Servizi premium, Cotugno (Agcom): “Bene multe, ma servono interventi strutturali”

La sanzione di 5 milioni di euro inflitta dall’Antitrust ai principali operatori di telefonia mobile per servizi a sovrapprezzo non richiesti, attivati in modo involontario, semplicemente sfiorando un banner pubblicitario o un pop up, basterà a far cambiare le cose? Purtroppo il meccanismo è più complesso e le sanzioni non bastano. Lo spiega ad Help Consumatori il Vicedirettore della Direzione tutela Consumatori dell’Agcom Enrico Maria Cotugno.

Enrico-Maria-cutugno-Agcom-300x168“Le sanzioni vengono inflitte continuamente; come si evince dalla Relazione al Parlamento dell’Agcom, dello scorso anno, in 12 mesi sono stati 7 i procedimenti sanzionatori avviati per attivazioni di servizi a sovrapprezzo non richiesti, per diverse centinaia di migliaia di euro di sanzioni. Ma il punto è che le sanzioni non sono sufficienti per arginare il fenomeno – precisa Cotugno – anzi lo strumento sanzionatorio rischia di suonare come il “ruggito del topo” rispetto ad un mercato, quello dei contenuti su smartphone e dispositivi mobili, che secondo uno studio del Politecnico di Milano vale circa 600 milioni di euro. Sono questi i numeri con cui ci confrontiamo, visto che si tratta di servizi che coinvolgono milioni di utenti. Dunque una sanzione, ancorché milionaria, da sola non può bastare. Come Agcom puntiamo a risolvere il problema in maniera strutturale, agendo sul meccanismo che rende possibile l’addebito di costi che si originano semplicemente sfiorando lo schermo dello smartphone, effettuati magari da parte di un minore intento a giocare ad un videogame. E’ questo il punto cruciale, oggetto di una apposita previsione inserita nella delibera 23/15/CONS del 13 gennaio scorso di avvio della consultazione pubblica sulla “Bolletta 2.0”. Tra le misure previste nella delibera, infatti, c’è una disposizione che vieta agli operatori di telefonia mobile di addebitare i costi dei servizi in questione sul conto telefonico dell’utente, se l’utente medesimo non ha dato il proprio consenso al fornitore di contenuti per tale addebito, indicando il proprio numero di utenza. Oggi, invece, accade che è lo stesso operatore di telefonia che comunica al fornitore del contenuto il numero dell’utenza mobile dalla quale è partita la navigazione d’acquisto, in modo da poterne richiedere l’addebito. Per capirci meglio: se io vado in un negozio e voglio fare un acquisto, non è che il commesso deve chiamare la mia banca per farsi dare il numero della mia carta di credito. Devo essere direttamente io, nel momento in cui sto effettuando il mio acquisto, a fornirgli i miei dati. Il punto critico individuato dall’Agcom è fondamentale, perché si inserisce nel meccanismo di questi acquisti involontari: se il fornitore del servizio possiede i miei dati e fornisce l’input del mio acquisto allora l’operatore telefonico può procedere all’addebito”.

Fin’ora quindi il gioco si è retto sulla complicità degli operatori di telefonia?

“Sicuramente da questo mercato gli operatori di telefonia guadagnano cifre importanti, se consideriamo che una parte sostanziale (tra il 30 ed il 50%) di quello che paga l’utente viene trattenuto dal suo operatore mobile. Ma c’è un altro aspetto: alla luce dell’esiguità degli importi di cui parliamo (si tratta di pochi euro per utente) quanti sono i consumatori che si accorgono dell’addebito ingiusto? E quanti di questi poi decidono di proporre reclamo e chiedere il rimborso? Sicuramente non tutti, e quindi, rispetto ad un mercato potenziale di milioni di utenti ci potrà essere sempre il rischio che qualcuno faccia il furbo. Anche su questo aspetto la nuova delibera prevede maggiore trasparenza in fattura, con l’elenco di tutti i servizi accessori addebitati e l’indicazione del soggetto che li ha erogati, rendendo più agevole la consapevolezza degli addebiti ed anche la possibilità di contestarli ed ottenere un rimborso”.

Quando entrerà in vigore la delibera? Ci possiamo aspettare un cambiamento del mercato?

“La delibera sulla Bolletta 2.0 è stata posta a consultazione pubblica e ci sono 60 giorni di tempo per raccogliere i vari contributi. Presumibilmente entro la primavera verrà approvata la versione definitiva e da quel momento nessun operatore di telefonia mobile potrà addebitare all’utente i costi di questi servizi se il fornitore del contenuto non sarà in possesso dei suoi dati. E’ auspicabile, tuttavia, che gli operatori entreranno in questa nuova ottica prima che la delibera entri in vigore. Dopodiché la storia ci ha insegnato che per ogni mercato tecnologicamente in evoluzione, si insinuano sempre nuovi rischi per il consumatore. Per questo c’è l’Agcom a vigilare”.

di Antonella Giordano (@Anto_Gior)

Comments are closed.