Premio Dona 2012, come si combatte la contraffazione?

Combattere la contraffazione è possibile? Cosa si nasconde dietro un prodotto “falso”? Chi lo acquista conosce i rischi cui va incontro? Sono alcune delle domande che ci poniamo di fronte ad un fenomeno che è diventato una vera industria. Questa settimana si è aperta con gli Stati generali della Lotta alla Contraffazione e si chiude domani con la 6a edizione del “Premio Vincenzo Dona”, dedicata al tema. Help Consumatori ha intervistato Massimiliano Dona, Segretario Generale dell’Unione Nazionale Consumatori, che organizza l’evento.

Qual è il quadro della contraffazione oggi? In particolare, qual è la differenza principale con la contraffazione di ieri, quando Internet era un po’ meno diffuso?

La contraffazione oggi è qualcosa di molto diverso da quello che era in passato: si è evoluta da fenomeno artigianale, se vogliamo “da sottoscala”, a fenomeno industriale. La globalizzazione ha portato un ammodernamento delle tecniche dei contraffattori, tanto che oggi si può parlare a pieno titolo di industria del falso, con mezzi, organizzazione, intelligenza (criminale), flessibilità e strutturazione che non hanno nulla da invidiare alle industrie che appartengono ai canali legali. Del resto questa professionalità della contraffazione si spiega con un semplice dato: oggi fare contraffazione è il secondo business mondiale della criminalità; il primo è ancora quello della vendita di stupefacenti, ma la contraffazione sta rapidamente scalando questa classifica tanto che, secondo gli analisti, presto sarà il primo business delle organizzazioni criminali. Questo perché si tratta di affari che da un punto di vista costi/benefici sono decisamente più profittevoli rispetto alla criminalità tradizionale e al traffico di stupefacenti. In poche parole trafficare i prodotti contraffatti è più remunerativo per l’impresa criminale rispetto al traffico degli stupefacenti, anche perché le sanzioni e i rischi che corre il trafficante di merce contraffatta sono decisamente inferiori a quelle previste per chi traffica droga. Quindi possiamo facilmente concludere che ci troviamo di fronte ad un’organizzazione spesso ramificata a livello internazionale, guidata proprio dalle mafie e dalle strutture più significative del mondo criminale. In questo, se vogliamo, un aiuto è arrivato dal processo di globalizzazione. Un tempo “taroccare” un prodotto tessile, una borsa per fare l’esempio del prodotto in assoluto più contraffatto (in cima quantitativamente alle classifiche dei prodotti contraffatti) era forse più difficile perché la produzione originale era artigianale, con una parte manifatturiera e una materia prima di grandissimo pregio. Oggi la globalizzazione, con la standardizzazione delle produzioni, ha portato anche la nostra moda ad essere molto più accessibile: riprodurre un paio di scarpe di marca, 30 anni fa, era molto più difficile.

E’ possibile individuare le principali responsabilità di questo passaggio della contraffazione da fenomeno “da bancarella” a vera e propria industria? I controlli sono stati insufficienti e vanno aumentati insieme alle sanzioni, o bisogna scavare in qualcos’altro?

