Farmacie promosse a pieni voti. Ma se i prezzi fossero più bassi…

Un centro di eccellenza dove la professionalità del personale si unisce alla certezza del servizio e alla vicinanza al pubblico; un punto di riferimento per il territorio. Sono queste le caratteristiche che la popolazione riconosce nelle farmacie e fotografate da un’indagine che Federfarma ha commissionato all’Ispo. “Farmacie promosse a pieni voti” ha detto Renato Mannheimer presentando la ricerca nel corso di una conferenza stampa. Fatto che assume maggiore rilievo laddove si consideri che la fotografia è stata scattata a fine marzo quando, cioè, le farmacie erano oggetto di critiche perché si esponevano ai decreti di liberalizzazione. “Il farmacista – ha aggiunto – non è considerato un venditore di medicine ma viene associato ad elementi relativi al servizio che svolge. Circostanza confermata anche dall’elevata percentuale di coloro che si dicono fedeli ad una farmacia piuttosto che ad una altra: 7 italiani su 10, infatti, hanno una farmacia di fiducia e fanno il possibile per andare sempre lì”.

Dalla ricerca emergono anche delle criticità. Quella dei farmacisti, ad esempio, viene percepita come una casta insieme a notai e politici (precisamente al terzo posto dopo notai e politici). Tuttavia è minoritaria la quota di quanti ritengono che “invece di essere al servizio dei cittadini pensano solo ai propri interessi”. E veniamo al nodo centrale, quello dei prezzi dei farmaci. Il 32% della popolazione è convinto che le farmacie dovrebbero abbassare i prezzi e indicano la circostanza come un necessario elemento di miglioramento. Ma quanto influisce il prezzo nella scelta di una farmacia? il dato è difficilmente interpretabile perché se molti chiedono di abbassare i prezzi, per il 56% della popolazione  conta molto di più la qualità del servizio e la professionalità degli operatori. Sta di fatto che quello dei prezzi è un elemento da sempre dibattuto: manca nella ricerca un confronto con i prezzi praticati dalla GDO sugli OTC ma è noto che il Garante per la Sorveglianza dei Prezzi è intervenuto spesso sulle dinamiche dei prezzi dei farmaci invocando la trasparenza dei comportamenti degli operatori di settore e i rappresentanti delle categorie della distribuzione (farmacie private e pubbliche, parafarmacie, GDO). Ma qual è il meccanismo che porta alla formazione del prezzo finale dei medicinali? “Il farmaco arriva in farmacia solo dopo aver compiuto tre passaggi e il farmacista è solo l’ultimo anello della catena. Sono altri i membri della filiera che partecipano alla formazione del prezzo e alla determinazione dei margini” ha commentato in conclusione Massimo Corsaro, deputato PDL.

L’Agenzia del Farmaco sul suo sito internet spiega “tutti i farmaci, per essere immessi in commercio, necessitano che sia loro attribuito un prezzo ed una classe di rimborsabilità, cioè se il farmaco è a carico del Servizio Sanitario Nazionale (medicinale di classe A e H) o del cittadino (medicinale classe C). La classe di rimborsabilità viene individuata durante la procedura di Autorizzazione all’Immissione in Commercio.

Per i medicinali a carico del cittadino (classe C) l’AIFA svolge un’azione di monitoraggio sui farmaci con obbligo di prescrizione (ricetta), verificando il rispetto di due condizioni:

•il prezzo del medicinale può essere aumentato ogni due anni (negli anni dispari);

•l’incremento non può superare l’inflazione programmata.

Per i farmaci senza obbligo di prescrizione (SOP) il prezzo è stabilito liberamente dal produttore.

Per i medicinali rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale (classe A e H) esiste un processo di negoziazione dei prezzi che coinvolge l’AIFA e l’azienda titolare dell’Autorizzazione all’Immissione in Commercio”. Basterebbe individuare l’anello ‘forte’ della catena.

Valentina Corvino

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