Prezzi frutta e verdura ancora su, +2,25 euro in una settimana

Prima c’è stato il blocco dei tir, poi è arrivato il maltempo che ha colpito l’Italia con ben due ondate di gelo. Tutto questo, oltre a creare enormi disagi per la circolazione, ha fatto lievitare i prezzi di molti prodotti alimentari, in primis di frutta e verdura. Per esaminare le cause di questi rincari, il Garante per la sorveglianza dei prezzi ha convocato per oggi un tavolo di confronto  presso il Ministero dello Sviluppo economico.  La seconda ondata di neve ha assestato un altro duro colpo alle tasche delle famiglie italiane: in una sola settimana la spesa di frutta e verdura è aumentata di 2,25 euro. E’ quanto emerge dal monitoraggio dei prezzi di frutta e verdura effettuato da Adiconsum il 14 febbraio su 180 punti vendita tra GDO, mercati e negozi. L’Associazione ha fatto una prima rilevazione il 7 e 8 febbraio, comparando i prezzi con quelli del 17 gennaio. Il risultato era stato già abbastanza eloquente: rincari di quasi 1 euro al giorno sul carrello della spesa. 

A distanza di una settimana le cose vanno ancora peggio. “Dal confronto tra i prezzi dei prodotti alimentari elaborati da Adiconsum raccolti tra il 14 e 15 febbraio e quelli del 17 gennaio – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – l’aumento della spesa media annuale sfiora i 200 euro, sebbene nelle rilevazioni dopo la seconda ondata di maltempo, siano variati i prodotti che hanno subito aumenti o riduzioni”.

Ecco cosa è venuto fuori confrontando i prezzi al dettaglio raccolti il 17 gennaio (prima del blocco dei tir), e in queste due prime settimane di febbraio, per un ipotetico carrello della spesa settimanale riferito ad una famiglia di 4 persone:

  • un aumento di 3,72 euro per settimana (pari al 2,59% dell’originario importo di 143,86 euro)
  • una maggiore spesa mensile di oltre 16 euro
  • una maggiore spesa annuale che sfiora i 200 euro.

Nel dettaglio, gli aumenti maggiori si registrano nel settore ortofrutticolo, che nel nostro carrello della spesa settimanale determinano una variazione complessiva di +2,25 €/settimana (+1,92 €/settimana, pari ad un +9,42%, per verdure e ortaggi; +0,33 €/settimana, pari ad un +3,53%, per la frutta). Seguono:

  • latte e derivati, pane, pasta, affettati e uova con +0,68 €/settimana, pari ad un +1,99%;
  • poi le carni con +0,64 €/settimana, pari ad un +1,74%;
  • infine i prodotti ittici con +0,15 €/settimana, pari ad un +0,35%.

 “Si tratta – conclude Giordano – di aumenti dei prezzi rilevati in un lasso di tempo molto ridotto e caratterizzato da eventi particolari, quali il blocco degli autotrasportatori e due ondate di maltempo straordinarie, ma l’esperienza insegna che i motivi per giustificare nuovi aumenti non mancano mai (gelate tardive, grandinate, siccità, ecc.). Non ci stupiremo quindi di trovare  nelle nostre prossime rilevazioni stime al rialzo”.

Dal canto loro, i produttori ortofrutticoli, convocati anche loro al tavolo sulla trasparenza dei prezzi, rivendicano la loro estraneità ai recenti aumenti. “Se c’è stata speculazione, non saremo noi a certificarla, visto che stiamo vendendo la frutta a prezzi addirittura inferiori rispetto allo scorso anno. Saranno gli enti preposti a fare controlli a verificare se ci siano state effettivi rincari dei prezzi al consumo dei prodotti ortofrutticoli in concomitanza con l’eccezionale ondata di maltempo che ha colpito l’Italia – ha dichiarato il presidente di Fedagri-Confcooperative Maurizio Gardini, in rappresentanza anche di Legacoop Agroalimentare e Agci-Agrital – Non è nostro compito quello di fare controlli, noi possiamo solo certificare di non aver applicato rincari ai prodotti usciti dalle cooperative che abbiamo immesso sul mercato nazionale”.

Nello specifico, la frutta in magazzino non ha avuto alcun rincaro: kiwi, pere e mele sono state venduti ad un prezzo addirittura inferiore, che oscilla dal 15% al 35%, rispetto allo scorso anno. Quanto alle arance, il prezzo alla vendita non ha subito aumenti e quello riconosciuto ai produttori è stato bassissimo.

“La produzione orticola ha subito un calo produttivo, dovuto alle gelate e alle basse temperature: le zucchine vengono oggi vendute al produttore siciliano 1,30 euro. Un mese fa il prezzo era di 80 centesimi, ma c’era maggiore produzione, ed è una normale dinamica del mercato, comune a tutti i settori merceologici, una oscillazione di prezzi che si verifica quando l’offerta diminuisce e la domanda rimane costante”.

Dal tavolo è emerso che la situazione dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli tenderebbe ad un rientro; sono stati esclusi comportamenti speculativi, attribuendo le recenti tensioni alle difficoltà atmosferiche e logistiche e dei trasporti. Il presidente Fiesa Confesercenti, Gian Paolo Angelotti, nel suo intervento, ha evidenziato le difficoltà della distribuzione specializzata legate al calo dei consumi, un contesto di forte criticità che impedisce qualsiasi azione di carattere speculativo.

“Le tensioni che ci sono state hanno riguardato prevalentemente le primizie ed i prodotti fuori stagione, mentre per i prodotti stagionali addirittura siamo in presenza dei contrazioni dei prezzi (finocchi, carciofi, arance, mandaranci, carote e patate). Il rincaro di tutti i prodotti energetici ha influito sia a livello di produzione agricola che di movimentazione delle merci”. Secondo Angelotti, “bisognerà aspettare le prossime settimane per verificare gli effetti delle gelate sulla produzione agricola e arboricola. Ma soprattutto, occorre evitare allarmismi e speculazioni mediatiche per evitare inutili preoccupazioni in un momento già particolarmente difficile per le famiglie”.

La Cia-Confederazione italiana agricoltori, in occasione del tavolo, ha rilanciato le sue proposte, sottolineando che gli aumenti non sono da addebitare agli agricoltori: a gennaio i listini praticati dai produttori agricoli per gli ortaggi sono scesi del 25%. Una delle proposte per contrastare il caro-frutta e verdura è quella del doppio prezzo (origine e dettaglio) da applicare sui cartellini di vendita. Poi c’è bisogno di filiere più corte e rapporti stretti e organici tra i vari soggetti; maggiore trasparenza; osservatori a livello regionale e nazionale per monitorare costantemente il mercato; interventi tempestivi e fermi da parte del Garante per la sorveglianza dei prezzi.

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