Non è facile rispondere a questa domanda. I dati sono impressionanti: sembrerebbe che tra il 7 e il 9% del commercio mondiale, cioè di tutti gli scambi che avvengono nel globo, riguardi i prodotti contraffatti. In Italia il giro d’affari è tra i 3 e i 7,5 miliardi di euro. Chi è responsabile di questo exploit? Concorrono una serie di fattori, in primis quello che ho già citato: purtroppo quando un business viene investito dalla criminalità organizzata, sappiamo bene che è spinto da una forza ramificatissima e molto potente. Direi che l’interesse criminale per la contraffazione è un primo dato da tenere in considerazione. Poi c’è il fatto che il sistema Europa e il sistema Italia si sono resi conto tardivamente del crescere di questi numeri. Per lungo tempo c’è stata quasi una sottile connivenza e penso soprattutto alle imprese del lusso che per diversi anni hanno visto la presenza di borse e scarpe (accessori in generale) ai margini delle strade o in spiaggia, quasi come un segno della loro potenza. Era quasi una leva pubblicitaria. Addirittura qualche industriale, fino a poco tempo fa, sosteneva che la misura del suo successo era anche data dalla misura dei tentativi di imitazione. E questo è stato un atteggiamento miope da parte delle imprese. In ultimo, non possiamo trascurare le responsabilità del consumatore: bisogna ricordargli che, ogni volta che accetta la lusinga di un acquisto a basso costo, sta accettando una lusinga fatua, ingannevole perché non si risparmia con i prodotti contraffatti. Bisogna invitare la gente a scegliere i mercati legali, anche per i possibili (e gravi) danni alla salute che possono derivare da un acquisto tarocco: dalla camicia che mi fa venire l’allergia, ad un prodotto elettrico insicuro al giocattolo per i nostri bambini (visto che ci avviciniamo a Natale) che non rispetta le norme di sicurezza. Dall’altro lato, la stessa esortazione la faccio al mondo delle imprese perché non è davvero accettabile che i prezzi di certi prodotti (dalla moda all’elettronica, ai giochi digitali) siano completamente svincolati dai costi di produzione. E’ un affare poco etico ed è tra le cause principali di quella reazione del consumatore che si fa portatore di una giustizia redistributiva: se il prodotto costa troppo, lo compro nei canali illegali. Ovviamente è un ragionamento che fa acqua da tutte le parti, ma con il quale dobbiamo confrontarci.

Il Segretario generale della Federazione contro la Pirateria Musicale, Luca Vespignani, ha parlato di “due grandi portali pirata che oggi creano i principali danni all’industria culturale (il Bit Torrent e i Cyberlocker) che fatturano svariati milioni di euro all’anno grazie ai banner pubblicitari. Questo vuol dire che sono le stesse aziende ad alimentare questo business?

Questo spiega quello che è un vero e proprio cortocircuito del sistema. Tutti quelli che offrono i download gratuiti vivono principalmente di pubblicità quindi sono le stesse imprese a tenerli in vita. Sulla pirateria digitale bisogna essere chiari: io credo che sia necessario mettere a disposizione dei consumatori alcuni incentivi. Purtroppo non basta spiegare loro che un brano musicale o un film vanno comprati da canali legali, perché lo impone la legge. Io ho raccolto la testimonianza di molti consumatori che hanno cominciato a comprare musica o video originali da quando si sono semplificati gli acquisti e penso agli store online che con un click consentono di scaricare un prodotto con grande facilità. C’è anche un altro fattore da considerare che è l’arricchimento di questi contenuti: si compra un prodotto originale quando ci sono contenuti speciali, come la copertina del CD o un video extra. Bisogna puntare su questo, magari tenendo bassi i costi. Oggi, per esempio, posso scaricare una canzone con 80 centesimi mentre fino a qualche tempo fa dovevo comprare l’intero CD al costo di 25-30 euro.

Tornando ai consumatori, sono più numerosi quelli che acquistano un prodotto contraffatto in modo consapevole o quelli che lo fanno in modo inconsapevole?

Dipende molto dai canali merceologici: se decido di comprare un accessorio fuori dai canali legali, evidentemente sono del tutto consapevole dell’acquisto che ho fatto. Se compro un farmaco online dovrei sapere che ad oggi, in Italia, è illegale vendere farmaci su Internet, quindi sto accedendo a un canale illegale. In queste situazioni il consumatore si può quasi dire che sia il carnefice, mentre in altre è la vittima. Ad esempio nel settore dei pezzi di ricambio dell’automobile: il consumatore non saprà mai se nella sua auto vengono messe delle pasticche dei freni di provenienza cinese o pneumatici contraffatti. La duplicità di questo ruolo del consumatore andrebbe indagata con grande attenzione da parte delle istituzioni. Non so dire qual è il rapporto tra approfittamento e inganno. Quello che posso affermare è che, se si farà un investimento culturale e di informazione, saremo in grado di invertire questo rapporto e resteranno solo i consumatori che “finiscono” sul prodotto contraffatto con l’inganno e non per scelta (oggi forse questi ultimi sono la maggior parte).

