Cromo esavalente nell’acqua di casa, Altroconsumo rilancia il caso di Brescia

Altroconsumo rilancia il caso, scoppiato quasi un anno fa, del cromo esavalente (sostanza cancerogena) trovato in livelli elevati nell’acqua del rubinetto di Brescia: si sono registrate concentrazioni più alte rispetto al passato (10 microgrammi per litro contro un limite di legge di 50 per il cromo totale). Secondo l’Efsa non ci sarebbero rischi per la salute degli adulti, ma bisogna fare attenzione ai bambini. Altroconsumo invita i cittadini a far analizzare l’acqua e partecipare al Festival di Ferrara il 18 maggio: si parlerà dell’acqua del rubinetto.

Quello di Brescia non è l’unico cosa di inquinamento dell’acqua potabile in Italia. Tutti i grandi agglomerati urbani della pianura padana hanno dei punti critici e il cromo esavalente è certamente presente anche in altre città come, ad esempio, Milano e Torino.

Di recente l’autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha dichiarato che l’esposizione al cromo in alimenti e acqua non è rischiosa per la salute: ma, se questo è vero per gli adulti, non lo è altrettanto quando si parla di bambini. L’autorità, infatti, precisa che la stessa quantità di cromo, se negli adulti potrebbe non essere pericolosa, incide maggiormente nei più piccoli a causa del loro ridotto peso corporeo.

Cosa fare allora? Il cromo presente nell’acqua può essere facilmente e rapidamente analizzato. I soci Altroconsumo possono fare analizzare l’acqua da un laboratorio convenzionato, specializzato in analisi ambientali, che effettuerà analisi chimico-fisiche sul campione d’acqua che gli verrà inviato. Nel caso un cui le analisi rilevino una presenza significativa di cromo esavalente (ad esempio superiore ai 5 microgrammi per litro) si consiglia di non utilizzare quest’acqua per l’alimentazione dei bambini. Nessun rischio, invece, per l’acqua utilizzata per cucinare e per igiene personale.

Quanto all’installazione di filtri domestici per il trattamento dell’acqua bisogna fare attenzione, non tutti i prodotti sono efficaci nella rimozione di questo metallo e altri problemi possono sommarsi a quelli della presenza del cromo.

Il cromo è un elemento naturale che può avere diverse “forme”: se alcune di queste non sono pericolose per l’uomo, quella detta esavalente ha invece un’elevata tossicità ed è cancerogena. La legge che stabilisce i criteri per definire quando l’acqua può essere considerata potabile, e quindi destinata al consumo umano, pone un limite di 50 microgrammi per litro. Peccato però che questo limite sia riferito al cromo totale, comprende cioè tutte le “forme”. Non è previsto un limite specifico per il solo cromo esavalente. Perciò, ad esempio, l’acqua che contiene meno di 50 microgrammi per litro di cromo totale, anche se tutto esavalente, è considerata per legge potabile.

A Brescia le autorità locali sono state inizialmente caute e rassicuranti verso la cittadinanza, ribadendo più volte che l’acqua è potabile e rispetta i limiti per le acque destinate al consumo umano. L’Istituto Superiore di Sanità, informalmente interpellato da Altroconsumo, ha risposto che “al momento non ci sono dati che indicano che il valore di 50 microgrammi per litro previsto per il cromo totale nelle acque destinate al consumo umano non sia adeguatamente protettivo per la salute umana” e prometteva che avrebbe tenuto conto di eventuali nuove evidenze scientifiche e raccomandazioni internazionali. Anche se le risposte delle autorità sanitarie nazionali e degli operatori locali sono rassicuranti, nuove valutazioni sono necessarie alla luce di quanto emerso nell’opinione Efsa. Non è accettabile che una frazione di cittadini bresciani, di cui fanno parte anche dei bambini, sia esposto al pericolo del cromo esavalente.

Dalle analisi effettuate da Altroconsumo sull’acqua di casa di un socio di Brescia, a maggio 2013, il Cromo esavalente era presente in 10,9 microgrammi per litro, pari alla concentrazione di cromo totale. E’ stato sconsigliato di utilizzare l’acqua di rubinetto per scopi potabili.

Altroconsumo ha inviato alle autorità (Istituto superiore di sanità, Ministero della salute, Asl di Brescia ma anche ad A2A) alcune richieste specifiche, poiché non è accettabile che ci sia un rischio, seppur minimo, per la salute dei bambini che consumano acqua con cromo esavalente. La legge che definisce quando l’acqua è potabile e che pone una quantità massima di 50 microgrammi per litro per la presenza del cromo, va rivista. Deve essere, infatti, previsto un limite specifico per il solo cromo esavalente, che è poi la specie più diffusa nelle acque.

Nelle scuole non deve essere somministrata acqua di acquedotto se contenente cromo esavalente, ma solo acqua in bottiglia o di acquedotto in cui si è accertata l’assenza di cromo esavalente. Sì anche all’acqua trattata e controllata localmente con impianto di abbattimento del cromo esavalente. Ai cittadini che hanno del cromo esavalente nell’acqua di casa deve essere dato accesso a una fonte facilmente accessibile per l’approvvigionamento di acqua potabile.

Infine, la concentrazione di cromo esavalente nell’acqua di Brescia va monitorata con attenzione e comunicata correttamente alla popolazione. Comune, A2A ciclo idrico S.p.a. e Asl possono scegliere le modalità che ritengono più efficaci e corrette, ma la comunicazione ai cittadini deve essere puntuale, tempestiva e il più capillare possibile.

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