Biberon al bisfenolo, Codacons: verificare che non siano più commercializzati

Lo stop alle vendite di biberon con bisfenolo A è scattato dal 1° giugno 2011, deciso dall’Unione europea che aveva già messo al bando la produzione di prodotti con questo componente. Il Codacons vuole ora controllare che il divieto sia rispettato e ha deciso di presentare un’istanza al Ministero della Salute e alla Procura di Torino per accertare che non siano commercializzati in Italia biberon tossici già banditi dall’Unione europea.

L’associazione, si legge in una nota, ha presentato un’istanza  al Ministero della Salute e alla Procura della Repubblica di Torino relativa all’accertamento della presenza di biberon tossici sul territorio italiano. Il Bisfenolo A (BPA), ricorda infatti l’associazione, è un composto organico impiegato in resine e plastiche per imballaggi e stoviglie e negli stessi biberon ed è un materiale tossico che può interferire con l’equilibrio ormonale, danneggiando lo sviluppo cerebrale, gli organi riproduttori ed il sistema immunitario  di chi ne viene a contatto. Per i bambini la principale fonte di esposizione al BPS sono i biberon e la Commissione europea ha stabilito il divieto di produzione di tali biberon a partire dal 1° marzo 2011 e il divieto di importazione e commercializzazione degli stessi dal 1° giugno dello stesso anno all’interno del mercato europeo.

Spiega il Codacons: “Dopo aver ricevuto numerose segnalazioni di mamme allarmate e al fine di fare chiarezza su possibili rischi per bambini e neonati italiani, il Codacons ha chiesto al Ministero di poter aver accesso a tutti i documenti relativi al caso, dalle segnalazioni dei pubblici cittadini, fino ad ogni altro atto e documento connesso o consequenziale alla problematica inerente la tossicità  dei prodotti contenenti Bisfenolo A”. L’associazione ha chiesto alla Procura della Repubblica di Torino di “predisporre tutti i controlli necessari volti ad accertare e verificare se effettivamente i biberon al Bisfenolo A dal 1° giugno 2011 non sono più commercializzati all’interno del mercato unico europeo”.

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