Secondo un’indagine del Censis l’identikit del consumatore di merce taroccata è quello di una persona consapevole e soddisfatta (dell’acquisto). L’elemento della soddisfazione è più legata al prezzo (al sentimento di aver fatto un affare) o è alla non conoscenza dei rischi che si corrono?

Io temo che quando si fanno sondaggi di opinione, questi siano inevitabilmente viziati dall’autodifesa del consumatore. Credo che l’aspetto più appariscente di questa soddisfazione risieda nel fatto che chi ha comprato un prodotto contraffatto lo sa, e sa di aver scelto una scorciatoia, quindi un po’ se ne vergogna in cuor suo (se mi presento ad un appuntamento con un foulard “falso” proverò psicologicamente un certo disagio). Contemporaneamente, però, davanti all’intervistatore mi dichiarerò soddisfatto anche se in realtà non lo sono. E’ un po’ il grande dilemma, che dobbiamo sciogliere, tra l’essere e l’apparire. E’ un contrasto che appartiene all’uomo e non possiamo nascondere che sia alla base del fenomeno della contraffazione. Dall’altro lato c’è anche una soddisfazione apparente che può essere legata al grado di inconsapevolezza: ho indossato un paio di scarpe prodotte con metalli pesanti e purtroppo non so che corro dei rischi gravi per la mia salute; ho indossato degli orecchini che mi provocano un allergia, ma non so ricondurre l’effetto alla sua causa. Bisogna lavorare su questa consapevolezza dei propri diritti e in questo è molto importante l’opera delle Associazioni dei consumatori.

Non c’è quindi qualche remora in più a comprare determinati prodotti, quali giocattoli contraffatti o cosmetici “falsi”?

Ancora non c’è perché non c’è la cultura. Basterebbe far vedere ai consumatori alcuni video che mostrano cosa succede a un bambino che mette in bocca un giocattolo tossico o si ferisce con una parte che si stacca, mentre non avrebbe dovuto. Credo che molte più mamme comprerebbero un giocattolo in meno, ma dai canali ufficiali.

E’ più dannoso/rischioso comprare un prodotto contraffatto da una bancarella o da Internet?

I dati dicono che il primo canale di smistamento di merce contraffatta oggi sono ancora i mercatini. Ma al secondo posto c’è Internet che cresce a doppia cifra. Il problema non è quale canale è più rischioso: anche l’amica che mi porta a casa prodotti di dubbia provenienza (e succede per i cosmetici e per le borse), all’apparenza sembra una cosa innocua, ma non lo è. E non è più innocua del sito di anabolizzanti che magari ha sede in Turchia. I prodotti contraffatti sono tutti pericolosi; nella migliore delle ipotesi ha semplicemente attentato al mio portafoglio, comprando un prodotto che non vale neanche il prezzo “scontatissimo” che ha. Nei casi più gravi corro rischi per la mia salute, dalle allergie fino a gravi problemi oncologici.

Parliamo dell’evento di domani (il Premio per le personalità “Vincenzo Dona, voce dei consumatori”, che si terrà a Roma presso il Centro Congressi Montecitorio Eventi – Piazza Capranica, 101). Cosa simboleggiano il lupo e la pecora che avete utilizzato nel logo?

