Recupero crediti, Antitrust: stop al fiscal sounding. Soddisfazione MDC

L’Antitrust ha ordinato a una società di recupero crediti la sospensione dell’invio ai consumatori di lettere qualificate come “preavviso di esecuzione forzata”: le missive erano impostate con modalità idonee a ingenerare nei consumatori l’erroneo convincimento di esser destinatari di vere e proprie ingiunzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. Il caso riguarda la società Agenzia Riscossioni alias Esattoria S.r.l., cui l’Antitrust ha chiesto di sospendere ogni attività d’inoltro dei preavvisi di esecuzione forzata.

Come scrive l’Antitrust nel bollettino di ieri, “tali comunicazioni, facenti riferimento ad un titolo esecutivo rappresentato da un’ordinanza di ingiunzione senza alcuna indicazione degli estremi del titolo del debito, avvertono di un presunto inizio di un procedimento esecutivo avanti il tribunale competente per il pignoramento immobiliare e mobiliare rilevando che “previo ordine del Tribunale, si procederà con l’Ufficiale Giudiziario all’asporto dei suddetti beni, se necessario con l’intervento della forza pubblica e forzando la porta in caso di sua assenza” e sono impostate con modalità idonee ad ingenerare nei consumatori l’erroneo convincimento di esser destinatari di una procedura esecutiva iniziata dall’amministrazione finanziaria pubblica”. I consumatori pensano dunque che la comunicazione sia inoltrata da un Ente pubblico e vengono indotti a pagare l’importo richiesto a prescindere dalla fondatezza della propria posizione debitoria.

Soddisfatto della decisione è il Movimento Difesa del Cittadino, che dice basta al “fiscal sounding”. Spiega Francesco Luongo, vicepresidente Nazionale MDC: “Già a settembre di quest’anno avevamo richiesto pubblicamente di stroncare l’odioso fenomeno del “fiscal sounding”. Si tratta dell’uso a dir poco disinvolto da parte di  alcune società di recupero crediti di avvisi spediti in buste verdi, come quelle usate  dall’amministrazione fiscale,  zeppi di termini para-legali e diciture tributarie”.

Per l’associazione i consumatori hanno ora un’arma in più per difendersi da questi abusi, potendo denunciare direttamente o tramite le associazioni azioni di recupero analoghe che per l’Antitrust integrano una pratica commerciale scorretta. Secondo MDC, inoltre, il caso dimostra che l’impianto normativo e di controllo del recupero crediti in Italia, che risale al lontano 1931, “non regge più alla nuova realtà del secondo millennio”.

Comments are closed.