Liberalizzazioni, Lirosi (Pd): class action e mutui, le novità a tutela del consumatore

Il cliente sarà libero di scegliere sul mercato la polizza vita più conveniente a garanzia del proprio mutuo. Se una banca impone l’apertura di un conto corrente a chi richiede un mutuo, questo comportamento sarà considerato pratica commerciale scorretta. La class action sarà rafforzata.

Verrà infatti esteso l’ambito di applicazione, le procedure di adesione saranno più semplici, e il giudice potrà chiedere alle parti di stipulare un accordo sulla liquidazione del danno. Sono i contenuti di una serie di emendamenti presentati dal Pd e recepiti nel dl liberalizzazioni, che approda la settimana prossima nell’Aula del Senato.

Help Consumatori li ha esaminati con Antonio Lirosi, responsabile Consumatori e commercio del Partito democratico, che spiega: “Sono emendamenti presentati dal Pd, recepiti dal Governo e condivisi dagli altri gruppi parlamentari del Senato che sostengono il Governo. Uno riguarda, al momento dell’erogazione del mutuo, l’eliminazione del vincolo per il cliente di sottoscrivere la polizza vita promossa o venduta dall’istituto di credito. Come ha denunciato l’Isvap più volte, sappiamo che queste polizze hanno commissioni con ricariche fino al 70% rispetto a quelle disponibili sul mercato. Con questa modifica, d’ora in avanti il cliente sarà libero di scegliere sul mercato la polizza vita a garanzia del suo mutuo e del credito della banca. Questo crea più concorrenzialità”.

L’altra novità riguarda le banche, che non dovranno più collegare l’erogazione di un mutuo all’apertura di un conto corrente.

La prassi operata dalle banche di imporre al cliente, per il rilascio di un mutuo, l’apertura di un conto corrente presso la banca stessa – che sarebbe magari il secondo o terzo conto corrente per il consumatore – viene inquadrata come pratica commerciale scorretta, quindi sanzionabile. Questo lascia libero il cliente, se ha bisogno di aprire un conto corrente, di scegliere il prodotto più conveniente sul mercato, e spinge la banca a offrire condizioni migliori se vuole catturare un nuovo cliente. Anche questa norma va nel senso di rafforzare l’impianto di liberalizzazione migliorando la condizione del consumatore.

E le spese di apertura e gestione del conto corrente saranno gratuite per chi ha una pensione fino a 1500 euro mensili.

Sì. È stata introdotta una norma, collegata anche ai limiti all’uso del denaro, per vincolare le banche a creare per i nuovi potenziali clienti, che prima usavano solo contante, condizioni di conto corrente gratuiti.

Si rafforza la class action. In che modo?

È un emendamento presentato solo dal Pd. Ci fa piacere che sia stato accolto, perché sulla class action introdotta dal governo Prodi nel 2008 abbiamo assistito alla controriforma da parte del governo Berlusconi, che l’aveva prima rinviata di un anno e mezzo e poi nel luglio 2009 modificata introducendo una serie di vincoli e limitazioni d’uso, tanto che finora ha avuto scarsi risultati. Quasi mai infatti è stata dichiarata ammissibile. Le modifiche accolte su proposta del Pd riguardano prima di tutto l’ambito di applicazione della class action. Consentono di considerare appartenente a una classe i diritti omogenei di una pluralità di consumatori. Prima invece la legge parlava di diritti identici. Ed è difficile trovare fattispecie identiche. Ad esempio: i titolari di un conto corrente che hanno contestazioni da fare alla banca non sono tutti nella stessa identica situazione, ma hanno una situazione omogenea. Ora dunque c’è un ampliamento dell’ambito di applicazione.

Altre novità?

La semplificazione della procedura di adesione del singolo consumatore. Lo potrà fare inviando un fax o un messaggio di posta elettronica con i suoi dati al capogruppo, cioè il comitato o l’individuo che ha attivato l’azione di classe. Prima invece bisognava andare direttamente in Tribunale, tramite un avvocato, e depositare l’adesione. Tutta la documentazione si presenta successivamente. Questo è importante perché i consumatori interessati possono, senza oneri, formare il gruppo. La terza riguarda la possibilità per il giudice di chiedere alle parti di sottoscrivere l’accordo per la liquidazione e l’accettazione di una somma a titolo di risarcimento del danno, per evitare il prolungarsi della causa. Questo riduce gli oneri di spesa della class action e dà la possibilità, specie quando si tratta di danni seriali di pochi decine di euro, di avere prima della conclusione del processo il riconoscimento della somma. E agevola anche l’impresa.

Il decreto sulle liberalizzazioni arriverà in Aula mercoledì prossimo. Il dibattito è aperto, le valutazioni contrastanti, tutte le parti in causa toccate per eccesso o per difetto si stanno ribellando. Qual è la vostra valutazione?

Come Partito democratico abbiamo presentato una quarantina di proposte di miglioramento che tentano di rafforzare l’impianto, di avere norme più chiare e certe, tempi rapidi e definiti di applicazione delle norme. Alcune di queste, nel settore banche e assicurazioni, sono state accolte. Altri nodi, oggetto del lavoro della Commissione, riguardano energia, carburanti, farmacie e professioni. Noi chiediamo di andare avanti e andare oltre quello che prevede il decreto. La valutazione complessiva si farà dopo. Spiace però che ci sia una sottovalutazione della questione taxi.

In che senso?

Non è assolutamente vero che la competenza a rilasciare le licenze sia stata assegnata, nel testo approvato dal Governo, alla nuova Autorità dei trasporti. Quindi non è vero che ora c’è un passo indietro, col passaggio della competenza a rilasciare le licenze, come scrivono oggi i giornali, dall’Autorità ai Comuni. Il dl crea invece una sovrapposizione fra compiti dell’Autorità e compiti dei Comuni. È sempre rimasto ai Comuni il compito di programmare il servizio e rilasciare le licenze. L’emendamento approvato ieri definisce meglio i ruoli di entrambi. Rispetto a prima avremo un’Autorità nazionale indipendente sul settore dei trasporti che avrà il compito di stabilire quali sono gli standard di servizio dei taxi Comune per Comune, e di spingere i Comuni, nel caso di un servizio inadeguato, a rivedere l’organizzazione del servizio e a rilasciare nuove licenze. Questo mi sembra un passo avanti e non un passo indietro rispetto alla norma del decreto, che non aveva attribuito all’Autorità il compito di rilasciare le licenze, ma aveva dato obiettivi di migliorare il servizio e aumentare il numero dei taxi. E per farlo serve il Comune perché, ripeto, nel Cresci Italia non è vero che il governo Monti avesse tolto la competenza ai Comuni dandola all’Autorità dei trasporti”.

 

di Sabrina Bergamini

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