TopNews. Day hospital onco-ematologici, Cittadinanzattiva: “Attese fino a 8 ore”

Promuovono la professionalità e l’umanità di medici e infermieri. Giudicano positivamente la qualità complessiva del servizio di cura erogato. Ma per i pazienti dei day hospital onco-ematologici ci sono ancora attese infinite che possono diventare di otto ore, una scarsa programmazione del servizio, e molto da fare per mettere il cittadino e il paziente al centro della sanità. Questo quanto emerge dal monitoraggio su 46 day hospital onco-ematologici promosso da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, in collaborazione con AIL, presentata oggi a Roma e realizzata col sostegno non condizionato di Roche.

Il viaggio all’interno di un day hospital onco-ematologico parla di attese fino a 8 ore, organizzazione del servizio non efficiente, scarsa informatizzazione ma soddisfazione per la professionalità e umanità degli operatori sanitari che lavorano nei Day Hospital onco ematologici e per la qualità complessiva dei servizi erogati. Ancora una volta dunque, una fotografia a luci e ombre della sanità italiana, dove gli aspetti positivi sono legati alla qualità delle cure e alla dedizione del personale medico, mentre c’è ancora da lavorare per una buona organizzazione del servizio e per sfruttare appieno le potenzialità dell’informatizzazione.

Troppe volte abbiamo sentito ripetere che il paziente deve essere messo al centro. La ricerca di oggi conferma le segnalazioni che riceviamo quotidianamente, e dimostra ancora una volta che c’è tanta strada da percorrere. A partire dall’uso delle tecnologie – commenta Antonio Gaudioso, segretario generale di Cittadinanzattiva – Nel XXI secolo non si può accettare che piattaforme vengano utilizzate solo per le prenotazioni, senza sfruttarne appieno le potenzialità. Ma in generale è l’organizzazione del servizio che emerge come ripiegato su proprie necessità e non su quelle dei pazienti. Attese inutili e facilmente riducibili, scarso rispetto della qualità di vita dei pazienti, rinvio da uno specialista ad un altro, poca informazione sono facce diverse dello stesso problema, cioè la distanza che ancora esiste perché il paziente si senta messo al centro”.

Quali i risultati del monitoraggio? I pazienti hanno valutato positivamente le informazioni ricevute sul percorso di cura ottenute durante la loro prima visita (88%), e sulle possibili ricadute sulla qualità della vita. La professionalità del personale sanitario e l’umanità di tutti gli operatori sanitari risulta per l’85% dei pazienti l’aspetto maggiormente qualificante dei day hospital onco ematologici. Positivi anche i tempi relativi all’avvio della chemioterapia, erogata a tutti i pazienti entro i 30 giorni.  

Viene invece parzialmente bocciata l’attenzione alle esigenze dei pazienti. Oltre il 36% dei day hospital risulta sprovvisto di una attività di orientamento ai servizi e la maggior parte delle informazioni risulta comunicate a voce o affissa in bacheca; solo nel 46% dei casi è prevista la stampa di specifici opuscoli/depliant. Quattro persone su dieci dicono di non aver avuto supporto nelle pratiche amministrative.

Il servizio telefonico per l’assistenza c’è ma non funziona in modo ottimale. “Sebbene l’80% dei Day Hospital dichiarino di aver attivato un servizio telefonico per gestire eventuali criticità avvertite dai pazienti nella gestione della malattia o della terapia (effetti avversi, dubbi su farmaci da assumere al domicilio ecc), questi ultimi – spiega Cittadinanzattiva – ne criticano la qualità e la tempestività: appena sufficiente per il 22% dei pazienti e addirittura scarsa per oltre il 7%. L’orario di apertura del servizio è ridotto, spesso non copre le ore pomeridiane e non risulta costantemente presidiato perché gestito da poco personale oberato di altro lavoro”.

C’è anche un problema di ricette e pratiche amministrative. Il 15% dei pazienti dichiara che sono state rilasciate le ricette “bianche” dagli specialisti della struttura, senza che si provvedesse direttamente alla prenotazione delle visite e prestazioni di controllo come invece prevede la presa in carico. Questo significa che bisogna andare dal medico di famiglia, poi rivolgersi al Cup per prenotare, e spesso sulla ricetta manca la classe di priorità.

Un aspetto dolente riguarda le attese infinite per la terapia. Le ore che bisogna aspettare una volta che si arriva in day hospital per la somministrazione dei farmaci. Il tempo di permanenza per eseguire la terapia farmacologica va da un minimo di 1 ora fino a 9 ore: il 43% dei pazienti aspetta 3-4 ore, il 28% dalle 5 alle 6 ore, oltre l’8% segnala di stare in totale fino a 8 ore.  

Quasi l’80% delle strutture fa utilizzo di software, ma è prevalentemente utilizzato per gestire l’agenda degli appuntamenti. Oltre il 13% delle strutture dichiara di convocare i pazienti tutti alla stessa ora senza distinguo rispetto al tipo di terapia, lunga o breve, a cui si dovranno sottoporre. La maggior parte dei day hospital prevede la separazione dei percorsi per gli esami di controllo da quelli per le somministrazioni della terapia ma anche in questo caso diverse strutture (oltre il 13%) non effettuano distinguo, aggregando i pazienti indipendentemente dallo scopo per cui vengono convocati. Inoltre, oltre il 90% delle strutture afferma che si verificano ritardi nella messa a disposizione del farmaco al paziente soprattutto a causa di disfunzioni organizzative.

 

Notizia pubblicata il 04/04/2019 ore 16.43

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