Liberalizzazione farmaci fascia C, Parafarmacie condividono spinta riformatrice del governo

“Sul fronte dei farmaci, il presidente dell’Antitrust, Giovanni Petruzzella, ha confermato l’impostazione del suo predecessore, Catricalà, ovvero liberalizzare la vendita dei farmaci di fascia C e rimuovere gli ostacoli all’apertura di nuove farmacie, aumentando la pianta organica delle stesse: parole chiare che condividiamo pienamente e che faremo nostre nella proposta di riforma che a breve proporremo al Ministro della Salute, Renato Baluzzi”. È quanto dichiarano le associazioni delle Parafarmacie (Forum nazionale Parafarmacie, Associazione nazionale Parafarmacie italiane e Movimento nazionale liberi farmacisti). “Rimuovere i vincoli posti a protezione della roccaforte per gli inclusi e consentire una maggiore concorrenza facilitando l’accesso agli esclusi: se è questo il leitmotiv dei provvedimenti che il governo si appresta ad adottare in alcuni settori economici non possiamo fare altro che incoraggiarlo a proseguire in questa direzione” sostengono le parafarmacie.

Secondo le Associazioni “è chiaro infatti che pur rimanendo fermi sulla necessità di mantenere due canali concorrenti e dunque portare i farmaci di fascia C fuori dalla farmacia, purchè con l’obbligo del farmacista e le norme di tracciabilità, conservazione e farmacovigilanza, crediamo che contestualmente debba essere avviata una seria riforma della farmacia sul piano della distribuzione territoriale, dei metodi di assegnazione, di salvaguardia delle farmacie rurali, in particolare le sussidiate, della partecipazione alla proprietà di soggetti diversi dal farmacista e della alienabilità della concessione”.

Un commento a “Liberalizzazione farmaci fascia C, Parafarmacie condividono spinta riformatrice del governo”

  1. Leonardo Marchitto ha detto:

    Farmaci: le liberalizzazioni bizantine di Monti

    Se le anticipazioni del Sole 24 Ore di oggi (12-gennaio 2012) e quelle presenti sul sito “Leggi oggi.it” relative al decreto “Cresci-Italia” risultassero alla fine approvate, per le liberalizzazioni nel settore farmaceutico e per le parafarmacie, colonna operativa di tali politiche, ci sarebbe ancora una volta ben una magra consolazione.
    In breve, con le liberalizzazioni bizantine alla Monti, tutto sembrerebbe cambiare per poi cambiare ben poco, in puro stile gattopardesco cosa costante da sempre nel settore come sanno tutti i farmacisti non proprietari di una farmacia.
    Il perché è legato al fatto che la lobby dei proprietari di farmacia, come molte altre, riesce nei fatti ad opporsi alle liberalizzazioni mediante la previsione di fumosi cavilli e deroghe inattuabili, mentre nel Dna delle vere liberalizzazioni c’è la trasparenza, la semplicità e l’immediatezza.

    Vediamo le differenti modalità di liberalizzare:

    1) Stile “Lenzuolate Bersaniane” 2006: tutti gli esercizi commerciali / parafarmacie), in presenza di un farmacista abilitato possono commercializzare immediatamente tutti i farmaci vendibili senza ricetta. Stessa cosa fu tentata per i farmaci di fascia C ma cadde il governo Prodi.
    2) Stile “Bizantino – Montiano” 2011 (salva-Italia): solo le parafarmacie presenti nei comuni oltre i 12500 abitanti possono commercializzare alcuni farmaci di fascia C da definire entro alcuni mesi da parte dell’AIFA. Rimane il divieto per le parafarmacie di dispensare i farmaci iniettabili, stupefacenti ed ormonali. L’aumento del numero di farmacie è cancellato.

    Considerazioni: con la modalità 2 il decreto c’è ma non è attivo di fatto, i due limiti imposti discriminano tra parafarmacie/ farmacisti di serie B (sopra i 12500 ab.) e quelle di serie C ( sotto i 12500 ab.) La tempistica di attuazione di attuazione del decreto AIFA discrimina tra farmacisti di farmacia di serie A, dai farmacisti di serie B/C. Il divieto di dispensazione di farmaci iniettabili, stupefacenti ed ormonali imposto alle parafarmacie dice in pratica che il farmacista di parafarmacia è meno laureato di quello di farmacia mentre lo stato lo abilita alla stessa professione e con gli stessi anni di laurea. Resta ancora da capire perché porre un limite a 12500 e non uno per esempio a 5675 ab.

    3) Stile “Bizantino – Montiano” 2012 (bozza cresci-Italia): il quorum per l’apertura di una farmacia passa da 1 ogni 4000 / 5000 abitanti a 3000. Gli abitanti in sovrannumero al quorum stabilito permetteranno di aprire con modalità diverse una nuova farmacia in considerazione se il comune ha popolazione superiore a 9000 ab o meno. Le procedure regionali di apertura richiedono l’approvazione entro 120 giorni di nuove “piante organiche” di farmacie da mettere a concorso, con le modalità attuali che di fatto hanno bisogno di circa 1 o 2 anni senza che nessuno faccia ricorso. Se entro il 1 marzo 2013 le regioni non avranno messo a concorso almeno l’80% delle nuove farmacie istituite anche le parafarmacie saranno autorizzate a dispensare i farmaci di fascia C tranne i farmaci stupefacenti. Le regioni, sentiti gli ordini dei farmacisti e le usl, possono concedere licenze di farmacie riservate ai comuni in stazioni ferroviarie, aeroporti, stazioni autostradali ad alta densità di traffico e nei centri commerciali con superficie superiore a 10000 mq se una farmacia non è presente nel raggio di 1,5 km.

    Considerazioni: Neanche il più contorto dei Basileus bizantini avrebbe congegnato un meccanismo simile per effettuare le liberalizzazioni. Le paroline in corsivo dei precedenti punti 2 e 3 evidenziano le deroghe , i cavilli fumosi posti ad arte per rallentare nei fatti l’applicazioni pratiche delle liberalizzazioni, si rende opaco un processo che deve essere moderno e trasparente quindi giusto. Alcune domande perché 9000 abitanti? Perché le parafarmacie per avere la totalità della fascia C devono aspettare fino al 1 marzo 2013? Chi definisce l’’80% delle nuove farmacie aperte? Le collusive burocrazie regionali?

    Più limpido sarebbe stato continuare ad andare avanti sulla forma originaria del decreto salva Italia in puro stile lenzuolate:

    a) tutti i farmaci di fascia C a tutte le parafarmacie senza limiti di abitanti e immediatamente dopo una semplice comunicazione a regioni, comuni e Usl indicando il farmacista responsabile della dispensazione nel punto vendita.
    b) quorum delle farmacie a 2500 abitanti per tutti comuni

    Il governo Monti sui farmaci guarderà al futuro europeo o al fumoso passato bizantino?

    dott. Leonardo Marchitto

    direttivo MNLF (Movimento Nazionale Liberi Farmacisti)
    Coordinatore FEF-parafarmacie Regione Marche