TopNews/ Mamma: un mestiere da 3.045€, in bilico tra lavoro e famiglia

Autiste, cuoche, personal shopper, life coach, infermiere, servizio lavanderia, stireria e pulizia della casa. Ho dimenticato qualcosa? Sicuramente si. Questo infatti non è altro che un piccolo elenco di ciò che quotidianamente svolgono le “wonder woman” che ci hanno messo al mondo: le mamme. Un vero e proprio lavoro che impegna tutto l’arco della giornata, portato avanti senza nessun tipo di retribuzione. Volendo quantificare quanto dovrebbe guadagnare una donna con il “mestiere” di madre si arriverebbe ad una cifra di tutto rispetto: 3.045 euro di stipendio al mese (dati ProntoPro.it).

Prendendo in considerazione tutte le attività svolte dentro e fuori casa, con le relative paghe orarie riconosciute a chi esercita i diversi mestieri al di fuori della famiglia, è emerso che lo stipendio mensile medio sarebbe pari a quello di chi ricopre cariche manageriali, di medici specializzati e di liberi professionisti.

Facciamo qualche esempio. Il ruolo di autista privato, indispensabile per accompagnare i figli a scuola e poi alle diverse attività del pomeriggio costerebbe 13 euro l’ora. La mamma è anche uno chef a domicilio, professione sempre più in voga e che guadagna mediamente 30 euro l’ora. Fare il bucato, stirare e mettere in ordine la casa occupano circa 18 ore a settimana.

Ma non è finita qui. Se al posto della mamma si andasse a fare shopping con un professionista degli acquisti si dovrebbero pagare circa 50 euro/h. E per finire lezioni di vita distribuite gratuitamente anziché da un life coach che se dovesse lavorare per noi 24 ore su 24 come fa una mamma da solo costerebbe 8.810 euro al mese.

Oltre a tutto il lavoro svolto in famiglia “pro bono”, le donne che diventano madri devono far fronte ad una serie infinita di altre difficoltà. A metterle in luce ci ha pensato il Rapporto “Le equilibriste: la maternità tra ostacoli e visioni di futuro”, diffuso da Save the Children, alla vigilia della Festa della Mamma.

L’età della maternità si è spostata sempre più avanti negli anni (31,7 l’età media al parto), spesso sono costrette a rinunciare al lavoro e al tempo libero a causa degli impegni familiari (l’Italia occupa il penultimo posto per tasso di occupazione femminile nell’UE a 28 Paesi) e di un welfare che non riesce a sostenere le donne che decidono di mettere al mondo un bambino.

Dal Rapporto emerge inoltre come ci siano degli squilibri regionali evidenti tra le regioni del Nord, più virtuose rispetto alle regioni del Sud, dove la condizione delle madri fatica a migliorare.

Infatti, il Trentino-Alto Adige (1°), anche quest’anno si conferma la regione “mother friendly” per eccellenza, seguita da Valle d’Aosta (2°), Emilia-Romagna (3°), Lombardia (4°) e Piemonte (5°). È la Sicilia (20°) a registrare la performance peggiore a livello nazionale, preceduta da Calabria (19°), Puglia (18°), Campania (17°) e Basilicata (16°).

La condizione delle madri in Italia è ancora critica. Il divario tra Nord e Sud è drammatico e inaccettabile. Ed in ogni caso, anche nelle regioni del Nord, siamo ancora lontani da un modello virtuoso che renda la maternità una risorsa piuttosto che un impedimento. Serve un impegno collettivo delle istituzioni e di tutti i soggetti coinvolti per permettere alle mamme di vivere la gioia della maternità senza rinunciare alla propria vita professionale e sociale”, dice Raffaela Milano Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

L’occupazione femminile rappresenta ancora una delle criticità strutturali. Le disparità salariali, i part-time, le riduzioni dell’orario di lavoro, i contratti precari sono spesso le situazioni alle quali le donne devono adattarsi per non perdere il proprio posto nel mercato del lavoro. In questo quadro, la conseguenza più diretta è un abbassamento del livello di qualità della vita che spesso pregiudica scelte familiari e riproduttive. Inoltre, rispetto ai loro colleghi uomini, in Italia le donne vengono pagate meno, una condizione che le rende vulnerabili e a rischio di povertà.

L’Italia, infatti, si colloca alla 27a posizione (UE 28), seguita solo dalla Grecia per quanto riguarda l’occupazione delle donne tra i 25 e i 49 anni. A livello mondiale, sul divario di genere, il nostro Paese si posiziona al 50° posto complessivo su 144, con una forte flessione rispetto al 2015 quando era alla 41a posizione. Un risultato negativo che riguarda soprattutto gli indicatori relativi al mercato del lavoro e alle opportunità economiche per le donne che lo vedono crollare al 117° posto.

 

Notizia pubblicata il 12/05/2017 ore 17.08

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