L’uovo di Pasqua di un paese allo stremo

Cosa vorrebbero i consumatori nell’uovo di Pasqua? Strano esercizio, cercare di indovinare i desideri degli italiani in un periodo in cui sogni e aspirazioni potrebbero essere infiniti. O, in alternativa, molto limitati: salute, un lavoro che garantisca la sopravvivenza, un po’ di tempo libero per stare in famiglia o con gli amici. In un periodo cupo sotto tanti punti di vista, l’alternativa alla lista infinita dei sogni è quello di rinchiudersi in se stessi. Di badare solo alla sopravvivenza materiale perché non c’è tempo, non ci sono energie e non ci sono risorse per puntare ad altro. Se si fa fatica ad arrivare al pane, le rose sembrano davvero superflue.

Nell’uovo di Pasqua i consumatori troveranno la benzina a due euro al litro, una capacità di risparmio ridotta perché i risparmi sono sempre più esigui, un potere d’acquisto dimezzato, redditi reali in flessione, una crisi economica che morde con sempre maggiore forza e che non risparmia giovani e vecchie, famiglie e single, ceto medio e poveri (semmai ancora vi sia qualche differenza di budget). Rimane una frattura, quella con la parte veramente ricca del paese, con un gap che si accresce sempre di più fra i pochissimi che hanno molto e i molti che hanno pochissimo.

Nell’uovo di Pasqua i consumatori troveranno una classe politica che continua a sperperare denaro pubblico, a farlo per ragioni familistiche – nell’ottica del “tengo famiglia” e della logica che una volta arrivati al potere, questo possa essere piegato a uso e abuso personale perché così fan tutti o comunque così farebbero tutti – e per una ostentazione di ricchezza e sperpero che tanto più stride quanto più ci sono milioni di persone che fanno fatica ad arrivare a fine mese. Per davvero, e non per slogan. Nell’uovo di Pasqua i consumatori troveranno il contrasto forte, evidente, immorale fra lo sperpero dei finanziamenti pubblici ai partiti e la storia dolorosa dei pensionati che si uccidono perché la loro pensione s’è ridotta di duecento euro, dei disoccupati che si ammazzano perché hanno perso il lavoro o non sperano più di trovarne uno, dei piccoli imprenditori che si immolano perché strozzati dalla crisi e dalla mancanza di credito, perché c’è chi usa denaro pubblico per finanziarsi lussi e vizi mentre a chi lavora può accadere di vedersi negato un prestito di poche migliaia di euro, che non risolleva la sorti ma almeno farebbe tirare il fiato.

In questa Pasqua che si annuncia chiusa su se stessa, i consumatori troveranno ancora una volta la difficoltà di rivendicare i propri diritti, che sia il rimborso d’una tassa ingiusta o la protesta nei confronti di una truffa ad ampio raggio che nessuno sembra riuscire a fermare. E troveranno una società che sembra sempre più rassegnata (o almeno così viene raccontata), ripiegata su se stessa, con poca fiducia nel futuro e nessuna nel presente, che non osa fare un passo in alcuna direzione perché paralizzata dal timore che il pavimento le frani sotto i piedi.

Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate”. È davvero così? In questa Pasqua, in questa più che nelle altre, servirebbe davvero guardare altrove. Cambiare punto di vista. Pensare che vi sia una seconda possibilità e che la rassegnazione non sia la chiave per scardinare il sistema e sopravvivere alla bufera. Perché la costruzione di quanto ci circonda è opera umana, fallibile, perfettibile o in alternativa rovesciabile. Nell’uovo di Pasqua di quest’anno c’è da sperare che cittadini e consumatori trovino un semplice fiammifero. Un fiammifero per tenere accesa la speranza.

 

di Sabrina Bergamini

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