Pagamenti elettronici e commissioni interbancarie, novità dall’UE

Il luglio dell’Unione Europea si conclude con due grosse novità sul fronte dei pagamenti elettronici: la Commissione Europea ha adottato oggi una nuova direttiva sui servizi di pagamento e una proposta di regolamento sulle commissioni interbancarie applicate alle operazioni di pagamento con carta. Si attende un calo dei costi e la fine delle commissioni interbancarie. Critiche da MDC: “A rimetterci saranno i consumatori”. Si ipotizza un aumento da 6 a 10 euro dei canoni annui delle carte di credito.

La nuova direttiva sui servizi di pagamento arricchisce il mercato UE dei pagamenti di importanti elementi:

  • agevola e rende più sicuro l’impiego di servizi di pagamento via internet a basso costo includendo nell’ambito di applicazione i nuovi servizi di ordine di pagamento, ossia quelli che intervengono nel rapporto tra esercente e banca dell’acquirente e permettono di effettuare pagamenti elettronici efficienti ed economici senza carta di credito. I prestatori di tali servizi saranno sottoposti alle stesse norme rigorose di regolamentazione e vigilanza applicabili a tutti gli altri istituti di pagamento. Allo stesso tempo le banche e tutti gli altri prestatori di servizi di pagamento dovranno migliorare la sicurezza delle operazioni in linea subordinando il pagamento a un’autentificazione rigorosa del cliente;
  • migliorerà la tutela dei consumatori dalla frode e dall’eventualità di abusi e incidenti di pagamento (ad es., in caso di operazioni di pagamento controverse o non correttamente eseguite). In caso di pagamenti con carta non autorizzati, ai consumatori potrà essere chiesto solo di sostenere perdite estremamente limitate (fino a un massimo di 50 euro rispetto ai 150 attuali);
  • aumenta i diritti dei consumatori in caso di bonifici o rimesse di denaro al di fuori dell’Europa o in caso di pagamenti in valute extra-UE;
  • promuoverà l’emergere di operatori nuovi e lo sviluppo di pagamenti innovativi via internet e tramite dispositivo mobile in Europa, a beneficio della competitività dell’UE nel mondo.

 

Passiamo al regolamento relativo alle commissioni interbancarie: vengono introdotti dei massimali su quelle applicate sulle operazioni effettuate con carte di debito e di credito e viene vietata l’applicazione di maggiorazioni per tali tipi di carte. Le maggiorazioni, ossia il sovrapprezzo che alcuni esercenti applicano al pagamento con carta, sono di uso comune, in particolare nell’acquisto di biglietti aerei. Grazie ai nuovi massimali, dovrebbero ridursi sensibilmente i costi delle operazioni tramite carta a carico dei dettaglianti e, quindi, venir meno la motivazione alla base delle maggiorazioni.

Per un periodo transitorio di 22 mesi i massimali delle commissioni interbancarie sulle carte di debito e di credito si applicheranno solo alle operazioni transfrontaliere, cioè quando il consumatore usa la carta in un paese diverso dal proprio oppure quando il dettagliante si appoggia a una banca di un altro paese. Trascorso tale periodo i massimali si applicheranno anche alle operazioni nazionali. I massimali sono fissati in percentuale del valore dell’operazione: 0,2% per le carte di debito e 0,3% per le carte di credito. Le autorità della concorrenza hanno già accettato queste percentuali per una serie di operazioni effettuate con carte dei circuiti MasterCard, Visa e Cartes Bancaires. I dettaglianti potranno invece applicare maggiorazioni alle carte non soggette ai massimali (soprattutto carte aziendali emesse ad imprese e carte di schemi a tre parti come American Express o Diners) o rifiutare di accettarle. I costi imposti da tali carte dispendiose possono così essere ribaltati direttamente sulle persone che ne usufruiscono anziché essere posti a carico di tutti i consumatori.

