Tlc, è possibile investire quando la ‘congiuntura astrale’ è negativa?

Il vero nodo della questione è che noi siamo indietro come sistema Paese: il mondo sta cambiando, il suo baricentro si è spostato e in questa dinamica l’Europa è molto indietro. Così Raffaele Barberio, direttore responsabile di Key4Biz, ha introdotto il convegno organizzato da Consumers’Forum sulle telecomunicazioni. Ed è stato questo uno degli oggetti della tavola rotonda che ha visto la partecipazione di molti esponenti del mondo accademico e aziendale. Uno degli argomenti, dicevamo, perché l’attenzione si è concentrata anche sulle infrastrutture, sul bisogno di investire per far “volare” l’economia. Ma non solo. C’è anche da giocare tutta la partita degli operatori ‘Over the top’. Ma andiamo con ordine. Il presupposto è che bisogna investire in infrastrutture. Ma oggi – come ha sottolineato Fabio Bassan, docente di Diritto dell’unione Europea a Roma Tre – non tutti gli operatori sono nelle condizioni, economiche, di poterselo permettere. Cosa si può fare? Secondo il docente, ma non solo, una strada da percorrere passa necessariamente attraverso il recepimento di due direttive – la 136 e la 140 del 2009 – su cui l’Italia è in netto ritardo: questo consentirebbe di colmare alcune lacune del mercato e di venire incontro alle esigenze dei consumatori. Le due direttive in questione, infatti, precisano la promozione della concorrenza e della tutela dei consumatori e definiscono alcuni concetti chiave come quello del ‘servizio universale’ e di ‘mercato rilevante’. “I due provvedimenti modificano il quadro normativo ed è importante che vengano recepite perché costituiscono un’opportunità”. Ma l’obiettivo sembra vicino in quanto molto probabilmente il loro recepimento è solo questione di settimane.

Ma siamo sicuri che ciò basti? Il commissario Agcom, Nicola D’Angelo, ha qualche perplessità perché secondo il suo punto di vista (privilegiato?) creano un quadro di riferimento comune “arretrato”: l’Europa è schiacciata tra Usa ed Estremo Oriente. La commissaria Kroese l’ha capito ed è intervenuta – proprio qualche giorno fa – sul capitolo cloud computing le cui tecnologie possono offrire nuove opportunità. Con il termine inglese cloud computing (in italiano nuvola informatica) si indica un insieme di tecnologie che permettono, tipicamente sotto forma di un servizio offerto da un provider al cliente, di memorizzare/archiviare e/o elaborare dati (tramite CPU o software) grazie all’utilizzo di risorse hardware/software distribuite e virtualizzate in Rete.

Anche il punto di vista di un economista, Alessandro Frova, docente di Finanza Aziendale alla Bocconi, non cambia le carte in tavola: “La congiuntura astrale è negativa, la competitività tra gestori è in una fase di stallo e le imprese non sono proprio desiderose di avviare investimenti importanti”. Tra l’altro quello degli investimenti, e della scarsa propensione dei gestori ad investire in infrastrutture nuove (di cui è in discussione anche il vero ritorno economico) è strettamente legata con l’altra questione all’ordine del giorno: quella degli operatori ‘Over the top’. Chi sono? I cosiddetti operatori «Over The Top» come Google (YouTube) o Hulu, o lo stesso Netflix (ora anche in Uk e Irlanda), solo per citarne alcuni, distribuiscono i contenuti digitali via Web. L’accusa che gli operatori tradizionali muovono agli OTT è che questi generano un traffico notevole sulla rete, la intasano, creando sì un beneficio ai consumatori (pensiamo ai soldi in sms risparmiati utilizzando whats’up) ma un danno economico ai gestori. Inoltre non partecipano alle spese e sfuggono dal quadro regolatorio. E’ evidente che va trovata una soluzione che – possibilmente – non veda capovolti i ruoli (beneficio agli operatori e danno ai consumatori). Non ha dubbi Cecilia Lugato di Vodafone: “Gli OTT offrono un servizio per alcuni aspetti che entra in competizioni con quelli offerti da noi. C’è bisogno, dunque, che anche loro rispettino che regoli perché sia una ‘lotta’ ad armi pari”.

Questo è il punto di vista di accademici e operatori. E i consumatori? Cosa si aspettano gli utenti? Secondo Rosario Trefiletti di Federconsumatori, essi si aspettano investimenti per un servizio di qualità: “Non è tanto la domanda di mercato a determinare lo sviluppo di questo settore. E’ l’offerta di mercato che può e deve giocare un ruolo decisivo”.

di Valentina Corvino

Comments are closed.