascia C”.

Questo dunque quanto esce fuori dal circuito esclusivo delle farmacie con il decreto delisting pubblicato in GU. “Abbiamo a che fare con un decreto anti-liberalizzazione che mantiene lo status quo a appannaggio delle farmacie ed è persino peggiorativo rispetto alla situazione precedente – sostiene la Coop – Per i consumatori nessuna boccata d’ossigeno e nessuna diminuzione di prezzo dei farmaci per non aver messo in campo i veri canali alternativi che sarebbero stati la distribuzione moderna e le parafarmacie . Così facendo si è gettata alle ortiche una liberalizzazione che solo nel settore farmaci (tra corner della Gdo e parafarmacie), così come era nella primaria intenzione del Governo, avrebbe potuto generato una diminuzione dei prezzi per un valore pari a 250 milioni complessivi a beneficio dei consumatori. E ci si è accontentati delle briciole”.

La Coop critica anche quanto previsto dal Regolamento Attuativo appena emanato che ridefinisce i requisiti strutturali dei corner. “Sintetizzando – afferma Coop- siamo uguali alla farmacia per ciò che attiene la struttura dell’esercizio, lavorano da noi farmacisti laureati e abilitati alla professione (solo in Coop sono circa 300 e si tratta di nuova occupazione), ma non possiamo fornire lo stesso servizio e siamo confinati a somministrare farmaci da banco, farmaci veterinari e ora una esigua gamma di farmaci di fascia C. Il tutto oltre a essere paradossale va esattamente in direzione contraria a quanto significa liberalizzare, ovvero aprire mercati chiusi generando vantaggi per i consumatori e maggiore efficienza per le imprese”.

2 Commenti a “Delisting farmaci fascia C, bocciatura della Coop”

  1. Alex ha detto:

    L’automatismo più concorrenza prezzi più bassi è tutto da dimostrare. Sarebbe opportuno che coop pubblicasse un confronto fra i prezzi dei medicinalinei suoi punti vendita e quelli che sono praticati dalle farmacie.
    Noi come famiglia siamo soci Coop ma sui farmaci da banco non abbiamo rilevato significatiti sconti. Non siamo grandi consumatori perciò non vogliamo dare un giudizio statistico.
    alex

  2. gerry ha detto:

    tratto dal sito anpi parafarmacie. Delisting farmaci: Un bluff che fa comodo ai soliti noti 27/04/2012 @ 19.40

    ANPI, 27 aprile 2012 – Infine la “listarella” è stata pubblicata, visto il modesto risultato non comprendiamo il perché di tutto questo tempo, che forse bisognava dimostrare quanto fosse faticoso e “responsabile” il lavoro di selezione? Cosi ci troviamo a fare la spunta di farmaci che in gran parte sono già nelle nostre disponibilità oppure sono talmente in disuso che qualcuno pensava fossero stati ritirati dal commercio. Ma tant’è, questo passa il convento. Sul piano dei numeri i farmaci che fanno parte della lista sono 230 su oltre 5.300 farmaci analizzati da AIFA, un modesto 4%. Tuttavia è bene precisare che dei 5.300 farmaci, oltre 3.300 sono quelli scartati dalla lista per effetto del divieto imposto dall’art.32-comma 1 del decreto di dicembre, mentre i restanti 1.750 farmaci sono assenti dalla lista per valutazioni “tecniche” che AIFA riconduce alla obbligatorietà della ricetta medica. In termini di fatturato il peso dei 230 farmaci è al di sotto del 4%, in particolare dei 20 farmaci di fascia C-RR più venduti, uno solo è presente nella lista. Crediamo che anche questo aspetto debba far riflettere. Nel merito pur comprendendo le valutazioni di un organo tecnico qual è AIFA, ci permettiamo di esprimere qualche perplessità, queste di carattere politico, nei confronti della superiore responsabilità politica del Ministro, che solo poteva, noi riteniamo doveva, riconoscere al farmacista la professionalità e la responsabilità che gli è propria ovvero di dare al paziente i consigli necessari per un uso proprio e consapevole del farmaco, come per altro già avviene in altri Paesi europei. Perché vede signor Ministro, da domani non potremo più accettare che in farmacia questi stessi farmaci possano essere dispensati da personale non farmacista oppure che vengano venduti senza la prescritta ricetta medica. Riteniamo che questa dovesse essere la sfida, oggi matura e dunque attesa, che il Governo doveva vincere dopo la battuta di arresto alla Camera nello scorso dicembre. Tanto meno si può invocare la scusa dell’anomalia della parafarmacia nella realtà europea. In Italia oggi sono presenti 4.000 parafarmacie, una realtà economica e occupazionale che non ha confronti in tutta Europa, proprio per questo ci aspettavamo una maggiore consapevolezza e coraggio, specie in un Governo che ha fatto della concorrenza e della ripresa economica la propria bandiera. trato dal sito anpi parafarmacie