Le commissioni interbancarie sono comprese nei costi che il dettagliante sostiene per poter ricevere pagamenti effettuati con carte, sotto forma di aumento dei prezzi al dettaglio; il consumatore non ne è consapevole, ma esse vengono a costare ai dettaglianti, e in ultima analisi ai consumatori stessi, decine di miliardi di euro l’anno. L’entità di tali commissioni varia sensibilmente da uno Stato membro all’altro, a indicazione del fatto che la loro motivazione non è poi così chiara e che comunque erigono una grande barriera tra i mercati nazionali dei pagamenti. Applicando massimali alle commissioni interbancarie si ridurranno i costi a carico dei dettaglianti e dei consumatori e si contribuirà a creare un mercato dei pagamenti di dimensione unionale. Si dovrebbe così riuscire a incoraggiare l’innovazione e aprire ai prestatori di servizi di pagamento maggiori spazi per l’offerta di servizi nuovi.

Secondo Michel Barnier, Commissario per il Mercato interno e i servizi, la proposta odierna promuove “il mercato unico digitale abbassando i costi e aumentando la sicurezza dei pagamenti via internet, a beneficio sia dei dettaglianti sia dei consumatori”. “Le modifiche proposte delle commissioni interbancarie, decretando l’attesa fine della loro esosità ingiustificata, smantelleranno inoltre una grande barriera che separa i mercati nazionali dei pagamenti.”

Il Vicepresidente Joaquín Almunia spiega che “le commissioni interbancarie pagate dai dettaglianti finiscono col rincarare i prezzi per i consumatori, i quali non soltanto non ne sono consapevoli, ma sono addirittura incoraggiati, tramite l’offerta di premi, a usare le carte più redditizie per le loro banche. Venendo a integrare l’attuazione della normativa antitrust, il regolamento che fissa massimali per le commissioni interbancarie impedirà trasversalmente che queste siano troppo esose. S’instaureranno così pari condizioni di concorrenza per i prestatori di servizi di pagamento, i nuovi operatori saranno in grado di accedere al mercato e di offrirvi servizi innovativi, i dettaglianti risparmieranno molto grazie all’abbassamento delle commissioni da pagare alle banche e i consumatori beneficeranno di prezzi al dettaglio inferiori.”

Il Movimento Difesa del Cittadino esprime, invece, una posizione critica rispetto a queste novità. “Ridurre le commissioni non è la strada da percorrere perché le ricadute sui consumatori ci saranno e saranno pesanti. Lo abbiamo già visto in Spagna, in USA e in Australia” commenta Antonio Longo, presidente di MDC. Secondo Longo “la direttiva UE riscrive le regole commerciali danneggiando i consumatori. Il legislatore europeo abolisce la honour all cards rules permettendo ai commercianti di scegliere quali carte accettare, a differenza dell’obbligo che rispetta la libera concorrenza di accettarle tutte. Non solo. Anche la non-discrimination rule viene cancellata dalla norma che riduce i costi per i commercianti, secondo una stima che la UE valuta tra 0,6 e 1,7 miliardi di euro. Un risparmio che l’UE ritiene possa finire nelle tasche dei consumatori, attraverso un calo dei prezzi di beni e servizi acquistati attraverso la moneta elettronica. Tuttavia, le esperienze di Spagna, Australia e Stati sembrano escluderlo. Inoltre la Commissione Europea non spiega nè garantisce che questi soldi vengano passati effettivamente ai consumatori”.

“Il Movimento Difesa del Cittadino contesta l’impianto della direttiva – chiarisce Antonio Longo – Siamo infatti convinti che per i consumatori lieviteranno, e non di poco, i costi dei canoni annui delle proprie carte di credito. Non siamo noi a dirlo, ma le fallimentari esperienze di Spagna, Australia e Stati Uniti: paesi, questi, in cui i legislatori nazionali hanno abbassato le commissioni interbancarie. Il risultato è stato uno sbilanciamento dei costi a danno dei cittadini che non solo non hanno beneficiato di alcun calo dei prezzi, ma addirittura hanno dovuto spendere il 50% in più per il possesso delle proprie carte, come accaduto in Spagna tra il 2006 e il 2010”.

