Aborto all’ospedale Pertini, Ministero Salute chiede chiarimenti

“Nessuno ci ha assistito nel momento peggiore. Forse perché da quando sono entrata a quando ho partorito era cambiato il turno, c’erano solo medici obiettori”: è la denuncia di una donna, costretta ad abortire da sola all’ospedale Pertini di Roma perché portatrice di una malattia genetica e impossibilitata ad accedere alla diagnosi pre-impianto perché la legge 40 sulla fecondazione assistita non la prevede per chi può avere figli. Il caso risale al 2010, la Asl si difende dicendo che la donna è stata assistita, e ora interviene il Ministero della Salute che chiede chiarimenti alla Regione Lazio.

“In merito a quanto diffuso da organi di informazione su un caso di interruzione di gravidanza avvenuto nel 2010 presso l’ospedale Sandro Pertini dove una donna avrebbe abortito da sola in bagno perché i medici  presenti nella struttura sarebbero stati obiettori di coscienza, il Ministero della salute rende noto di aver chiesto alla Regione Lazio degli approfondimenti sulla vicenda – si legge in una nota del Ministero – In  particolare è stato chiesto alla Regione se abbia intrapreso azioni volte ad accertare che nelle strutture sanitarie preposte sia assicurato l’espletamento delle procedure previste dalla legge 194 del 1978  sulle interruzioni volontarie di gravidanza e con quali modalità la Regione controlla e garantisce l’espletamento di tali procedure nelle strutture sanitarie”.

Secondo l’associazione Luca Coscioni, non si tratta di un caso isolato. “Sono anni che denunciamo quanto il ricorso all’obiezione di coscienza determini un danno alla salute della donna – affermano dall’associazione – Abbiamo inviato a tutti i presidenti delle regioni italiane e agli assessori alla sanità una lettera con la quale venivano invitati a considerare i seguenti provvedimenti per la piena attuazione della legge 194: creazione di un albo pubblico dei medici obiettori di coscienza; elaborazione di una legge quadro che definisca e regolamenti l’obiezione di coscienza; concorsi pubblici riservati a medici non obiettori per la gestione dei servizi di IVG; utilizzo dei medici “gettonati” per sopperire urgentemente alle carenze dei medici non obiettori; deroga al blocco dei turnover nelle Regioni dove i servizi di IVG sono scoperti”.

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