TopNews. Aceti (Cittadinanzattiva): “Abrogare il superticket in tutta Italia”

“Dal primo gennaio 2019 la regione Emilia Romagna abroga il superticket per tutti i cittadini con reddito da zero a 100 mila euro. Una misura che avrà effetto su 1 milione e 200 mila persone. Pensiamo che il diritto a non pagare il superticket debba essere un diritto di tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale”. Così Tonino Aceti Coordinatore Nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva, commenta il provvedimento preso dall’Emilia Romagna. Intervistato a margine della presentazione del Pit Salute, Aceti sottolinea la necessità che si intervenga a livello nazionale per estendere questa misura a tutta Italia.

Il provvedimento dell’Emilia Romagna, dice Aceti, “implica per il Governo un’assunzione di responsabilità. Il Governo deve dare prova di contrastare le disuguaglianze garantendo l’esenzione al pagamento del superticket in tutte le regioni con una misura specifica in legge di bilancio”.

Quello del superticket da 10 euro a ricetta per le prestazioni specialistiche (e di 2 euro a confezione per i farmaci) è una delle tante voci di spesa che pesano sui cittadini. E a 40 anni dalla istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, l’esigenza di difendere il Servizio e di garantire a tutti i cittadini pari diritti va ribadita con forza. Perché il Servizio sanitario è “equo, universale e solidale”, spiega Aceti, che traccia anche un bilancio della sanità in Italia.

Sostiene il coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato: “Il Servizio Sanitario Nazionale è la più grande opera pubblica realizzata dal secondo dopoguerra in poi. Cosa ha fatto l’Italia di più bello per la società se non il SSN? È strumento col quale si cerca di garantire uguaglianza, democrazia, coesione sociale, ma anche sviluppo economico. Oggi il SSN assorbe solo il 6,6% del Pil ma tutto l’indotto ne produce oltre l’11%. È un settore che tira l’economia, non è costo ma è un volano per l’economia, non è un costo ma uno strumento di coesione sociale. Questa straordinaria conquista – prosegue Aceti – molti la danno per scontata perché sono anni che c’è. Ma con la crisi economica che c’è stata, con attacchi feroci al finanziamento al SSN, in un certo momento abbiamo rischiato fortemente di vederlo sgretolare. C’è stato anche qualcuno che ha cominciato in questi ultimi anni a inserire la fake news dell’insostenibilità del SSN da punto di vista economico e della necessità di introdurre strade alternative, assicurazioni, fondi integrativi… è stato un attacco feroce, prodotto con comunicazione pubblica. Il nostro movimento ha cercato di continuare a tenere la barra dritta sulla necessità di un Servizio Sanitario pubblico, alimentato con la fiscalità generale. Ecco: a 40 anni dalla sua istituzione dobbiamo rimetterlo al centro, far sì che sia più forte, e che sappia affrontare i grandi nodi che ci sono”.

Sul tavolo c’è la necessità di garantire un equo accesso alla sanità in tutta Italia. E una delle richieste che Cittadinanzattiva porta avanti da tempo è l’abrograzione del superticket. Spiega Aceti: “Per SSN, che oggi ha raggiunto l’equilibrio di bilancio – l’ultimo dato della Corte dei Conti è 312 mln di euro di avanzo – la sfida per i prossimi 40 anni è di garantire piena e maggiore accessibilità ai servizi, accessibilità uguale su tutto il territorio nazionale, riducendo le profonde disuguaglianze che ci sono oggi fra regioni. È proprio di ieri la notizia che l’Emilia Romagna ha abrogato il superticket, i 10 euro sulla ricetta, per tutti i cittadini che hanno un reddito da zero a 100 mila. Il diritto a non pagare il superticket può essere relegato solo ai cittadini dell’Emilia Romagna o deve essere un diritto per tutte le regioni d’Italia? Deve esserlo per tutti. Oggi i cittadini rinunciano alle cure per due motivi: tempo e costi. Su questi due elementi il SSN deve concentrare la sua energia da qui ai prossimi anni”.

Quale la situazione della povertà sanitaria in Italia? “Se fino a qualche anno fa le segnalazioni dei cittadini ci dicevano che per aggirare le inefficienze del SSN si era costretti ad accedere al privato o all’intramoenia, ultimamente i cittadini dicono che anche l’alternativa del privato o dell’intramoenia inizia a essere insostenibile – spiega Aceti – Quello che ci arriva è: “abbiamo bisogno di più servizio sanitario pubblico”. Ci sono anziani che fanno le fila la sera sotto le farmacie per avere i farmaci gratuiti. Le persone non hanno più neanche l’alternativa, tanto è vero che scendono anche gli introiti dell’intramoenia: prima erano circa 1,2 miliardi, ora è circa 1 miliardo. È un segnale che il Governo deve cogliere già nella prossima legge di Bilancio. Deve essere abrogato il superticket. Le persone non ce la fanno più a pagare ticket così alti per curarsi. E non deve trovare seguito la proposta che è la massima espressione della contraddizione del governo gialloverde: il M5S che vuole un servizio sanitario nazionale e la Lega che vuole più autonomie. Le proposte di autonomia differenziata che alcune regioni hanno posto al governo vanno in una direzione opposta ai bisogni dei cittadini, che chiedono più equità. Le proposte di autonomia differenziata aumenteranno le distanze fra i cittadini, fra i diritti e soprattutto metteranno a repentaglio gli elementi  fondamentali e portanti del SSN. Il Servizio sanitario è equo, universale e solidale. Con le proposte di autonomia differenziata la solidarietà e l’equità vanno in soffitta”.

Dunque come sta il SSN a 40 anni dalla sua istituzione?  “Lo stato di salute del SSN è buono ma deve essere curato con continuità – commenta Aceti – Bisogna fare molta manutenzione e molta innovazione. Bisogna cambiare l’organizzazione dei servizi: non è più possibile non avere un’alternativa reale sul territorio e una presa in carico delle cronicità. Vuol dire aumentare la salute pubblica e fare la migliore spending review possibile. E dobbiamo innovare le politiche del personale”.

 

@sabrybergamini

 

Notizia pubblicata il 12/12/2018 17.25

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