Per MDC la Commissione Europea avrebbe dovuto prestare maggior attenzione ai dati empirici derivanti dalla riduzione delle IF: sempre in Spagna si è registrato un calo dell’1,074% delle carte in circolazione, che – se confermato anche in Italia – si tradurrà in quasi 890 mila carte in meno nel nostro Paese (in base ai dati della BCE del 2011). Non solo, ma come evidenziato dallo studio appena presentato da I-Com a Roma la scorsa settimana, per i cittadini europei si ipotizza un incremento da 6 a 10 euro dei canoni annui delle carte di credito. “La riduzione delle commissioni non contribuisce per niente a rilanciare i pagamenti elettronici, anzi – conclude Longo – L’aumento dei costi delle carte per i cittadini può scoraggiarne il possesso e favorire il ritorno al contante. Non certo la strada da percorrere nella lotta alla black economy, che non può prescindere dalla tracciabilità. Da parte della Commissione sarebbe stato più opportuno concentrarsi su ipotesi di detrazioni fiscali per coloro che privilegiano metodi di pagamento tracciabili, così da incentivare per davvero l’uso della moneta elettronica”.

Anche Federconsumatori auspica che la riduzione delle commissioni a favore dei commercianti non si trasformi in maggiori oneri sulle carte dei consumatori. “Siamo da sempre a favore dell’uso della moneta elettronica, ma assolutamente contrari ad un eventuale aumento dei costi delle carte di credito a danno dei cittadini – ha commentato Sergio Veroli, Vicepresidente della Federconsumatori – Ci troviamo di fronte ad un particolare momento storico, in cui i consumatori sono già gravati da numerosi oneri fiscali, gli stipendi e le pensioni sono sempre più bassi: non sarebbe giusto caricarli di alcun costo aggiuntivi. Il nostro messaggio è che la Commissione legiferi sempre tenendo in considerazione questo focus:  ogni nuova normativa deve semplificare ed alleggerire il modus operandi dei consumatori finali. In questo particolare caso, continuando a garantire lo sviluppo della moneta elettronica in maniera incentivante e non penalizzante. Non dimentichiamo – ha concluso Veroli – che la tracciabilità del pagamento è il primo passo nella lotta all’evasione”.

Anche l’I-Com, Istituto per la Competitività, esprime una certa cautela sulle novità proposte da Bruxelles: “È giusto incentivare l’utilizzo del contante ma occorre farlo con gli strumenti giusti per evitare effetti boomerang” commenta a caldo Stefano da Empoli, Presidente I-Com, che ricorda uno studio I-Com appena presentato sui benefici della moneta elettronica, un aumento di 10 milioni di carte di pagamento è associato a un calo del 3,6% dell’economia sommersa e a un recupero dell’evasione fiscale stimato in oltre 5 mld di euro.

Tuttavia, se in Italia venissero riprodotte esattamente le condizioni che accompagnarono la discesa delle MIF in Spagna, con una diminuzione dell’1,07% nella diffusione delle carte di credito, si potrebbero conseguire effetti negativi sul gettito fiscale per oltre 2,2 mld di euro l’anno. “Per questo, guardiamo con estrema preoccupazione al nuovo regolamento comunitario, che per promuovere la diffusione della moneta elettronica anziché agire direttamente sui consumatori sceglie di incentivare gli esercenti. Con il concreto rischio di aumentare il canone per i possessori di carte (da 6 a 10 euro l’anno secondo le stime di Edgar, Dunn & Co.) senza che per gli stessi si realizzi alcun beneficio concreto, dunque incoraggiando di fatto l’uso del contante” aggiunge da Empoli. “Occorre quindi ripensare radicalmente le politiche di intervento sul mercato delle carte di pagamento, approfondendo ad esempio la strada della defiscalizzazione dei pagamenti elettronici già percorsa con successo da altre nazioni, come la Corea del Sud e l’Argentina, grazie ai benefici diretti percepiti dai consumatori e in ultima analisi anche dalle casse statali, che hanno visto aumentare le entrate grazie al minore sommerso” conclude il Presidente I-Com.

Comments are closed.