Assistenza domiciliare nel Lazio, da Cittadinanzattiva una Raccomandazione civica

Cittadinanzattiva Lazio ha presentato al Consiglio regionale una Raccomandazione civica sull’assistenza domiciliare integrata e l’innovazione nella Regione, con l’intento di dare un contributo civico per migliorare organizzazione e gestione delle risorse dedicate all’assistenza domiciliare integrata e rendere il servizio a misura di cittadino, più efficiente e vicino ai bisogni delle persone. “L’impegno di Cittadinanzattiva Lazio e di tutto il tavolo di lavoro impegnato su questo progetto è dare indicazioni strategiche e operative affinché l’Assistenza Domiciliare Integrata non rimanga un obiettivo generico da raggiungere, ma possa al più presto rappresentare una realtà effettiva che alleggerisca il carico delle famiglie, coordini meglio tutte le parti in gioco, attribuendo con chiarezza responsabilità e risorse – ha detto Roberto Crea, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio – E’ anche una grande occasione per dimostrare che le cose possono cambiare nell’assistenza socio-sanitaria territoriale, consentendo tra l’altro di impiegare in modo trasparente e più efficace le risorse finanziarie, con un probabile risparmio significativo a fronte di un servizio migliore”.

I dati sull’assistenza domiciliare integrata (Adi) provenienti dal rapporto Pit Salute 2012 di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato dicono che l’assistenza domiciliare è una delle aree di cui i cittadini più di frequente denunciano le lacune: iter burocratico troppo complesso (24,5%), sospensione per mancanza di fondi o personale (18,9%), riduzione delle ore di assistenza (13,2%), scarsa qualità del servizio (13,2%). E nel Lazio l’assistenza territoriale, di cui l’Adi fa parte, rappresenta la terza area per numero di segnalazioni al Tribunale per i diritti del malato (13,1%, dopo la presunta malpractice e le liste di attesa).

Gli ultimi dati forniti dal Ministero della Salute, nel 2011, denunciano la difformità dei servizi di assistenza domiciliare a seconda della regione di residenza. Nella stessa Regione Lazio, ci sono differenze a seconda delle diverse Asl: si va infatti dal 12,88% di anziani ultra 65enni trattati in Adi nella RM/H, al 2,21% della RM/B e al 2,16% della RM/C. Laddove la copertura del servizio sanitario è ridotta, a farsi carico dell’assistenza sono le famiglie che arrivano a dedicarvi oltre 5 ore al giorno.

La Raccomandazione civica individua alcune aree di intervento su cui lavorare per migliorare i servizi di assistenza domiciliare integrata. In particolare, tutte le direzioni sanitarie e le unità operative di degenza dei presidi ospedalieri devono attivare un percorso specifico per l’Adi e farsi carico della sua applicazione, chiede l’associazione; le strutture ospedaliere devono fornire al paziente dimesso i farmaci necessari alla terapia per il primo ciclo e prescrivere gli eventuali ausili in tempo utile; Comuni, Municipi e distretti sanitari devono collaborare per garantire una effettiva integrazione tra l’assistenza sanitaria e quella sociale. Il documento chiede inoltre alle Asl di vigilare sulla qualità del servizio e sull’appropriatezza dell’assistenza e alla Regione di garantire livelli uniformi di assistenza e di valutare la qualità dei servizi resi, prevedendo un ruolo nella valutazione anche per i cittadini. Serve inoltre, prosegue l’associazione, una specifica Carta dei servizi delle cure domiciliari, insieme alla promozione dell’innovazione tecnologica e delle opportunità offerte dalla telemedicina come strumento di supporto per migliorare le cure domiciliari.

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