Quest’anno abbiamo giocato su questa creatività che rappresenta un branco di lupi travestiti da pecore: al centro di questo branco c’è un unico originale, cioè una pecora autentica. E’ facile, però, confondersi in questo gioco di ruoli: siamo cioè certi che l’unico esemplare autentico sia davvero una pecora? Non possiamo invece credere che gli altri animali che la circondano siano altre pecore che hanno indossato il travestimento da lupo? Il gioco potrebbe continuare all’infinito e serve a spiegare le molte ambiguità del fenomeno della contraffazione in cui questo scambio dei ruoli tra chi la organizza, chi la usa e chi ne approfitta non è mai chiaro. Questo gioco continuerà domani, in occasione del Premio Dona: abbiamo giocato anche con il nostro logo (da un lato c’è quello originale e dall’altro quello contraffatto). Ci saranno tante sorprese per i nostri ospiti, visto che il tema della finzione si presta al camuffamento e può essere trattato con ironia, anche se non dobbiamo dimenticare che si tratta di un fenomeno da prendere molto seriamente.

Saranno il Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso, la Guardia di Finanza, le Capitanerie di Porto e il Presidente di Coldiretti Sergio Marini a ricevere il Premio per le personalità ‘Vincenzo Dona, voce dei consumatori’, edizione 2012. Si tratta di quattro personalità che, ciascuna nella propria sfera, si sono dimostrate ‘voce dei consumatori’ nel contrastare il fenomeno della contraffazione in cui gioca un ruolo di straordinaria rilevanza l’attività di chi si batte ogni giorno per diffondere il messaggio per cui accettare il ‘non autentico’ vuol dire offendere la nostra stessa persona, oltre che minacciare la legalità, l’economia, la società, il portafoglio e la salute dei consumatori.

E ci sono altri premiati che riguardano il settore del giornalismo: la trasmissione televisiva di La7 “L’aria che tira”, rappresentata per l’occasione dalla conduttrice Myrta Merlino, Elvira Naselli di Repubblica ed Elena Carbonari di Isoradio. Sarà inoltre assegnata una menzione speciale al quotidiano on line Key4biz, nella persona del direttore Raffaele Barberio, per l’impegno profuso nel dare spazio a tematiche consumeristiche così da sensibilizzare l’opinione pubblica sul consumo online.

di Antonella Giordano

2 Commenti a “Premio Dona 2012, come si combatte la contraffazione?”

  1. Costante ha detto:

    Comincino le aziende a far applicare dei tag elettronici, ormai disponibili a costi accessibili, ai prodotti, e sarà reso molto più semplice, veloce ed immediato un controllo anche dal punto di vista numerico. in genere il tarocco è un prodotto che viene esibito, e sarà più facole da individuare e controllare anche per la strada (poi il privato dovrà dire dove lo ha acquistato). Poi è come per gli scontrini, si introduca una certa deducibilità a favore del consumatore ed il fenomeno calerà, al pari del “nero” equivalente. E poi un po’ di colpa ce l’ha anche il produttore , con ricarichi (prezzo consigliato al negozio) che pratica spesso prezzi a dir poco immorali .invogliando la contraffazione e l’acquisto di merce “top” ( o ritenuta tale) contraffatta . Ad esempio,non è “umano” un paio di scarpe intorno a 4-500 euro ed oltre. E’ un invito alla contraffazione in tutti i punti della catena commerciale.

  2. Rinaldin Franco ha detto:

    E’ giustissimo combattere le contraffazioni delle merci e dei prodotti, conosco bene questo fenomeno perchè ho lavorato a lungo presso l’ Ufficio Brevetti della Camera di Commercio. .
    Qui a Venezia, come in altre città d’arte italiane, ci sono moltissimi venditori abusivi che vendono merci false e contraffatte come borse, occhiali, articoli regalo, ecc. ma le autorità preposte come la polizia locale fanno poco per contrastare questo fenomeno inaccettabile sotto tutti i punti di vista!
    Dicono che si tratta di poveracci che cercano di guadagnare qualche soldo da mandare al loro Paese: ciò non è affatto vero perchè invece si tratta di persone con cellular, ben sistemate e molto ben organizzate da organizzazioni criminali che sfruttano queste persone e lucrano molti soldi sporchi!
    Bisogna quindi combattere questo fenomeno con grande forza e determinazione e sono sicuro che così facendo tale fenomeno potrà essere ben presto debellato!!!
    Cordiali saluti.
    Rinaldin Franco