Pluralismo informazione a rischio in Europa: al via raccolta firme

L’informazione deve garantire che il potere renda conto del suo operato alla cittadinanza. Questo succede in democrazia, anzi è alla base di ogni democrazia che funzioni. Purtroppo non sta succedendo in Europa.

logoDa diversi anni, l’assenza di regole certe in Europa contro i conflitti di interesse e contro i monopoli ha permesso l’avanzata di grandi gruppi di magnati a scapito dell’indipendenza dell’informazione. E quando un Paese inizia ad ostacolare l’informazione libera e indipendente, togliendo le risorse necessarie, o concentrando i media nelle mani di pochi gruppi economici, mette a rischio la sua stessa democrazia. Se l’Unione europea non si è voluta occupare fino ad ora del pluralismo dell’informazione, è arrivato il momento di chiederlo direttamente.

Grazie al nuovo strumento di democrazia diretta previsto dal Trattato di Lisbona, l’Iniziativa dei Cittadini Europei, è possibile intervenire nel processo decisionale dell’Unione Europea presentando una proposta di legge firmata da un milione di cittadini. Oltre cento associazioni e organizzazioni della società civile in tutta Europa, hanno pensato di chiedere all’UE di salvaguardare uno tra i diritti fondamentali, sanciti anche dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea: il diritto a un’informazione indipendente e pluralista. E’ nata quindi l’Iniziativa Europea per il Pluralismo dei Media, cui tutti possono aderire affinché si raggiunga il numero di firme necessario per arrivare a portare la proposta direttamente sul tavolo della Commissione europea (un milione di firme in almeno 7 Stati membri).

L’Iniziativa è stata presentata oggi a Roma presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Le richieste concrete sono: una legislazione efficace per evitare la concentrazione della proprietà dei media e della pubblicità; una garanzia di indipendenza degli organi di controllo rispetto al potere politico; la definizione del conflitto di interessi per evitare che i magnati dei mezzi di informazione occupino alte cariche politiche; sistemi di monitoraggio europei più chiari per verificare con regolarità lo stato di salute e l’indipendenza dei media negli Stati Membri. Il primo firmatario dell’iniziativa è stato proprio Martin Schulz, presidente del Parlamento Europeo.

Il comitato promotore italiano è partito subito forte; tra i suoi membri ci sono diversi soggetti: Fnsi, Articolo 21, European Alternatives/Alternative Europee, Libertà e Giustizia, Cgil, Arci, MoveOn Italia, Consiglio Italiano del Movimento Europeo-Cime, Libera Informazione, Caffé News, Associazione da Sud, Cittadinanzattiva, Società Pannunzio, Irpi, Confronti e Fcei.

tvE fa bene l’Italia a preoccuparsi, visto il mostruoso conflitto di interessi che è da tempo sotto gli occhi di tutti e continua ad essere sottovalutato ancora una volta durante la campagna elettorale in corso. Si sta parlando poco dei problemi che affliggono la nostra informazione (è noto a tutti ormai che l’Italia è agli ultimi posti di diverse classifiche sulla libertà di stampa). Ed è assurdo che se ne parli poco anche perché sono giorni caldi per il futuro di una rete televisiva: chi acquisterà La7? Sembra una questione da poco, ma non lo è perché si ripropone di nuovo il tema del duopolio che ha caratterizzato la TV italiana per tanti anni. Se La7, ad esempio, finisce sotto l’influenza del gruppo Mediaset chi garantirà una voce diversa?

E il problema non è solo la TV: nella mente di una parte politica che si è nuovamente candidata per governare l’Italia c’è, da sempre, l’idea di mettere dei limiti all’informazione. Ad esempio eliminando la possibilità di pubblicare le intercettazioni. Si tratta di azioni che minano lo scopo principale del giornalismo e cioè quello di fare da “cane da guardia” al potere. “Se perdiamo anche l’occasione di questa legislatura arriveremo, tra 5 anni, con un forte indebolimento della professione giornalistica” ha detto il direttore dell’Unità Claudio Sardo, che ha preso parte alla conferenza stampa.

“Facciamo sì che entro il 2015 l’Unione europea si adoperi per avere una legge sul pluralismo dell’informazione – ha detto Virgilio Dastoli del Movimento Europeo – Il Parlamento europeo si è occupato di questa questione già 18 anni fa, quando la Commissione presentò un Libro verde a cui, però, non ha mai dato attuazione. Voglio ricordare che al tempo Mario Monti era Commissario europea al mercato interno. Oggi l’Italia in questo può avere un ruolo importante visto che dal 1° luglio 2014 sarà il suo turno per la presidenza europea”.

Purtroppo l’Italia non è l’unico esempio in Europa di scarsa libertà di informazione: la Grecia è scesa in fondo alle classifiche e in Ungheria, Bulgaria e Romania sono state approvate misure sempre più restrittive e antidemocratiche verso i giornalisti. Ma di recente è stata la tanto avanzata Gran Bretagna a dimostrarci, con il caso Murdoch, come in situazioni di concentrazione eccessiva dei media la democrazia lasci spazio alla corruzione.

Insomma è arrivato il momento per porre la questione dell’informazione al centro dell’agenda europea: fin’ora la Commissione Europea non si è voluta occupare direttamente del pluralismo dei media, lasciando fare ai singoli Stati. Ma questo ci ha portati alla situazione in cui ci troviamo oggi, con una democrazia che scricchiola sotto i colpi di poteri economici che imbavagliano sempre di più l’informazione. L’ambizione del comitato italiano, e degli altri (al momento) 9 raggruppamenti di associazioni nazionali e locali già attivi in altri 10 paesi europei, è quella di mobilitare i cittadini per rivendicare l’impegno delle istituzioni europee a sostegno dei diritti civili e delle libertà fondamentali, anche quando gli Stati li trascurano, come sempre più sta avvenendo.

di Antonella Giordano

twitter @Anto_Gior

Un commento a “Pluralismo informazione a rischio in Europa: al via raccolta firme”

  1. Mario ha detto:

    Concordo pienamente: l’informazione integrale ed obbiettiva è un diritto dei cittadini che, troppo spesso, viene violato.