Barometro Sanità Europ Assistance: italiani aprono a “salute 2.0”

In Italia solo un cittadino su quattro, pari al 28% e in forte crescita rispetto al 2012, ritiene  che l’accesso alle cure mediche sia paritario per tutti, mentre la percezione è decisamente migliore in tutta Europa. Il 20% dichiara di aver rinunciato alle cure mediche nell’ultimo anno a causa di motivi economici, ma il dato è in miglioramento rispetto al 27% del 2012. Nei confronti delle nuove tecnologie, gli italiani sono ancora restii ma il 70% (in linea con l’Europa ferma al 68%) si dichiara favorevole al monitoraggio delle condizioni di salute tramite mobile. Sono alcuni dei risultati del Barometro Sanità e Società / Europ Assistance-CSA, giunto alla settima edizione, che analizza le aspettative, le abitudini e le preoccupazioni in materia di sanità dei cittadini di otto paesi europei (Germania, Francia, Italia, Regno Unito, Polonia, Austria, Svezia e Spagna) e degli Stati Uniti.

La parità di accesso alle cure è una percezione che migliora in tutta Europa ma non in Italia. In contrasto con il panorama europeo caratterizzato da un’accresciuta fiducia nella sanità pubblica e in una percezione di garanzia di pari accesso alle cure mediche (44%, in crescita di 2 punti percentuali rispetto al 2012) l’Italia registra un forte calo: ormai solo 1 cittadino italiano su 4 (il 28% in calo di 16 punti percentuali rispetto al 2012) è fermamente convinto che l’accesso alle cure mediche sia paritario per tutti.

La rinuncia alle cure per motivi economici rimane elevata in quattro paesi europei ma in Italia è in via di miglioramento. In un contesto europeo senza dubbio problematico in merito alla tendenza a rinunciare completamente alle cure mediche, sono quattro i Paesi europei che si distinguono per un livello elevato di rinuncia alle cure: la Polonia con il 39% degli intervistati che dichiara di aver rinunciato a cure per motivi economici nel 2013 (-2 punti), la Francia con il 33% (+6 punti), la Germania con il 24% (-6 punti) e l’Italia – qui la notizia positiva – che scende di 7 punti in questa tendenza, con il 20% che dichiara di aver rinunciato nell’ultimo anno contro il 27% del 2012. Paesi virtuosi con tassi di rinuncia alle cure dichiarati notevolmente più bassi, l’Austria (11%), la Spagna (il 7%), la Svezia (6%) e la Gran Bretagna (4%).

L’assistenza agli anziani è ritenuta, nell’insieme, insoddisfacente. Spicca in particolare la valutazione degli italiani che danno il peggior punteggio tra i paesi europei: 2.2 su 10, ancora in calo (di uno 0.7) rispetto a dodici mesi fa. Scende anche la soddisfazione in merito agli aiuti pubblici in tema di assistenza domiciliare (19% contro il 21% dello scorso anno): solo il 13% degli italiani nel complesso ha una valutazione positiva sulla qualità dei servizi (rispetto al 37% della media Europea in linea con il 2012).

La valutazione generale rispetto alla presa in carico di anziani e non autosufficienti è comunque negativa in tutta Europa, con uno score medio di 3.7 punti su 10 (in calo dello 0.7 rispetto al 2012). Paesi virtuosi l’Austria (5.7) e la Francia con un valore intermedio comunque non alto di 3.9. Rispetto al 2012 la situazione peggiora sensibilmente in Spagna (- 1.4) e in Germania (- 0.9 punti). Di pari passo, gli europei chiedono che sia data priorità alle cure a domicilio piuttosto che alle case di cura: il 78% degli europei preferisce questa prospettiva. Gli italiani sono particolarmente favorevoli alla soluzione delle cure a domicilio con una crescita di 8 punti percentuali rispetto al 2012 (90% contro 82% dello scorso anno).

L’uso delle nuove tecnologie e la “salute 2.0” sembrano ancora lontani in Italia: il 90% degli italiani dichiara infatti di non scambiare mai informazioni, pareri e testimonianze su internet e social network in merito alla salute. Solo un 9% dichiara di farlo occasionalmente. Una diffidenza, almeno stando ai dati di propensione, solo apparente se si pensa che il 70% degli italiani (in linea con l’Europa, al 68%) si dichiara invece favorevole al monitoraggio delle condizioni di salute tramite mobile (come ad esempio, la misurazione quotidiana del tasso di zuccheri, della pressione e del ritmo cardiaco) e che il 42% (contro il 26% dello scorso anno) dichiara che accetterebbe di buon grado una consultazione via webcam. Come dire: web si, ma solo se a rispondere sono professionisti del settore.

Nel resto d’Europa l’opinione pubblica sembra più convinta dell’apporto delle nuove tecnologie nel campo della sanità. Si registra un aumento della consultazioni sul web in tema di salute nella maggior parte dei Paesi (con il 58% degli europei, +5 punti rispetto al 2012). Una netta maggioranza degli europei (68%) si dichiara inoltre favorevole allo sviluppo di mezzi di monitoraggio medico costante via mobile.

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