Scuola, Rapporto Cittadinanzattiva: la #scuolabella è ancora lontana

“La nostra scuola ha bisogno di materiale che funzioni. Bisognerebbe aggiustare quello che non va perché ne abbiamo bisogno per studiare e vivere bene quando siamo sui banchi”. Lo scrive nel suo compito in classe Fatima, una bambina che frequenta le elementari in una piccola città lombarda. Parole semplici che fotografano una realtà che accomuna troppe scuole del Paese. I dati diffusi oggi da Cittadinanzattiva nel suo Rapporto su sicurezza, qualità e accessibilità a scuola sono chiari: 4 scuole su 10 sono ancora senza manutenzione, nonostante i fondi erogati dal Governo. 

“Bisognerebbe aggiustare quello che non va – scrive Fatima – Per esempio, la lavagna luminosa si è rotta e, nonostante le lamentele, nessuno l’ha sistemata. E poi ci sono i bagni che sono pochi e non funzionano da tanto. Ce ne sono 8 in tutto, 4 per le prime, le seconde e le terze (di questi 2 su 5 non funziona) e 4 per le quarte e le quinte (ma uno è rotto)”. Con i pochi e semplici mezzi a sua disposizione, Fatima ha esposto una situazione che accomuna molte, forse troppe, scuole del Paese.

I dati diffusi questa mattina da Cittadinanzattiva nel suo annuale rapporto su sicurezza, qualità e accessibilità a scuola sono estremamente chiari: 4 scuole su 10 sono ancora senza manutenzione, nonostante i fondi che il Governo ha erogato. Ma non finisce qui: 1 edificio su 2 è a rischio sismico (73% delle scuole) e 1 su 10 a rischio idrogeologico (14%).

La manutenzione lascia molto a desiderare infatti 1 scuola su 5 presenta lesioni strutturali sulla facciata (41%), nei corridoi (38%) o nelle palestre (27%). Come se questo non bastasse, si aggiungono i danni provocati da atti di vandalismo che hanno interessato nello scorso anno il 36% degli istituti e che hanno visto bulli e microcriminali darsi fare tra furti di attrezzatura multimediale, rottura di vetrate, incendi. Ma ancora non è sufficiente.

“Noi di Cittadinanzattiva siamo noti anche come “quelli della carta igienica”. L’appellativo ce lo siamo “guadagnato” segnalando ripetutamente una carenza che in un paese che si dice civile non dovrebbe verificarsi: il 42% dei bagni delle scuole italiane non ha la carta igienica, nel 53% manca il sapone e gli asciugamani non ci sono nel 77% dei casi”, denuncia Adriana Bizzarri, coordinatrice nazionale Scuola dell’Associazione.

Eppure il Governo ha messo a disposizione risorse, anche abbastanza consistenti, tra fondi per scuola sicura, scuole belle e nuove scuole, affinchè fossero portato avanti l’ammodernamento e la messa in sicurezza degli edifici scolastici. Viene quindi da chiedersi che cosa non ha funzionato in questo sistema. Senza avere la pretesa di un’analisi statistica a pieno titolo, Cittadinanzattiva ha preso un campione di 80 scuole e ha osservato che gli interventi rientranti nel pacchetto #scuolebelle hanno riguardato per l’80% il decoro, per l’11% l’abbellimento e per il 25% la piccola manutenzione. Tutti interventi che dovrebbero rientrare nella manutenzione ordinaria, quindi. È interessante notare però che il 72,5% dei presidi aveva in realtà richiesto interventi più urgenti e complessi. “Se avessimo potuto gestire direttamente i fondi che ci sono stati attribuiti, certamente avremmo potuto fare molte più cose e con meno spesa”, dichiara un preside della provincia di Firenze.

Perché quindi non agire in questo senso e migliorare l’uso delle risorse? “Perché il sistema funzioni davvero occorre coordinamento e sussidiarietà”, spiega Fabrizio Curcio, capo dipartimento della Protezione Civile, “occorre uno stimolo dall’alto che induca ad adottare comportamenti di questo tipo a livello comunale e regionale”.

D’altra parte, la filiera della distribuzione e gestione dei fondi è molto semplice: “Lo Stato fa da cabina di regia; poi ci sono le Regioni che hanno il compito di programmare gli interventi; e infine ci sono gli enti proprietari e di gestione degli edifici, ossia comuni, province e città metropolitane”, spiega sinteticamente Laura Galimberti, coordinatrice della struttura di missione per il coordinamento e l’attuazione di interventi di riqualificazione dell’edilizia scolastica. Sembrerebbe quindi che l’intoppo principale sia nella programmazione degli interventi: come a dire, se un intervento non compare nella programmazione, i fondi vengono attribuiti per altro.

Nell’attesa di ottenere una risposta meno burocratica e più concreta su questo aspetto, Cittadinanzattiva propone una strategia di intevento immediato che consentirebbe di attuare gli interventi davvero necessari: “l’idea è quella di stornare i fondi non ancora spesi dal capitolo #scuolebelle al capitolo #scuolesicure, soprattutto a vantaggio delle scuole del sud e delle isole che presentano le criticità maggiori. Inoltre, ci piacerebbe che le gare d’appalto non fossero al massimo ribasso e che fossero stabiliti criteri di trasparenza e controllo”, dicono dall’Associazione, mentre l’On. Chiara Di Benedetto (VII commissione cultura, scienza e istruzione) ribadisce l’inadeguatezza dello strumento finanziario fin qui utilizzato e propone di sboccare quanto prima i fondi BEI e le risorse destinate alle scuole provenienti dall’8X1000 “Sarebbe un modo più efficace di intervenire sugli aspetti davvero prioritari”.

di Elena Leoparco

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