Cure senza frontiere, Cittadinanzattiva: servono correzioni a tutela dei pazienti

La direttiva europea sulle cure transfrontaliere sancisce il diritto dei cittadini di recarsi in un altro paese UE per sottoporsi a trattamenti sanitari e di ottenere un rimborso. Lo schema di decreto approvato dal Governo per la sua applicazione, però, rischia di creare problemi nell’accesso alle cure dei cittadini italiani, che rischiano – fra l’altro – di dover anticipare i costi dell’assistenza, con differenze territoriali fra le Regioni, che possono decidere se rimborsare o meno le spese di viaggio e alloggio nel caso delle persone con disabilità. Senza contare l’eccessiva burocrazia. Sono queste le criticità denunciate da Cittadinanzattiva, che ha inviato una nota al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, agli Assessori regionali alla Sanità, alle Commissioni competenti di Camera e Senato e al Presidente della Conferenza Stato-Regioni.

“Lo schema di Decreto approvato dal Governo per l’applicazione della Direttiva europea sulle  cure transfrontaliere rischia di peggiorare il sistema di accesso alle cure in Europa per i cittadini del nostro Paese e di creare ulteriori differenze tra i pazienti nelle diverse regioni italiane – afferma Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva – I pazienti devono ancora aspettare diversi giorni e passaggi istituzionali per poter esercitare concretamente i diritti previsti dalla Direttiva, ci auguriamo che questo tempo serva per migliorare lo schema di decreto, anche sulla base delle nostre indicazioni, perché così non va”.

Fra le criticità del decreto individuate dall’associazione, c’è il fatto che i cittadini dovrebbero anticipare i costi dell’assistenza e l’eventuale differenza tra la tariffa italiana e quella del paese curante. Inoltre le differenze regionali sarebbero accentuate rispetto al passato: ogni regione può rimborsare i costi dell’assistenza all’estero secondo le tariffe regionali e può decidere se rimborsare o meno le spese di viaggio, alloggio e eventuali supplementari nel caso di persone con disabilità e degli eventuali accompagnatori. Ancora una volta viene denunciato l’eccesso di burocrazia: è prevista una prima domanda alla ASL solo per capire se la prestazione è soggetta o meno ad autorizzazione preventiva a cui devono seguire altri passaggi burocratici. Manca, infine, un ruolo alle organizzazioni civiche e manca la previsione di una campagna di informazione ai cittadini sui diritti sanciti dalla Direttiva.

Di conseguenza, Cittadinanzattiva chiede di garantire l’assistenza diretta per le prestazioni oggetto di autorizzazione preventiva della Asl e di prevedere a carico dello Stato l’eventuale differenza di costo tra la tariffa italiana e quella del paese curante. Chiede di prevedere una “tariffa unica per prestazione”, valida in tutte le Regioni, e di prevedere l’obbligo per tutte le Regioni di rimborsare le spese di viaggio, alloggio e le spese supplementari nel caso di persone con disabilità. Per l’associazione, va inoltre abrogato l’obbligo di domanda per accertarsi della necessità di autorizzazione da parte della Asl e va previsto l’obbligo per la Asl, nel caso in cui neghi l’autorizzazione perché le cure sono ottenibili anche sul territorio italiano, di individuare la struttura italiana in grado di erogare la prestazione nei tempi, qualità e sicurezza richiesti. Vanno previste, aggiunge l’associazione, audizioni annuali delle associazioni di cittadini e pazienti, vincolanti per il Ministero della salute; va previsto che il Contact point nazionale indichi al cittadino se sia più vantaggiosa ricorrere alla nuova a o alla vecchia procedura per l’accesso alle cure transfrontaliere. Serve infine una campagna nazionale di informazione sui diritti sanciti dalla direttiva europea.

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