Pedofilia: sgominata rete dalla Polizia di Bolzano. 80.000 casi di abuso all’anno

Una rete di pedofili i cui fili si intrecciano da Nord a Sud della Penisola: si parte dal Trentino Alto Adige, dove gli uomini della Polizia Postale di Bolzano hanno iniziato le indagini, e si prosegue in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. L’operazione ha portato all’arresto di 10 persone; sono 47 le perquisizioni effettuate in seguito alle quali è stato sequestrato ingente materiale informatico prodotto mediante lo sfruttamento sessuale di minori.

Questo è solo il riassunto dell’ultima maxi operazione anti pedopornografia. In Italia sono circa 80.000 i bambini che ogni anno sono vittime di abusi, ma si tratta di una stima al ribasso, dal momento che solo una vittima su tre riesce a trovare il coraggio di chiedere aiuto.

I numeri dei minorenni che dal 2003 al 2013 si sono rivolti alle Helplines per aver ricevuto abusi o violenze pesano quasi come macigni. Non è necessario essere genitori per restare attoniti davanti della ricerca di Telefono Azzurro e Doxa Kids. Sempre più spesso dietro a silenzi e fragilità dei più piccoli si nascondono nel 32% maltrattamenti fisici, nel 19% abusi sessuali e nell’11% violenza psicologica, con il moltiplicarsi di casi di cyberbullismo e pedo-pornografia. Molti sono i casi dei ragazzi che si rifugiano dietro a uno schermo di un pc sperando di trovare conforto e comprensione ma rischiano di essere circuiti e nei peggiori dei casi si trasformano in vittime di un pericoloso gioco al gatto e al topo.

Per provare ad accendere una luce su ‘ladri di infanzia’ è nato il progetto ‘Stop agli abusi sui bambini’, in collaborazione con la Società italiana di pediatria (Sip) e la Federazione italiana medici pediatri (Fimp), con un sostegno straordinario di un milione di euro della azienda farmaceutica italiana Menarini. 15.000 pediatri sentinella avranno l’importante compito di intercettare i segnali di eventuali abusi.

La prima tappa, nella primavera del 2016, è stata Roma, dov’è partita la formazione dei primi insegnanti per i corsi ai medici. Le tappe successive hanno interessato in sostanza tutte le principali città italiane: da Milano a Genova, fino a Napoli e tutto il sud. Tappa dopo tappa sono emersi dati preoccupanti.

Di minori a rischio soltanto in Campania ce ne sarebbero circa 900 e poco meno di 9 mila quelli con probabilità di subire incuria, maltrattamenti e violenze psicologiche e fisiche.

Nel Lazio sono circa 800 i bimbi a rischio di abusi sessuali e poco meno di 8.500 i piccoli e gli adolescenti under 14 con probabilità di subire incuria, maltrattamenti, violenze psicologiche e fisiche.

10 bambini (9,8 per la precisione) su 1.000 maltrattati nel nord Italia ma, probabilmente come in altre situazioni, il dato che è stato reso noto durante la tappa in Lombardia a Milano, è sottostimato

A Genova ogni pediatra ha in carico 10 bambini a rischio di gravi abusi, tra cui quelli sessuali, ma spesso non lo sa; e per esempio si stima che in una scuola frequentata da una media di 500 bambini cinque siano riconosciuti esposti al pericolo di abusi.

In Puglia, a Brindisi, è emerso che sono oltre 6 mila i minori a rischio abusi (come incuria, violenze psicologiche e fisiche) e sono circa 120 i piccoli a rischio di abusi sessuali in Regione, secondo i dati regionali delle Linee guida per il maltrattamento sui minori. Di questi 6 mila bimbi ‘in pericolo’, presi in carico dai servizi sociali, il 3,5% subisce violenze fisiche e il 2% violenze sessuali; un dato, quest’ultimo, che viene ritenuto sottostimato rispetto alla media nazionale del 4,2%.

“L’impegno dei pediatri di famiglia è focalizzato in questi corsi sul far emergere la parte sommersa del fenomeno”, ha dichiarato la responsabile del progetto ‘salva-bimbi’ per Fimp, Paola Miglioranzi, “l’importanza della collaborazione con le autorità competenti per la rilevazione, la diagnosi e la protezione del bambino nel percorso successivo alla rilevazione. Un impegno a tutto campo il nostro, che non ci spaventa ma che dà senso al nostro agire quotidiano. La consapevolezza che gli eventi di cui parliamo oggi possano far parte del nostro quotidiano professionale è uno degli obiettivi di questi corsi; si tratta di un grande passo in avanti nel miglioramento delle cure dei nostri piccoli pazienti”.

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