Arsenico nell’acqua a Roma, Consumatori chiedono controlli e chiarimenti

Le associazioni dei consumatori continuano a chiedere chiarezza sulla presenza di arsenico nell’acqua in alcune aree di Roma Nord, perché ci sia una chiara valutazione dei rischi. Oggi dal Campidoglio fanno sapere che alle due autobotti presenti sul posto si sono aggiunti sette serbatoi mobili forniti da Acea. I serbatoi con l’acqua potabile si trovano nel XIV Municipio in via di Tragliatella 86 (scuola materna), via Cherasco, piazza Santa Maria Galeria, via Paravia (Pian Saccoccia); nel XV Municipio in via Prato della Corte, via Braccianese (km 12,700), Malborghetto.

Su richiesta dell’Arsial, comunicano gli Assessorati competenti di Regione e Campidoglio, “saranno eseguiti da Acea gli interventi previsti dall’ordinanza per il ripristino dell’utilizzo igienico-sanitario dell’acqua e il monitoraggio costante della qualità dell’acqua erogata, al fine di risolvere in tempi brevi la situazione”.

Il caso dell’acqua all’arsenico vietata al consumo umano nella zona di Roma Nord rappresenta, secondo l’Adoc, l’ennesimo disservizio pubblico a danno dei romani. “I servizi pubblici sono essenziali, ma devono essere efficienti e rispettosi degli utenti – dichiara Lamberto Santini, presidente dell’associazione – dalla mobilità all’energia, dalla pulizia delle strade ai servizi amministrativi, e non ultimo il caso dell’acqua all’arsenico praticamente tutti i settori pubblici a Roma fanno patire quotidianamente disagi ai cittadini. E’ necessario un maggiore controllo da parte del pubblico. Il servizio pubblico, la cui importanza è indiscutibile, deve però essere efficiente ed efficace se vuole giustificare la sua presenza, altrimenti causa solo danni inestimabili.”

Da parte sua, l’Unione Nazionale Consumatori chiede una valutazione da parte dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. “E’ necessario fare chiarezza sulla situazione dell’acqua a Roma, coinvolgendo l’EFSA per una valutazione dei rischi per la salute dei consumatori”, dichiara Dino Cimaglia, Responsabile del Comitato di Roma e del Lazio dell’Unione Nazionale Consumatori, che chiede inoltre di acquisire la documentazione relativa alle analisi sull’acqua. “E’ fondamentale – aggiunge Agostino Macrì, esperto dell’associazione – che si chiarisca se il divieto è da ricondursi ad una contaminazione microbiologica o alla presenza di arsenico nell’acqua: nel primo caso  possono esserci pericoli immediati di infezioni (ma previa bollitura, l’acqua potrebbe essere impiegata per alcuni usi domestici); se invece si tratta di arsenico, non dovrebbero esserci pericoli imminenti per la salute pubblica se, come è già avvenuto in passato, sono state concesse delle proroghe per bere acqua con livelli di arsenico superiori a 10 ppb, ma è fondamentale sapere di quanto i livelli sono stati superati”.

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